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jurkovicIvanL’aborto nega il più basilare dei diritti, quello alla vita. Lo ha ribadito ieri l’Osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio delle Nazioni Unite e istituzioni specializzate a Ginevra, arcivescovo Ivan Jurkovič, intervenendo alla settantunesima assemblea dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dedicata all’esame della nuova strategia globale per la salute delle donne, dei bambini e degli adolescenti lanciata nel 2015.
Riprendendo le parole di Papa Francesco, l’arcivescovo Jurkovič ha ricordato che «la vita umana è sacra e inviolabile. Ogni diritto civile si basa sul riconoscimento del primo e fondamentale diritto, quello alla vita, che non è subordinato ad alcuna condizione».
Pur ritenendo condivisibili numerosi obiettivi fondamentali dell’Oms come la promozione di un servizio sanitario universale, la lotta alla violenza contro donne e i bambini, l’aggiornamento dei programmi a favore dell’infanzia per estenderli fino ai 18 anni, l’arcivescovo Jurkovič si è detto preoccupato dall’inclusione del cosiddetto aborto sicuro nelle nuove linee strategiche globali dell’organizzazione. «La Santa Sede — ha affermato — non considera l’aborto e i servizi abortivi come misure per la salute riproduttiva».
Grande preoccupazione è stata inoltre espressa circa la partecipazione dell’Oms a una piattaforma di politiche globali sull’aborto promossa da diversi dipartimenti e commissioni dell’Onu. La piattaforma, che funge da database, riassume le leggi e le politiche di ogni paese in materia di aborto con l’obiettivo, secondo l’Oms, «di promuovere una maggiore trasparenza delle leggi e delle politiche sull’aborto».
L’Osservatore permanente ha quindi ribadito che «la Santa Sede non approva alcuna forma di legislazione che dia riconoscimento legale all’aborto e si oppone fermamente a qualsiasi iniziativa da parte dell’Onu o delle sue agenzie specializzate per promuovere legislazioni nazionali che permettano di negare la vita a un bambino ancora non nato».
La Santa Sede, ha concluso il presule, «non può accettare la contraddittoria affermazione secondo cui il cosiddetto “aborto sicuro” è uno strumento per proteggere i diritti umani delle donne, quando in realtà, l’aborto nega al bambino ancora non nato il diritto più basilare: il diritto alla vita stessa».

© Osservatore Romano - 27 maggio 2018