Flavia Marcacci, professoressa di filosofia presso la Pontificia Università Lateranense, è sposa e madre di tre figli. Coniugando nella sua vita l’attività didattica e di ricerca – soprattutto inerente alla filosofia della scienza – a quella famigliare, in una continua dialettica tra ragione e fede, assieme al marito Roberto è capace di rendere ragione della bellezza e importanza della famiglia.

 

Il tempo, l’Avvento, l’attesa
 

Ognuna di quelle famiglie [nominate nella genealogia di Gesù in Mt 1,1-17]viveva nell’attesa. Aspettavano un Messia, come tutti gli ebrei che attendevano il compimento delle promesse del Signore (cfr. C.M. Martini - P. Messa, L'infinito in una culla. San Francesco e la gioia del Natale, Edizioni Porziuncola, Assisi 2009). Nel cuore dei patriarchi, e così di ogni uomo e donna della storia della salvezza, ardeva la speranza di un adempimento, il desiderio di vedere con i propri occhi la realizzazione della promessa. Quegli uomini, e quelle donne, vivevano con questa fede e con questa speranza: vivevano profondamente dentro un tempo di avvento. Che cos’è infatti l’Avvento? È anche il tempo dell’attesa. È il tempo che meglio specifica e identifica il cuore dell’uomo come un cuore luogo concepito strutturalmente per desiderare e attendere.

È questo un passaggio molto delicato e va compreso bene. Il nostro cuore spera, desidera, e, proprio perché desidera, spesso progetta. L’attesa e la trepidazione rendono vivo il cuore dell’uomo. Se eliminassimo tale dimensione dalle nostre esistenze, come saremmo? Se rinunciassimo all’aria fresca e nuova che i desideri buoni procurano, che cosa sarebbe la nostra vita? E se cancellassimo l’attesa del matrimonio a due fidanzati, del parto a una donna gravida, o dei doni di Natale a un figlio? Vivrebbero ugualmente, certo, ma di cosa e come? Non si tratta di concentrare il discorso sulle emozioni: attendere non è solo questione di emotività. Attendere è immaginare, comprendere il presente alla luce di un futuro che ci si prefigura, progettare il domani iniziando da oggi.

Volendo in qualche modo esagerare, l’attendere è una delle vene pulsanti della vita. A togliere all’uomo la percezione positiva dell’attesa hanno provveduto molti pensatori, che hanno descritto l’attendere come qualcosa di angosciante, un’attività dell’anima che porta a prefigurarsi ciò che ora non si ha e che non si potrà forse mai possedere e che, per questo, getta il non senso sul presente.

Forse anche in noi pesa inconsciamente questo vezzo intellettuale, che porta a pensare all’attesa come a una dimensione da escludere totalmente e – proprio per fuggirne le presunte conseguenze – ci spinge a un attivismo irrequieto e senza sosta. Per rimuovere l’ansia e la frustrazione di non possedere qualcosa, e per respingere l’idea insostenibile di non poter soddisfare ogni desiderio, cerchiamo di afferrare immediatamente e subito tutto il possibile.

Purtroppo di frequente viviamo l’attesa nell’angoscia: siamo spesso innervositi da quello che dovremo fare dopo o domani, invischiati in una catena interminabile di responsabilità che ci pesano, ma anche in un’insoddisfazione incessante di ciò che ora abbiamo o di ciò che oggi siamo. A questa modalità di vivere rischiano di essere particolarmente esposte le famiglie – specie le giovani coppie di sposi – quando hanno ancora molto da costruire: spesso, infatti, il lavoro per loro non è stabile, i figli piccoli, insieme alla gioia, portano anche fatica e stanchezza, i rapporti con i nuclei familiari di origine non sono stati rielaborati totalmente, la sessualità può presentare molte fragilità, l’essere donna e l’essere uomo non si integrano a pieno perché la femminilità e la mascolinità non sono completamente adulte, molte debolezze nell’affettività rendono nervosi i vissuti.

Addirittura anche le vacanze diventano solo un modo di scatenare i nervosismi: quante coppie, quando rallentano i ritmi lavorativi, si ritrovano a litigare in maniera insana (perché esiste anche un sano litigio di coppia)1 o a stupirsi di non riuscire a godere pienamente dei primi giorni di ferie. Si può persino vivere proiettandosi nel domani, aspettando di diventare chissà quando una coppia forte, capace di amarsi tanto; ma, a conti fatti, non si riesce a immaginare bene come.

 
Da: Flavia Marcacci, Il Natale degli sposi. Per una spiritualità della tenerezza, EDB, Bologna 2012, pp. 80, euro 5,00.

 

 

 
Massimo Introvigne, Il dramma dell'Europa senza Cristo. Il relativismo europeo nello scontro delle civiltà, Sugarco, Milano 2006, 192 pp., euro 16, ISBN 88-7198-513-3 Massimo Introvigne è noto per i suoi scritti scientifici in tema di sociologia e storia delle religioni, ma in questa occasione «scende in campo», parlando da cattolico a cattolici di quella crisi dell'Europa che deriva ultimamente dal suo ostinato rifiuto di riconoscere le sue radici cristiane.
 
