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Ordinato vescovo da Giovanni Paolo II nel 1986 e chiamato a far parte del Collegio cardinalizio da Benedetto XVI nel 2010, il cardinale Donald William Wuerl, arcivescovo di Washington, a maggio è venuto a Roma per la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. Il giorno seguente ha accettato di incontrarmi per condividere alcune riflessioni sul nuovo beato ed esprimere il suo desiderio di rendere omaggio all'eredità di quel Papa tanto speciale.
 Come presidente del Comitato per la dottrina e membro del Comitato per l'evangelizzazione e la catechesi della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, il cardinale apprezza profondamente le intuizioni, sia come teologo sia come maestro, del compianto pontefice. "Ho sempre pensato che l'eredità di Giovanni Paolo II fosse triplice. Anzitutto vi è l'immensa eredità dell'insegnamento. La raccolta completa dei suoi scritti è più ricca di quella di qualsiasi altro Papa nella storia della Chiesa".
Poi il cardinale ha tirato fuori il suo nuovo libro, scritto in omaggio alla beatificazione, consegnandomene una copia. "Ho pensato che questo potesse essere il mio contributo silenzioso: raccogliere le riflessioni sulle sue encicliche e le sue esortazioni apostoliche, prendere quelle opere che sono estremamente profonde e provare a riscrivere qualcosa di un po' più accessibile alle persone semplici, applicarle alla vita della gente che incontro regolarmente nei banchi della chiesa". Capitolo dopo capitolo, The Gift of John Paul II: A celebration of his enduring legacy, pubblicato dall'editrice The Word Among Us Press, ci guida attraverso questi documenti, presentando il messaggio fondamentale di ciascuno di essi, senza dimenticare la forza pura del testo originale. Aprendo il libro, ho notato una prefazione del cardinale Stanis?aw Dziwisz, poi sono passata all'introduzione, dove sono descritti i primi giorni del pontificato di Giovanni Paolo II. ""Spalancate le porte a Cristo", aveva esortato. L'immagine era forte: le porte divelte dai cardini per fare entrare Cristo nei nostri cuori e nel nostro mondo". La maggior parte delle persone non aveva idea di chi fosse questo Papa polacco. Non però don Wuerl, sacerdote trentasettenne di Pittsburgh in Pennsylvania, presente in piazza quando venne annunciato il nome del nuovo Papa. Il cardinale Wuerl è forse l'ultimo prelato che ancora svolge un ministero attivo a poter raccontare di prima mano il conclave del 1978, essendo stato uno dei pochi non cardinali a esservi ammesso. "Successe che il cardinale Wright, all'epoca Prefetto della Sacra Congregazione per il Clero, fu costretto su una sedia a rotelle per problemi di salute, e io ero il suo assistente. Così ebbi il privilegio di accompagnarlo nel conclave e di rimanere con lui in quei giorni. Ho potuto farmi un'idea straordinaria di tutto il clima di devozione del conclave". Il suo ricordo più vivo di quei giorni è l'incontro con il cardinale Wojty?a, avvenuto una sera nel Cortile San Damaso. "Mi ha preso sotto braccio e mi ha detto: "dobbiamo camminare così posso far pratica con il mio inglese". E poi, due giorni dopo, è diventato Papa. È un bellissimo ricordo". Ed è stato il primo di tanti momenti speciali condivisi con lui. Il contatto personale con Giovanni Paolo II in genere viene ricordato dalle persone come un qualcosa di "straordinario". Sia nel suo libro, sia durante la nostra conversazione, il cardinale Wuerl ha sottolineato la forza della sua presenza fisica, il carisma nella sua missione per la Chiesa. "È il secondo elemento della sua eredità", ha affermato il cardinale Wuerl. "Non ha solo scritto tanto e non è stato solo un buon maestro. Il suo era davvero un ministero della presenza. Ha viaggiato in tutto il mondo. È stato visto da più gente di chiunque altro in tutta la storia dell'umanità. E ha portato il Vangelo alle persone in una maniera coinvolgente".
