Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Home
Gerrit van Honthorst Childhood of Christ"Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di “castissimo”.
Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso.
La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù.

La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé." (Papa Francesco, Patris corde, 7)



La castità, nel suo autentico significato, è la misura di come si ama e di come si può amare in Dio e grazie a Dio, senza appropriazione.
Non riguarda solo la sfera della genitalità ma la sfera dell'essenza stessa dell'Amore che, sempre, sempre, ma proprio sempre si nasconde perché l'altro sia.
Non è annullamento di sé ma compimento di sé nel dono di sé, per Dio, in Dio e grazie a Dio. E senza inganni deliranti, ma, piuttosto, lucidi e presenti, stimmatizzati e lieti.

"La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé"

Il sé, così tanto "dopato" nei nostri tempi, da visioni ideologiche, luccicanti, ego-riferite, piacione, desiderose di consenso, se non entra in questa logica si perde e si ingolfa, si cristallizza nella sclerocardia e diventa auto-riferito, zitello e, purtroppo, inautentico, obnubilato nella malattia che tutto divora.

Il sé tradisce il sé perché non si dona per come è stato pensato, amato, abilitato.

In certo qual modo potremmo dire che l'inferno, come stato di lontananza da Dio, voluto dall'uomo, è il rischio dell'amore sommamente casto di Dio che non obbliga nessuno nell'amore neanche a me per il quale ha sostenuto tutta intera la Passione nel Figlio perché io sia salvo, cioè desidera ardentemente che io diventi amante nell'Amore.
Egli che ha dato e dona tutto accetta persino che io rifiuti tutto, il Bene, il sommo Bene purché la mia scelta sia libera.

Qui si schiude l'Eternità e così si santifica il Nome di Dio e si fa la volontà del Padre, con un Amore che dona tutto facendosi da parte.

Giuseppe è l'icona paradigmatica dello scomparire di Dio e la sua castità, il suo essere castissimo, disappropriato è la cifra fisica dell'amore eterno di Dio che scompare perché tu sia.

Ogni educatore è chiamato qui, ogni papà ed ogni mamma e, persino, anche ogni coniuge, perché l'amore di Dio per ciascuno di noi è coniugale.

Però questo non avviene se non con fierezza dell'abbandono in Dio, perché noi siamo avidi e non ne siamo capaci, solo il Castissimo ti fa essere casto e solo il Disappropriato ti rende spoglio e libero capace di rendere liberi nella Sua libertà.

Ed è proprio lì, nel tuo fallimento, magari educativo, che può risplendere il "braccio potente di Dio", snudato dalle tue appropriazioni che cambia veramente i cuori e soprattutto li abilita, finalmente, ad amare.
Parla se devi, sostieni se puoi ma scompari soprattutto e tutto sarà donato da Colui che solo dona.


E questo martirio è appunto tale, testimonianza che Lui è il Bene, il solo Bene, il sommo Bene e il tuo dito, la tua vita, indica Lui perché il fratello sia ciò che sia e la sorella sia ciò che sia.

La castità dunque è il sostegno all'ontologia, al vero, e ricorda che tu non doni l'essere né a te né ad alcuno ma dai voce con la tua vita, per come possibile, al grido:
"guardate a Lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti" (Sl. 34,6)

PiEffe