Rodolfo Lorenzoni

Perché la bella addormentata esiste davvero, da circa duemila anni, e si chiama Chiesa Cattolica Apostolica Romana. D'altra parte è stato proprio un Papa, per la precisione Paolo VI, a dire: "Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa; è venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza". Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro non hanno fatto altro che prendere sul serio le parole di un Pontefice e agire di conseguenza, esaminando cause ed accadimenti delle difficoltà che la Chiesa sta attraversando in questo tempo. Ne è risultato un agile volume che non ha niente di pessimistico, fin dal suo sottotitolo: "Perché dopo il Vaticano II la Chiesa è entrata in crisi, perché si risveglierà". Gli autori, per loro stessa ammissione, sono infatti innamorati della Chiesa in quanto sposa di Cristo, e sanno quindi che nel corso dei secoli essa ha patito ben altri turbamenti, senza mai cedere o darsi per sconfitta. Ma che cosa vedono Gnocchi e Palmaro nella Chiesa del Terzo Millennio? Quel che vedono tutti, probabilmente. E che si evince, ad esempio, dallo sconsolato racconto di un prete: alcuni confratelli gli nascondono il crocifisso per non farglielo collocare sull'altare durante la messa. Fatto comico, se non fosse a suo modo tragico. In centinaia di parrocchie ci si esercita in chiacchiere, assemblee, comitati, adoperandosi in attività ricreative ed educative di ogni genere, ma l'unico, vero scopo di "tutta la baracca", ossia Gesù, finisce in soffitta come fosse un inutilizzabile ferrovecchio. E ciò persino in occasione della celebrazione liturgica, ovvero nel momento in cui la centralità di Cristo è in tutta evidenza un fattore irrinunciabile, costitutivo. Non è cosa da poco, e vale la pena di chiedersi: perché? "La prassi ruba la scena all'ortodossia. Concetti come 'aggiornamento' e 'segni dei tempi' diventano le nuove parole d'ordine, necessarie ad alimentare questo primato della prassi sulla dottrina. Il che comporta un capovolgimento della tradizione, secondo la quale occorre che gli uomini si adattino alle cose sacre e non le cose sacre agli uomini". Se le fondamenta non sono solide, come insegnano al primo esame del primo anno di architettura, il rischio che la casa crolli cresce pericolosamente. E forse, sembrano suggerire Gnocchi e Palmaro, sarebbe il caso che tale assunto - di carattere squisitamente logico - venisse ulteriormente chiarito anche in qualche parrocchia. "Rubare la scena" non è del resto un'espressione casuale poiché, secondo gli autori, nel processo che ha condotto al torpore della Chiesa rispetto ad alcune sue funzioni capitali, un ruolo non secondario è stato giocato dai mass media e dal loro utilizzo. Basti pensare al giorno in cui uno smaliziato operatore televisivo venne incontro al disagio di un Giovanni XXIII davanti alle telecamere e disse al Pontefice: "Santità, si inginocchi e faccia finta di pregare". La sostanza, costituita dal reale raccoglimento nella preghiera, cede qui definitivamente il passo alla rappresentazione, in cui non è importante quel che veramente è, ma solo ciò che appare. Tanto da far implodere il tutto in un grottesco e sacrilego paradosso: chiedere al Papa di rivolgersi a Dio solo per finta. "La dottrina cattolica non viene negata o abrogata, ma semplicemente soppiantata da generiche quanto vaghe e psicoanalitiche esortazioni", scrivono gli autori. Una vaghezza che ha nuociuto alla tradizione più dell'attacco diretto, infatti la dottrina è come svaporata e al suo posto sono comparsi benevoli e fatalmente impropri suggerimenti: alla fin fine puoi anche prendere la comunione senza confessarti, basta che tu "te lo senta". L'analisi di Gnocchi e Palmaro in "La Bella Addormentata" resta volutamente confinata all'interno del recinto della Chiesa, ma i travagli descritti nel libro determinano alcune importanti conseguenze sociali. Infatti un certo disordine interno produce necessariamente un atteggiamento rinunciatario nel confronto con la realtà, lì dove diverse agguerrite "agenzie di socializzazione" sono vigorosamente al loro posto per imporre la propria agenda. Succede allora che in nome del rispetto delle altre religioni - e soprattutto del totem intoccabile della "laicità" - al cattolico venga richiesto di ridurre ai minimi termini la sua stessa identità. E questo affinché siano invece gli altri a poterla esprimere nella massima completezza. Emblematico il caso di qualche tempo fa: alcuni genitori hanno protestato perché una suora (regolarmente abilitata e avente diritto per graduatoria) era stata assegnata all'insegnamento di materie letterarie in una scuola pubblica. La dirigente scolastica ha respinto le richieste dei genitori e ha osservato: "Se fosse venuta un'insegnante di altre religioni, i genitori cattolici l'avrebbero accolta con grande disponibilità; non capisco il perché di questo atteggiamento di alcuni nei confronti di suor Annalisa". Per avere risposta a questo e ad altri simili perché, la lettura del libro di Gnocchi e Palmaro è fortemente consigliata.

