Omelie quotidiane Santo Padre

Omelia Santa Marta 29 aprile 2020 - L'inganno tra bugia e verità

santa marta altareNostra trascrizione

Nella prima Lettera di San Giovanni apostolo ci sono tanti contrasti: fra luce e tenebre, tra bugia e verità, tra peccato e innocenza. Ma sempre l’apostolo chiama alla concretezza, alla verità, e ci dice che non possiamo essere in comunione con Gesù e camminare nelle tenebre, perché Lui è luce. O una cosa o l’altra: il grigio è peggio ancora, perché il grigio ti fa credere che tu cammini nella luce, perché non sei nelle tenebre e questo ti tranquillizza. È molto traditore, il grigio. O una cosa o l’altra.

Va anche avanti, l’apostolo: “Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è con noi”, perché tutti abbiamo peccato, tutti siamo peccatori. E qui c’è una cosa che ci può ingannare: dire “tutti siamo peccatori”, come chi dice “buongiorno”, “buona giornata”, una cosa abituale, anche una cosa sociale, e così non abbiamo una vera coscienza del peccato.
No: io sono peccatore per questo, questo, questo. La concretezza.
La concretezza della verità: la verità è sempre concreta; le bugie sono eteree, sono come l’aria, tu non puoi prenderla. La verità è concreta. E tu non puoi andare a confessare i tuoi peccati in modo astratto: “Sì, io … sì, una volta ho perso la pazienza, un’altra …”, e cose astratte. “Sono peccatore”. la concretezza: “Io ho fatto questo. Io ho pensato questo. Io ho detto questo”. La concretezza è quello che mi fa sentire peccatore sul serio e non peccatore nell’aria.

Gesù dice nel Vangelo: “Ti rendo lode, Padre e Signore del Cielo e della Terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”. La concretezza dei piccoli.
È bello ascoltare i piccoli quando vengono a confessarsi: non dicono cose strane, sull’aria; dicono le cose concrete, e alle volte troppo concrete perché hanno quella semplicità che dà Dio ai piccoli.
Sempre ricordo un bambino che una volta è venuto a dirmi che era triste perché aveva litigato con la zia … Ma poi è andato avanti. Io ho detto: “Ma cosa hai fatto?” – “Eh, io ero a casa, volevo andare a giocare a calcio – un bambino, eh? – ma la zia, mamma non c’era, dice: «No, tu non esci: tu devi fare i compiti prima». Parola va, parola viene, e alla fine l’ho mandata a quel paese”. Era un bambino di grande cultura geografica … Mi ha detto anche il nome del paese al quale aveva mandato la zia! Sono così: semplici, concreti.

Anche noi dobbiamo essere semplici, concreti: la concretezza ti porta all’umiltà, perché l’umiltà è concreta. “Siamo tutti peccatori” è una cosa astratta. No: “Io sono peccatore per questo, questo e questo”, e questo mi conduce alla vergogna di guardare Gesù: “Perdonami”. Il vero atteggiamento del peccatore. “E se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è con noi”. È un modo di dire che siamo senza peccato è questo atteggiamento astratto: “Sì, siamo peccatori, sì, ho perso la pazienza una volta …”, ma tutto sull’aria. Non mi accorgo della realtà dei miei peccati. “Ma, lei sa, tutti, tutti facciamo queste cose, mi spiace, mi spiace … mi dà dolore, non voglio farlo più, non voglio dirlo più, non voglio pensarlo più”.
È importante che noi, dentro di noi, diamo nomi ai peccati nostri. La concretezza.
Perché se manteniamo sull’aria, finiremo nelle tenebre. Siamo come i piccoli, che dicono quello che sentono, quello che pensano: ancora non hanno imparato l’arte di dire le cose un po’ incartate perché si capiscano ma non si dicano.
Questa è un’arte dei grandi, che tante volte non ci fa bene.

Ieri ho ricevuto una lettera di un ragazzo da Caravaggio. Si chiama Andrea. E mi raccontava cose sue: le lettere dei ragazzi, dei bambini sono bellissime, per la concretezza. E mi diceva che aveva sentito la Messa per televisione e che doveva “rimproverarmi” una cosa: che io dico “La pace sia con voi”, “e tu non puoi dire questo perché con la pandemia noi non possiamo toccarci”. Non vede che voi (qui in chiesa) fate così con la testa e non vi toccate. Ma la libertà di dire le cose come sono.

Anche noi, con il Signore, la libertà di dire le cose come sono: “Signore, io sono nel peccato: aiutami”. Come Pietro dopo la prima pesca miracolosa: “Allontanati da me, Signore, ché sono un peccatore”. Avere questa saggezza della concretezza. Perché il diavolo vuole che noi viviamo nel tepore, tiepidi, nel grigio: né buoni né male, né bianco né nero: grigio. Una vita che non piace al Signore. Al Signore non piacciono i tiepidi. Concretezza. Per non essere bugiardi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci: ci perdona quando noi siamo concreti. È tanto semplice la vita spirituale, tanto semplice; ma noi la facciamo complicata con queste sfumature, e alla fine non arriviamo mai.

Chiediamo al Signore la grazia della semplicità e che Lui ci dia questa grazia che dà ai semplici, ai bambini, ai ragazzi, che dicono quello che sentono, che non nascondono quello che sentono. Anche se è una cosa sbagliata, ma lo dicono. Anche con Lui, dire le cose: la trasparenza. E non vivere una vita che non è una cosa né l’altra. La grazia della libertà per dire queste cose e anche la grazia di conoscere bene chi siamo noi davanti a Dio.