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Una riflessione sul Cantico di san Francesco apre la quattordicesima congregazione generale. La lode restituisce a Dio la creazione

arcobaleno alleanza di dioIl progetto del documento finale del Sinodo dei vescovi per l’Amazzonia è stato presentato ai 184 padri che hanno preso parte alla quattordicesima congregazione generale, svoltasi nella mattina di lunedì 21 ottobre, alla presenza del Papa.
Dopo la recita dell’ora terza — durante la quale l’arcivescovo peruviano di Trujillo, monsignor Héctor Miguel Cabrejos Vidarte, ha tenuto l’omelia che pubblichiamo di seguito in una traduzione italiana — il cardinale Cláudio Hummes, relatore generale, ha illustrato all’assemblea riunita nell’Aula del Sinodo il testo del progetto, leggendone alcuni passaggi. Subito dopo ha preso la parola uno degli invitati speciali (che nei giorni scorsi non aveva potuto pronunciare il suo intervento) per ribadire l’importanza dell’ecologia integrale e l’urgenza di preservare la foresta amazzonica per salvaguardare la vita dell’intero pianeta.
Successivamente i padri sono tornati a riunirsi nei circoli minori per l’elaborazione dei modi collettivi, ossia degli emendamenti alla bozza del documento, che andranno presentati alla Segreteria del Sinodo entro martedì sera. Da mercoledì mattina il relatore generale e i segretari speciali, con l’aiuto degli esperti, li inseriranno nel testo, che sarà rivisto e approvato dalla Commissione per la redazione del documento finale nel pomeriggio di giovedì 24. Al briefing quotidiano tenutosi in tarda mattinata nella Sala stampa della Santa Sede sono poi intervenuti il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e presidente della Conferenza episcopale austriaca; il vescovo Domenico Pompili, di Rieti (Italia); padre Dario Bossi, superiore provinciale dei missionari comboniani in Brasile, membro della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) e della Rete Iglesias y Minería; e la brasiliana Marcivana Rodrigues Paiva, rappresentante del Gruppo etnico sateré mawé.
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“Benedite il Signore, voi tutte opere sue” (Salmo 103, 22).
Papa Francesco sceglie come inizio della sua enciclica Laudato si’ la poesia del Cantico di frate sole. E il Papa ha anche affidato a san Francesco questo sinodo, nei giardini vaticani, il 4 ottobre.
Perciò mi permetto d’invitarvi a percorrere un tratto del cammino spirituale di san Francesco.
San Francesco compone il Cantico dopo una notte trascorsa tra gli spasmi, provocati da un lato da un cancro alle ossa, che in pochi mesi lo porterà alla morte, dall’altro dalla sofferenza che alcuni dei fratelli che Dio gli ha dato gli hanno causato.
Nasce allora dal suo cuore l’altra grande preghiera di lode: Tu sei tenerezza, Tu sei bontà, Tu sei tutta la nostra gioia, Ammirevole, Altissimo Buon Signore...
Francesco sostituisce la bellezza medievale, riservata solo ai potenti, con la bellezza degli ultimi, nel toccare e baciare il lebbroso. Questa preghiera, composta sul monte della Verna, ci dice che il Dio di Francesco non è più un Dio guerriero, ma il Dio sofferente, il Dio che patisce e compatisce il dolore dell’essere umano, ferito dalla mortalità.
Inebriato dall’incontro con il Dio della tenerezza, Francesco è pronto a lodare il Signore in ogni tempo. Non ci sono nubi che possano oscurare la dignità della persona, prodigio di Dio; non ci sono nubi che offuschino il valore della vita, meraviglia di Dio; o nubi che minaccino il dono dei fratelli, che il perdono può far risplendere. Sì, perché per Francesco la bellezza non è una questione di estetica, ma di amore, di fraternità a ogni costo, di grazie a ogni costo. «Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo». Tu sei bellezza!
Conoscere il Bene Sommo, riconoscerne i benefici e restituire al Bene Sommo la lode (conoscere, riconoscere e restituire) sono i verbi che marcano il ritmo del cammino spirituale di san Francesco d’Assisi. Il Dio conosciuto da Francesco è il tutto: Dio mio e mio tutto. Deus et Omnia, viene ripetuto da Francesco nelle Lodi di Dio Altissimo, Dio «tutto in tutti» (1 Corinzi 15, 28).