© www.iltempo.it - 15 dicembre 2011

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BERLINO, 28. Un incoraggiamento "ad aprire ovunque nel mondo cammini di fiducia": è quanto contenuto nel messaggio, a firma del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, che Benedetto XVI rivolge in occasione della trentaquattresima edizione del raduno europeo dei giovani della comunità ecumenica di Taizé, che si svolge da oggi 28 dicembre fino al 1° gennaio, per la prima volta a Berlino, in Germania. "Mentre siete riuniti a Berlino - si legge nel testo - con migliaia di giovani provenienti da tutt'Europa e anche dagli altri continenti, per cercare con i fratelli della comunità di Taizé di approfondire le sorgenti della fiducia, Papa Benedetto XVI si unisce a voi con la preghiera e vi incoraggia ad aprire ovunque nel mondo cammini di fiducia. L'accoglienza che ricevete, gli scambi con i giovani di numerosi Paesi, i tempi di preghiera che vi uniscono e che vi fanno superare tante barriere umane, sono per ognuno di voi una bella esperienza di fiducia!". La fiducia "non è ingenuità cieca". Questa fiducia, si puntualizza, "attinta dalla vostra fede in Cristo e dalla vita del suo Spirito Santo nei vostri cuori, vi rende più perspicaci e più disponibili per rispondere alle numerose sfide e difficoltà che gli uomini e le donne di oggi devono affrontare". Nel testo si fa poi, in conclusione, riferimento alla prossima edizione del raduno europeo dei giovani di Taizé, la trentacinquesima, annunciata per il 2012 a Roma. "Il Santo Padre vi dice la gioia che proverà nell'accogliervi il prossimo anno per il 35° incontro europeo del vostro "pellegrinaggio di fiducia sulla terra". Roma vi accoglierà calorosamente!". All'annuncio segue "la benedizione apostolica ai fratelli di Taizé, ai giovani partecipanti all'incontro di Berlino, come pure ai pastori e ai fedeli che li ospitano".
 Migliaia sono i partecipanti all'iniziativa. Un appello a rinnovare il senso di solidarietà è rivolto ai giovani da fratel Alois, priore di Taizé, nella lettera Verso una nuova solidarietà, scritta in occasione del raduno. "Se la solidarietà umana è sempre stata necessaria, ha bisogno di essere costantemente rinnovata, rinvigorita attraverso nuove espressioni. Oggi, forse come mai nella storia, è vitale che le giovani generazioni si preparino a una condivisione più equa delle risorse della terra, a una più giusta distribuzione delle ricchezze, fra i continenti, all'interno di ogni Paese". Il testo della lettera - tradotto in più di cinquanta lingue e consegnato oggi ai 30.000 partecipanti - sarà al centro delle riflessioni che accompagneranno l'incontro, ospitato alla Messegelände, centro espositivo della città. Più di 1.500 volontari hanno accolto i giovani nella struttura, dove hanno avuto luogo, oggi, le prime due preghiere comuni.
Per la prima volta, scrive fratel Alois, il raduno si svolge a Berlino, "città segnata dalle più grandi diversità, rivolta verso il futuro ma anche alla ricerca di una integrazione della dolorosa memoria del passato, città la cui popolazione ha mostrato di non lasciarsi scoraggiare da situazioni difficili". La prima visita di un fratello di Taizé a Berlino risale al 1955. Poi, da quando, nel 1961, venne costruito il muro che divideva in due la città, i membri della comunità ecumenica hanno moltiplicato i loro viaggi a Berlino Est. Lo stesso fratel Roger, fondatore di Taizé, vi si è recato nel 1986 per una tappa del "pellegrinaggio di fiducia": fu necessario - rivela il priore - chiedere alle autorità comuniste il permesso di celebrare una preghiera che si svolse poi simultaneamente in due grandi chiese, cattolica e protestante, riunendo seimila giovani della Germania dell'Est. Il permesso era stato accordato a condizione che non vi fossero partecipanti dell'Ovest. "Questo periodo è adesso superato e Berlino è un simbolo per tutti coloro che, in tutto il mondo, cercano di oltrepassare muri di separazione per diffondere la fiducia", osserva fratel Alois. Tuttavia, "affinché una nuova solidarietà fra gli esseri umani fiorisca a ogni livello, nelle famiglie, nelle comunità, nelle città e nei villaggi, fra i Paesi e i continenti, sono necessarie decisioni coraggiose. Consapevoli dei pericoli e delle sofferenze che pesano sull'umanità e sul pianeta, non vorremmo lasciarci andare alla paura e alla rassegnazione".
Nella lettera di fratel Alois si sottolinea che lo slancio verso una nuova solidarietà è possibile e "si nutre della convinzione che la storia del mondo non è determinata in anticipo". Il priore di Taizé fa l'esempio del periodo successivo alla seconda guerra mondiale, quando "un pugno di responsabili politici hanno creduto, contro ogni speranza, alla riconciliazione e hanno iniziato a costruire un'Europa solidale". E ricorda come una rivoluzione pacifica sia riuscita a modificare profondamente la situazione delle Filippine nel 1986, come il movimento popolare polacco Solidarno?? abbia preparato senza violenza una strada di libertà per molte nazioni europee, come la caduta del muro di Berlino nel 1989 fosse inimmaginabile fino a pochi anni prima. E poi il cammino democratico e lo sviluppo economico avviato in America latina, la fine dell'apartheid in Sud Africa e, più recentemente, delle violenze politiche in Irlanda del Nord e nei Paesi Baschi.
Le scosse dell'economia mondiale ci interrogano; gli equilibri geopolitici cambiano; crescono le disuguaglianze; le sicurezze del passato si rivelano oggi deboli. "Potrebbe essere questa una ragione per riflettere maggiormente sulle scelte da prendere per la nostra vita?", si domanda Alois. L'invito è a promuovere e a sostenere la fiducia fra gli esseri umani, a contare sulla fiducia in Dio, a cercare di essere "sale della terra", perché "il Cristo di comunione non è venuto per costituire i cristiani in una società isolata e separata" ma "per servire l'umanità come fermento di fiducia e di pace". Ma il sale potrebbe perdere il suo sapore, il messaggio di Cristo venire offuscato dalla divisione fra gli uomini. Occorre allora "rivificare questo messaggio di amore e di pace", liberandolo dai malintesi, facendolo risplendere nella sua originaria semplicità. E alle prove personali da affrontare nella ricerca di nuove solidarietà e vie di fiducia risponderemo - conclude fratel Alois - amando sempre di più".