Il terzo elemento della sua eredità, ha proseguito il cardinale Wuerl, è la nuova evangelizzazione. "Ha compreso molto prima di tutti noi che il secolarismo stava prendendo piede e che avevamo un bisogno disperato di un nuovo risveglio nella fede, di una nuova evangelizzazione che avrebbe raggiunto le persone che pensavano di aver già ascoltato il Vangelo". Questo, secondo il cardinale, è l'impatto duraturo del nuovo beato sul mondo e, in particolare, sugli Stati Uniti. "Penso che lo Spirito Santo stesse rispondendo ai nostri bisogni prima ancora che noi sapessimo quali fossero i problemi", ha detto parlando dei fedeli negli Stati Uniti al tempo dell'elezione del Papa. "Giovanni Paolo II era già profondamente consapevole del fatto che molti dei sistemi di sostegno nella nostra cultura, nella nostra società e nella nostra fede stavano subendo un'erosione. La famiglia, il matrimonio, il senso dell'integrità personale, della vita e della dignità venivano minati da una cultura interamente concentrata sull'individuo e sull'autogratificazione. Ci ha esortati a ritornare al Vangelo: prima a rivalutarlo nella nostra vita; poi a riappropriarcene in modo profondo, personale; e solo dopo a incominciare a condividerlo con gli altri". Il cardinale Wuerl considera le vocazioni sacerdotali oggi come "parte dei frutti del ministero di Giovanni Paolo II e dell'impatto che ha avuto sul nostro paese". "Nell'arcidiocesi di Washington, per esempio, l'inaugurazione ufficiale del nostro nuovo seminario dedicato al beato Giovanni Paolo II si è svolta il 1° maggio, giorno della sua beatificazione. La ragione per la quale abbiamo aperto questo seminario è la risposta dei giovani alla chiamata di Dio, al sacerdozio, al discernimento di una vocazione, che è talmente forte da rendere necessaria una nostra casa di formazione". La nuova struttura verrà consacrata il 22 ottobre 2011, festa del beato Giovanni Paolo II e anniversario dell'inizio del suo ministero petrino nel 1978. Potrà ospitare più di trenta seminaristi della diocesi, che attualmente ne ha già 67 in formazione. Questo, secondo il cardinale, è un buon esempio dell'impatto duraturo di Giovanni Paolo II, poiché su diversi piani reca il segno del suo pontificato, dal modo in cui ha ispirato le vocazioni attraverso la sua testimonianza personale e la catechesi nei suoi scritti, fino ai documenti come la Pastores dabo vobis, che strutturano la formazione concreta che i seminaristi ricevono. È davvero appropriato che prenda il nome da chi lo ha motivato.
Prima che ci congedassimo, il cardinale Wuerl ha parlato della beatificazione e dei due pontefici, il beato Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI. "Parlavano ad altissimo livello d'impegno intellettuale. Ci scherzavamo sopra. Spesso negli incontri, ad esempio i sinodi, si potevano vedere insieme Papa Giovanni Paolo II e il cardinale Ratzinger. E la gente diceva che la ragione per la quale parlavano tra di loro era che solo loro riuscivano a capirsi l'un l'altro!". Su diversi piani c'è una continuità tra i due, con il pontificato dell'uno che costruisce su quello dell'altro. "Sono due i momenti che mi hanno lasciato un'impressione duratura. Uno è stato la bellissima omelia di Benedetto XVI, quando ha dichiarato "Giovanni Paolo II è beato!", con così tanta forza e entusiasmo. L'altro momento che mi ha fatto venire le lacrime agli occhi è stato quello della presentazione del reliquiario con la fiala del suo sangue. Era come una presenza fisica di questo Papa straordinario, che più di ogni altro nello scorso secolo ha raggiunto le persone con il Vangelo".

(©L'Osservatore Romano 29 maggio 2011)