L’esperienza della totalità di Dio, della sua bontà in tutto, in tutte le cose, rappresenta l’ampiezza e l’estensione della sua visione della realtà, che non può che includere tutto in Dio e Dio in tutte le creature: in ogni opera loda il Creatore. Tutto ciò che trova nelle creature lo riferisce al Creatore. Esulta di gioia in tutte le opere uscite dalle mani del Signore e, attraverso questa visione gioiosa, intuisce la causa e la ragione che le vivifica.
Nelle cose belle riconosce la Bellezza Somma, e da tutto ciò che per Francesco è buono sale il grido: «Chi ci ha creati è infinitamente buono!». Attraverso le orme impresse dal Bene Sommo nella natura, san Francesco segue ovunque l’Amato e fa di ogni cosa una scala per giungere al suo trono. Abbraccia tutti gli esseri creati con un amore e una devozione mai uditi prima, parlando loro del Signore ed esortandoli alla sua lode. Così Francesco diventa l’inventore del sentimento medievale verso la natura.
Avendo riconosciuto Dio in tutte le cose, Francesco si sente portato alla restituzione. Al Creatore si dà la gloria che gli corrisponde quale artefice della bellezza. La lode rappresenta così il movimento di restituzione.
Se per san Francesco il peccato è appropriazione non solo della volontà ma anche delle cose buone che il Signore opera nell’essere umano, la lode, al contrario, è restituzione. L’essere umano non può lodare Dio come si conviene, dato che con il peccato ha ferito la sua filiazione.
La lode a Dio, colui al quale veramente corrisponde, non potrebbe essere elevata in modo adeguato dall’uomo se le creature non venissero in suo soccorso, poiché l’essere umano, a causa del peccato, non è degno di nominarlo.
San Francesco chiarisce dicendo che le creature, che sono sue sorelle, «servono, conoscono e obbediscono al loro Creatore meglio di te», perché sono le uniche ad avere eloquenza, autenticità di parola e bellezza di espressione: l’essere umano è tale solo se riconosce la propria semplicità. Se nella Regola di san Francesco l’indegnità dell’essere umano peccatore è soccorsa dal Figlio di Dio, nel Cantico le creature svolgono il ruolo di mediazione per lodare Dio. Così le creature dell’universo riempiono il vuoto di un essere umano sprovvisto, a causa del peccato, di una voce degna di lodare il Creatore «come a lui piace».
Francesco allude al Salmo 103, 22: «Benedite il Signore, voi tutte opere sue», a Daniele 3, 57 e al Salmo 19, 1: «I cieli raccontano la gloria di Dio». Anche gli aggettivi — bello, raggiante, chiaro, prezioso — esprimono le qualità divine che fanno sì che le creature siano atte ad aiutare l’uomo che, avendo peccato, è incapace di una lode degna.
Le lodi del Signore fatte da San Francesco e che cominciano con «Altissimo Onnipotente, Buon Signore», le ha intitolate Cantico di Frate Sole, che è la creatura più bella. Al mattino, quando sorge il sole, ogni uomo dovrebbe lodare Dio, che ha creato quell’astro, attraverso il quale i nostri occhi sono illuminati durante il giorno. E la sera, quando scende la notte, ogni uomo dovrebbe lodare Dio per quell’altra creatura: frate Focu, attraverso il quale i nostri occhi sono illuminati durante la notte.
Dice ancora: «Siamo tutti come ciechi, e il Signore c’illumina gli occhi per mezzo di queste due creature. Per esse e per le altre creature di cui ogni giorno ci serviamo, dobbiamo sempre lodare il Creatore glorioso».
San Francesco scopre in Dio il posto della Creazione, restituisce la Creazione a Dio, vede Dio in tutte le cose e per questo osa chiamarle sorelle. Lui è il fratello universale (cfr. Laudato si’, n. 11) perché vede in Dio non solo il Padre di tutti, ma anche il Padre di tutte le cose.
Perciò canta: «Tu sei santo, Signore solo Dio, che compi meraviglie. / Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo, / Tu sei onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra. / Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi, / Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, / Signore Dio vivo e vero. / Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza, / Tu sei umiltà, Tu sei pazienza, / Tu sei bellezza».

  © Osservatore Romano - 21-22 ottobre 2019