(©L'Osservatore Romano 29 dicembre 2011)
 
17 marzo 1861: a Torino, in seduta straordinaria, il Parlamento subalpino proclama la nascita del Regno d’Italia, a compimento di un ciclo di vicende che dai moti costituzionali nei decenni della Restaurazione postnapoleonica, giunge alla conquista garibaldino-piemontese della Sicilia e del Mezzogiorno, con l’appoggio decisivo della Gran Bretagna.
 
Lina Callegari, laureata in filosofia, è dottore di ricerca in Antropologia filosofica con una tesi a titolo Newman e l’universo romantico: il ruolo dell’immaginazione nella costruzione della certezza di fede. Vive a Fidenza (PR) e insegna storia e filosofia negli istituti superiori. Ha pubblicato Newman, la fede e le sue ragioni (Paoline, 2001), Enzo Bertani, la mia vita a fianco di san Pio da Pietrelcina (Edizioni San Paolo, 2008) e curato la traduzione dall’inglese del saggio di Michael Paul Gallagher Dive Deeper. The human poetry of faith con il titolo La poesia umana della fede (Paoline, 2004).
 
L'autore, docente di Lettere nella Scuola Superiore, attraverso un lungo viaggio critico, letterario, filosofico e di approfondimento religioso, che parte dall'antichità greco-romana per arrivare ai nostri giorni,conduce il lettore, come Virgilio e Beatrice fecero con Dante, alla scoperta del valore universale e fondante del Messaggio Cristiano, per sostenere la tesi che i Pilastri della Fede Cattolica esistevano già prima della venuta di Cristo e dimostrarne l'attualità attraverso una lettura profonda di autori vari e di generi letterari diversi tra loro.
Si parte dall'esaminare i concetti di Peccato,di Amore, di Male e Bene, di Libertà, di Inferno, Purgatorio e Paradiso, secondo gli antichi, per poter comprendere ancora meglio, non solo,come il Cristianesimo abbia rappresentato una grande rivoluzione nella storia dell'Umanità,ma anche,in un continuo confronto critico testuale. Le analogie, dunque, tra autori molto differenti tra loro, per matrice culturale e periodi storici, quali Omero, Cicerone, Cavalcanti, Shakespeare, Dostoevskij, Manzoni, Pirandello, Montale o i grandi Mistici come S.Tommaso, S.Teresa d'Avila, Suor Faustina Kowalska fino a Don Giussani, Madre Teresa di Calcutta e gli scritti di Papa Giovanni Paolo II e di Papa Benedetto XVI, sono il "fil rouge" che conferma come Dio, Cristo siano Centro e Periferia del Creato e dell'Uomo.
Gli approfondimenti tematici, quali aborto, sessualità, educazione dei figli e professionalità, infine, invitano ad una revisione e correzione dei valori e dei comportamenti attualmente più diffusi,per ribadire con convinzione che l'Uomo deve testimoniare sempre che è:"Amor che move il Sole e l'altre stelle".
Un viaggio intenso e profondo nell'Universalità ed Eternità del Cristianesimo verso una conversione o una interessante informazione/formazione di aggiornamento.


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L'autore
Giovanni Fighera
Giovanni Fighera (1971), laureato in Lettere moderne, ha conseguito una specializzazione e due perfezionamenti nell’àmbito della letteratura e della linguistica. Insegna Italiano e Latino in un Liceo classico e scientifico di Milano, dove collabora anche con l’Università degli Studi nell’Istituto di Filologia moderna.


 
Già dall’Indice si vede quanto questo libro copra i principali argomenti sensibili della “leggenda nera”: 1) Nessun sepolcro vuoto?; 2) Giuda Iscariota; 3) Maria Maddalena; 4) Qumran; 5) Le lettere di Gesù; 6) Figlio di Dio?; 7) Il primo papa; 8) Lo scisma; 9) La papessa Giovanna; 10) Le crociate; 11) I catari; 12) Il Santo Graal; 13) I templari; 14) L’Inquisizione; 15) La caccia alle streghe; 16) Giordano Bruno; 17) Galileo Galilei; 18) Infallibile?; 19) Il papa di Hitler?; 20) In nome di Dio?.
 
