Suor Maria Lanceata, misericordiosa con le inferme L’esperienza mistica rafforza l’amore verso il prossimo

sr Maria Lanceata MorelliA cura di P. Pietro Messa, ofm

La serva di Dio suor Maria Lanceata nacque in una frazione di Avigliano Umbro il 6 gennaio 1704 e nel 1717 entrò nel monastero delle clarisse di Montecastrilli dove morì il 26 agosto 1762. A pochi anni di distanza, nel 1784, fu publicata la
Vita della Serva di Dio Suor Maria Lanceata Morelli scritta da frate Michele da Papigno il quale narra come l’esperienza mistica da lei vissuta la rafforzò nell’amore verso il prossimo.

Basta che l’amor di Dio regni in un’anima, che l’amor del prossimo ne viene in conseguenza. Come l’effetto procede dalla sua causa, il rivo dal suo fonte, così l’amore del prossimo da quello, che si ha verso Dio. […] Ma il campo più vasto, più ubertoso in cui spiccò a maraviglia la carità della serva di Dio, furono certamente le inferme. Fecesi un preciso dovere, l’adempiere appuntino giusto su questo particolare la sua santa Regola le imponeva. Laonde, ogni volta, che cadeva malata qualche sorella, con pietoso affetto qual’ madre verso del proprio figlio, si doleva, compativa il di lei male: l’animava alla pazienza, la confortava in tutti i suoi bisogni. Ed in tutte le visite la confolava non poco; sembrava per così dire, non avessero le inferme alcuno incomodo, quando essa si trovava presente. […] Tutta se stessa impegava di giorno, e di notte, anche ne’ servigi più fastidiosi soliti farsi da una conversa, purché le riuscisse di recare sollievo alle inferme, ed alle infermiere, a null’altro badava. Potevamo star’ riposate (dice l’abbadessa Totti) quando assisteva all’inferma suor Maria Lanceata, benché fossero state più in un tempo, non si sgomentava. Indefessa in loro solievo, spendeva le intiere nottate senza dormire. Eguale sempre con tutte, tutte erano contente, e soddisfatte del suo servizio. S’insinuava sì bene ne’ loro bisogni, che ancora senza alcun’ cenno capiva le rispettive indigenze di ciascuna, le compiaceva se utili, le preparava con tutta carità i cibi giovevoli. Iddio la dotò di una grazia particolare verso le inferme, di una sufficiente robustezza a resistere, di una sofferenza, e pazienza inalterabile. Passò parecchi anni a dormire nella stanza della madre abbadessa in soccorso delle sue gravosi abituali infermità.

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