Leggere tutte assieme le cronache e le fonti che partono dal Referendum sulla Procreazione Assistita ad oggi fa un certo effetto.
Luca Volontè ha fatto un ottimo lavoro.
Un pamphlet formativo per tutti coloro che si dedicano alla catechesi, in special modo sulla dottrina sociale della Chiesa e per coloro che intraprendono la carriera politica e si professano cattolici.
La difesa sentita e appassionata davanti ai reiterati attacchi a Cristo, alla Chiesa, al buon senso, alla morale naturale, in questi anni, rende la nostra realtà il romanzo più appassionante e formativo.
Se non possiamo sostenere una "strategia" anticattolica di un solo gruppo (o di più gruppi in cordata) il credente sa che il nemico dell'uomo è sempre in agguato e usa gli strumenti a suoi più cari per portare avanti la "sacra inquisizione" laicista: l'ideologia e il rumore.
Più l'ideologia è scimmiottatura del cristianesimo e più è efficace e sinuosa.
Più il rumore viene fatto davanti ad un argomento strumentalizzato e più convince le masse.
E' dai tempi della condanna di Gesù che le masse vengono strumentalizzate per uccidere l'innocente: più facciamo rumore più abbiamo ragione, sembrano dire.
Eppure è proprio nel silenzio della testimonianza e del martirio o nella professione schietta e disarmata della fede che si è fondata la civiltà moderna.
Solo sul cammino nella Verità l'uomo si umanizza altrimenti si perde.

Da leggere e tenere come archivio stampa ma anche come cartina tornasole per leggere i fatti odierni che mettono sotto accusa la Chiesa, il Papa e i cattolici.

Edito da Aliberti
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http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-volonte_luca/sku-12426890/furore_giacobino_.htm

Qui il sito dell'autore
http://www.luca-volonte.it/
 
Dal sito Totustuus.it - «Non sono uno storico esperto, e non esaminerò le evidenze storiche per i miracoli cristiani. Il mio compito è mettere i miei lettori nelle condizioni di farlo. Non serve a nulla rivolgersi ai testi se prima non ci si è fatti un'idea sulla possibilità, o sulla probabilità, del miracoloso. Coloro che danno per scontato che i miracoli non esistono, sprecano semplicemente il loro tempo cercando prove nei libri: sappiamo in anticipo quali saranno i risultati delle loro ricerche, perché hanno cominciato scongiurando la vera domanda.» 
Clive Staple Lewis


 
  Massimo Bolognino 
Salvifica bellezza Sulle tracce della spiritualità filocalica dell'Oriente cristiano Collana «Spiritualità dove, come, quando» 29 - formato cm 14 x 20,5 - brossura 
128 pagg. - 2010 - euro 10,00 - ISBN 978-88-7402-546-6 
La Filocalia, letteralmente "amore della bellezza", è il breviario ascetico e mistico della Chiesa d'Oriente e racchiude un patrimonio spirituale di grande valore per tutta l'umanità. Guidati dagli scritti dei Padri in essa contenuti e da voci di teologi e mistici - ortodossi e non solo - ci proponiamo di interrogarci sul valore salvifico della Bellezza come volto di Dio. La bellezza divina è un nome dimenticato, frainteso, più spesso sfigurato da caricature mondane. Attraverso l'itinerario spirituale qui proposto cercheremo di farne emergere i tratti luminosi che trovano in Cristo il punto focale e nell'uomo, restituito alla sua originaria dignità di "essere chiamato a diventare dio", il compimento.
Massimo Bolognino (Torino, 1963) dopo gli studi classici si è dedicato all'approfondimento della mistica e della spiritualità, particolarmente dell'Oriente cristiano. Collabora a riviste specialistiche con testi sul rapporto tra estetica e teologia, sul dialogo interreligioso e su figure della teologia ortodossa quali Pavel Florenskji. Ha curato l'introduzione al volume sulla spiritualità cristiana orientale Attualità del Simbolo dell'archimandrita Silvano Livi (Franco Angeli, 2001) e tiene conferenze sui temi della mistica e della spiritualità cristiana orientale.

 
Cercavamo un testo agile, valido e sintetico per formare i gruppi liturgici parrocchiali e questo testo di Mons. Gandini centra l'obiettivo e risponde a questa esigenza.
Un testo che consigliamo a tutti i parroci e a coloro che sono chiamati a formare gli animatori liturgici. 
Un testo che mantiene il rigore, la bellezza della liturgia e la fruibilità pastorale in un linguaggio accessibile.

Gesto e parola, canto e musica, spazio e tempo, luce e colore, abito e suppellettile, movimento e quiete, tutti i codici della comunicazione umana concorrono a dire il mistero dell'incontro di Dio con l'uomo nel gioco della liturgia e, come tali, necessitano di essere appresi in un lento ma costan-te corpo a corpo con i testi, i riti e le norme delle varie celebrazioni. Allo scopo vengono incontro queste pagine, frutto della paziente e intelligente mistagogia esercitata da mons. Alessandro Gandini, parroco della basilica di San Babila in Milano. Con un linguaggio volutamente semplice, dal quale però traspare la grande competenza maturata nello studio, nell'insegnamento e nel lungo ser-vizio diocesano, l'autore prende per mano il lettore e lo porta a famigliarizzare con l'azione liturgi-ca e con i suoi presupposti di natura di volta in volta teologica, antropologica, storica e spirituale (pp. 224).
 
È stato Dio a creare l’uomo o è stato l’uomo a creare Dio? Dio è soltanto il prodotto di un desiderio universale, o l’uomo ne ha intuito la reale presenza? Perché alcune religioni si somigliano? Perché molte rivelazioni avvennero nello stesso periodo? Perché uno stesso Dio avrebbe parlato in modo differente a popoli diversi? Qual è, in tutto ciò, il posto del cristianesimo? È con questi grandi interrogativi che Rodney Stark – il più illustre sociologo delle religioni – si confronta in questo libro. La storia delle religioni dimostra che c’è stata una evoluzione nella concezione di Dio: gli uomini sembrano adottare quelle immagini di Dio (o degli Dei) che forniscono loro di volta in volta maggiore appagamento, sia spirituale che materiale. Innanzitutto, preferiscono Dei personali a essenze divine prive di consapevolezza. Poi, tendono ad ampliare i poteri di questi Dei, dapprima circoscritti, verso il Dio assoluto, onnipotente e soprattutto etico del monoteismo – rendendo via via più complesse anche le teologie relative. Inoltre gli uomini preferiscono un Dio razionale e amorevole, perché esseri supremi irrazionali e indifferenti non favoriscono lo sviluppo della civiltà. Attraverso un’analisi di ampio respiro – dalla fede degli uomini primitivi alle religioni delle prime civiltà (sumeri, egizi, greci, popoli mesoamericani), dal «mercato» religioso relativamente aperto di Roma ai primi monoteismi (zoroastrismo, ebraismo e cristianesimo), fino alla spiritualità «atea» dell’Estremo Oriente e all’Islam – Stark ha raccolto una ricchissima messe di dati e propone una serie di riflessioni come sempre stimolanti e intelligentemente provocatorie, che sfatano ancora una volta il pregiudizio antireligioso della nostra epoca.

La sezione riguardante il cristianesimo è particolarmente accurata e apre alla lettura corretta meta sociologica. il Cristianesimo ha degli aspetti umanamente inspiegabili, storicamente verificati che lasciano intravedere il mistero: il perché Dio ha scelto di rivelarsi in Cristo.

Un testo importante da accompagnare a quello di Rino Cammilleri che abbiamo già trattato, e che con esso, potrebbe fornire materiale didattico ad uno studio scolastico e, in altro contesto, ad un cammino catechetico per adulti.

Edito da Lindau è in vendita anche online qui
 
Partendo da una lettura attenta dei dinamismi di crescita della maturità umana su cui si innesta il programma di formazione integrale del candidato al ministero presbiterale, la raccolta di scritti del Servo di Dio Alvaro del Portillo, tocca i nodi salienti ed ineludibili dell'Ascetica Sacerdotale, a partire da quanto delineato nel decreto "Presbyterorum ordinis" del Vaticano II.

I sette agili capitoli che compongono il volume delineano un fecondo itinerario spirituale offerto soprattutto ai presbiteri per verificare l'autenticità dell'esperienza vocazionale alla luce di una dottrina tradizionaòe che non perde di vista i tratti specifici dell'identità presbiterale: l'ontologica partecipazione al Sacerdozio di Cristo e la conformazione a Lui, pastore e capo, nell'esercizio del ministero animato dalla Carità Pastorale.

Il libro costituisce un prezioso contributo per vivere con impegno l'Anno Sacerdotale voluto da Benedetto XVI.


Edito da Ares, disponibile anche on line qui
 
Ci ha colpito piacevolmente questo studio di Angela Pellicciari.
Uno studio severo che non è revisionismo ma narrazione dei fatti accaduti e per opportunismo celati:
"nella storia, ogni volta che il potere è tentato di credere nella propria onnipotenza si serve della "ragione" per scovare le astuzie adatte a giustificare le pretese... Qual è l'astuzia in questo caso dalla ragione al principe di turno?
Principe che non vuole tanto separare la Chiesa dallo stato, quanto la Chiesa dal diritto di proprietà sui suoi beni e il Papa dal potere temporale, per impadronirsi degli uni e dell'altro... si nega così alla Chiesa il diritto alla materialità, vale a dire alla proprietà, al possesso di un corpo visibile: le si nega la vita"
Questo ritornello ricorre spesso anche nei tempi moderni in cui alcuni politici vogliono zittire la Chiesa auspicando, erroneamente, che essa "torni ad occuparsi delle cose di Dio"... come se il destino dell'uomo e del suo essere nella storia non fosse un compito ed un incarico che la Chiesa ha avuto dal Suo Signore e Creatore.
Costoro, ubriachi della propria motivazione "spiritualizzata", sono convinti alla fine di servire la Chiesa ma in realtà servono solo i propri meschini (e in definitiva piccoli) giochi e desideri di potere.
I veri nemici, ieri come oggi, non sono solo i liberali, lontani dalla Chiesa e legati alla massoneria, ma anche i "cattolici" che, con la scusa del "separatismo", non solo vogliono negare alla Chiesa di pronunciare una parola forte nel campo etico e sociale ma esse stessi vivono, ed esortano a vivere, politicamente e socialmente, come se Cristo non ci fosse e come se la Chiesa non avesse diritto, non solo alla proprietà privata, ma anche al suo ministero di illuminare le coscienze.
Alla peggio, pur riconoscendo il diritto alla Chiesa di "parlare" ne relativizzano l'illuminazione mettendo la sua voce come una fra le tante.
Spesso, dunque, i veri nemici non sono i lontani dalla Chiesa ma proprio i suoi figli che, esenti da una continua evangelizzazione e da una retta coscienza - interpretando erroneamente il date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che di Dio - fanno male il proprio cammino di cristiani e male il mestiere di politici e di amministratori del bene pubblico.

Questo libro non solo illumina le vicende risorgimentali ma anche la storia attuale dai pericoli che inquinano politicamente l'Italia e la sua vera unità nel bene comune.
Il delitto compiuto nei confronti della Chiesa in quegli anni, dai lontani e dai vicini, si ripete sovente con la scusa, totalmente erronea, di farle un servizio.
L'errore e il comportamento che nega l'incarnazione permane... cambia solo vestito e si adatta alle epoche.
 
Abbiamo letto d'un fiato quest'ultima fatica di Rino Cammilleri.
Tra i libri che abbiamo letto di questo nostro caro apologeta contemporaneo ci sembra il migliore.
Il più incisivo, il più organico e scorrevole. La formula utilizzata a mo' di lettera confindenziale "Caro Teofilo..." ci sembra veramente azzeccata.

Qualcuno ha proposto di utilizzare questo testo come itinerario esplicativo delle religioni nelle scuole. Chi lo ha proposto non ha torto.
Tuttavia il testo è adatto, secondo noi, anche per un itinerario catechetico dei ragazzi. Ma anche come applicazione pastorale per un inizio di approfondimento per la catechesi degli adulti.
Un testo dunque che si presta a diversi ambiti sia "laici" come la scuola, sia prettamente pastorali.

Nella conclusione abbiamo apprezzato molto la citazione di un episodio personale con la preghiera del "cieco di Gerico": "Signore, che io veda!".
Infatti tutti abbiamo bisogno di vedere, costantemente e meglio.
Questo testo aiuta a predisporre umanamente all'illuminazione della Grazia con un cammino apologetico semplice e diretto.
Se qualcuno non avesse fatto ancora un regalo sapiente per Natale, ne approfitti. Ne vale davvero la pena.

Edito da Lindau, Acquistabile anche Online qui
 
René Guitton, Il principe di Dio. Sulle tracce di Abramo, Milano 2009, Collana "Il segno e le lettere" del Dipartimento di Studi comparati dell'Università degli Studi G. d'Annunzio (ed. originaria: Le Prince de Dieu. Sur les traces d'Abraham, Paris, Flammarion, 2006).  
 
Il primo religioso tedesco a finire in un lager fu il gesuita Josef Spieker. In una predica a Colonia, nel 1934, aveva esclamato: «La Germania ha un solo Führer ed è Cristo!». Il primo a essere eliminato dai nazisti fu monsignor Bernhard Lichtenberg, arciprete della cattedrale di Berlino: aveva pregato assieme a un gruppo di ebrei. Non fu che l’inizio di una sfida senza equivoci che si concluse con il sacrificio di quattromila sacerdoti e religiosi cattolici. Alla guida di questa eroica impresa, due grandi pontefici: Pio XI e Pio XII. Il presente libro racconta la vera storia dei rapporti tra la Chiesa e il Nazismo chiudendo definitivamente la disputa sui presunti silenzi di Pio XII, il papa che Reinhard Heydrich – il promotore della «soluzione finale del problema ebraico» – in un rapporto segreto definì «schierato a favore degli ebrei, nemico mortale della Germania e complice delle potenze occidentali». Sono molte le vicende puntualmente ricostruite da Luciano Garibaldi in queste pagine avvincenti: a cominciare dalla testimonianza del generale Karl Wolff, il comandante delle SS in Italia, che ricevette da Hitler l’ordine di arrestare Pio XII e trasferirlo nel Liechtenstein, ma riuscì, in maniera romanzesca, a vanificare quel progetto, meritandosi l’assoluzione a Norimberga. E poi i due enigmi che ancora accompagnano Claus Von Stauffenberg, l’ufficiale che il 20 luglio 1944 tentò di uccidere il Führer: se cioè sia vero che il colonnello, fervente cattolico, prima di collocare la bomba si confessò dal vescovo di Berlino, ne ottenne l’assoluzione e si comunicò; e se si possa affermare che il Vaticano fu preventivamente informato dell’Operazione Valchiria. E ancora: la fiera opposizione del vescovo Clemens Von Galen, il «leone di Münster», la rivolta ideale di Sophie Scholl e dei suoi compagni della «Rosa Bianca», la resistenza delle donne tedesche che si batterono per la fede e la carità contro l’antisemitismo nazista, la leale difesa compiuta da non pochi ebrei, anche famosi, di Pio XII, un papa ingiustamente diffamato; e infine, per una informazione completa e obiettiva, la storia di sacerdoti e monsignori che si schierarono a fianco di Hitler.
 

Si dice che, dopo la Bibbia, l'opera la saga del Signore degli Anelli sia il libro più letto del XX secolo, un'opera che ha attratto persone di tutte le età e di tutte le fedi, in un ampio spettro che va dagli hippies ai tradizionalisti, dai cristiani ai neopagani... Eppure, anche se ancora molti dei lettori non è consapevole di questo aspetto, il suo autore, J.R.R. Tolkien, era un devoto cattolico romano.

Nato nel 1892 in Sud Africa, dove visse fino all'età di tre anni; quindi la madre Mabel portò lui e il fratello nella campagna inglese per motivi di salute. Il padre morì prima della riunione familiare e la madre si convertì al cattolicesimo nel 1900, venendo isolata dal resto della famiglia, costituita da anglicani, battisti e unitariani, e ridotta in povertà. Fu costretta a trasferirsi dalla campagna alla città, dove fu accolta sotto l'ala protettrice di padre Francis Morgan, della Confederazione dell'Oratorio di san Filippo Neri a Birmingham (una comunità religiosa il cui ramo inglese era stato fondato da John Henry Newman cinquant'anni prima). Fu padre Morgan che l'aiutò a prendersi cura della famiglia e le fece da guida spirituale, divenendo tutore del ragazzo alla morte di Mabel per diabete, consumata dalla povertà in cui la famiglia l'aveva lasciata dopo la sua conversione al cattolicesimo
 
FESTEGGIARE L'UNITA' D'ITALIA RICONOSCENDO L'INVASIONE MILITARE DELLE DUE SICILIE.
  Non si può festeggiare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia senza riconoscere l'altra Storia del Risorgimento come l'invasione e la conquista del Regno delle Due Sicilie nel 1860, prima dalla farsa epopea dei mille di Garibaldi e poi dall'esercito piemontese, con 120 mila uomini al comando del generale Cialdini.  Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi andando alla festa dei giovani del PdL li ha caldamente esortati a leggere due libri, Risorgimento da riscrivere di Angela Pellicciari e Le grandi menzogne della storia contemporanea di Sandro Fontana, il premier ha detto che occorre correggere ciò che è stato scritto erroneamente sulla nostra storia. E se il libro della Pellicciari è stato provocatoriamente definito, da Chiarini su Il Riformista il manifesto dell'anti-Risorgimento, senza troppo enfatizzare, significa che finalmente anche un capo di governo italiano prende atto che bisogna raccontare la vera Storia del Risorgimento, che non è quella mitologica raccontata nelle nostre scuole.
 
Un testo fondamentale per capire l'ecclesiologia Petrina di Benedetto XVI, la sua visione ecumenica e la dimensione politica. Un "must".
Edito dalle Edizioni Paoline è disponbile qui

Riportiamo un breve testo della pars che tratta l'ecumenismo.
"Stimatissimo e caro signor collega Seckler! Lei mi ha invitato a tracciare per la Theologische Quartalschrift un quadro di ciò che io penso a riguardo dei progressi dell'ecumenismo. Non mi è facile rispondere a una domanda così enorme a causa del tempo purtroppo limitato. Lo farò ma ovviamente in maniera lacunosa e insufficiente. D'altra parte io vedo sempre più chiaramente che abbiamo bisogno di propositi nuovi sul tema delle prospettive ecumeniche e, nonostante tutti i ripensamenti, non vorrei dir di no al Suo invito.    
 
Enrico Demme, "A scuola dall'anticristo. Il disastro educativo nella primaria di stato", Pallotta editore - 2009 - pp. 126 - € 12,00

Quaranta gradini di ardesia, la roccia nera di cui sono fatte le lavagne, conducono nell'abitazione del maestro elementare Enrico Demme. Salita Oregina a Genova, un'erta acciottolata dove le auto non passano. L'alloggio, dignitosissimo nella sua modestia, ha più dell'aula che della casa: Miriam, 10 anni, Maria Pia, 8, Benedetta, 5, Samuele, 4 mesi, lo riempiono del loro vociare. «Siamo ufficialmente famiglia numerosa, ce l'hanno scritto anche sulle carte», informa allegro il capotribù, sposato dal 1996 con Cristina, mite impiegata di banca armata solo di sorriso e pazienza.

Averne di maestri così, a meno di 1.400 euro al mese. Peccato che questo docente di scuola primaria - ma lui preferisce la vecchia dizione - si sia messo in testa un'idea davvero balzana, di questi tempi: crede che i suoi figli, e i suoi alunni, e i suoi simili, insomma gli uomini in generale, siano fatti a immagine e somiglianza di Dio, anziché delle scimmie. Cioè siano frutto della creazione, non dell'evoluzione. E, quel che è peggio, s'è pure messo a insegnarlo a scuola. Non l'ha spacciata come verità di fede. Ha solo esposto una teoria: la vita come esito di un Progetto intelligente anziché del Caso.