Messaggio del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso agli Indù in occasione della festa di Deepavali 2019

Programma FratellanzaUmanaLa festa di Diwali è celebrata da tutti gli Indù ed è conosciuta come Deepavali ossia “fila di lampade ad olio”. Simbolicamente fondata su un’antica mitologia, essa rappresenta la vittoria della verità sulla menzogna, della luce sulle tenebre, della vita sulla morte, del bene sul male.

La celebrazione vera e propria dura tre giorni segnando l’inizio di un nuovo anno, la riconciliazione familiare, specialmente tra fratelli e sorelle, e l’adorazione a Dio.

Quest’anno la festa sarà celebrata da molti indù il 27 ottobre.

Per l’occasione il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha inviato loro un Messaggio dal tema: Credenti: costruttori di fraternità e di coesistenza pacifica.

Il Messaggio, a firma del Presidente, Card. Miguel Ángel Ayuso Guixot, M.C.C.J., e del Segretario, Rev.do Mons. Indunil Kodithuwakku Janakaratne Kankanamalage, è stato inviato anche in lingua hindi.

Di seguito riportiamo il testo in lingua inglese, italiana e francese e il link alla traduzione in lingua hindi:

Testo in lingua inglese

Believers: Builders of Fraternity and Peaceful Coexistence

Dear Hindu Friends,

The Pontifical Council for Interreligious Dialogue sends you cordial greetings and sincere good wishes as you celebrate Deepavali on 27 October this year. May this festival of lights illumine your hearts and homes and bring to your families and communities joy and happiness, peace and prosperity. At the same time, may it strengthen your spirit of fraternity with one another.

Alongside the experience of unprecedented advancement in many fields, we live at a time when, on the one hand, efforts are being made towards interreligious and intercultural dialogue, cooperation and fraternal solidarity. On the other hand, there is apathy, indifference and even hatred among some religious people towards others. This is often caused by a failure to recognize the ‘other’ as a brother or sister. Such an attitude can arise from misguided, ungenerous or unsympathetic sentiments, which upset and unsettle the very fabric of harmonious coexistence in society. It is with concern about this situation that we deem it fitting and beneficial to share with you some thoughts on the need for every individual, particularly Christians and Hindus, to be builders of fraternity and peaceful coexistence wherever they are.

Religion fundamentally inspires us “to see in the other a brother or sister to be supported and loved” (Document on Human Fraternity for World Peace and Living Together, co-signed by Pope Francis and Sheikh Ahmed el-Tayeb, the Grand Imam of Al-Azhar in Abu Dhabi on 4 February 2019). It teaches us, moreover, to respect the inviolable dignity and the inalienable rights of others without any unwarranted bias towards their creed or culture. Only when adherents of religions demand of themselves a life consistent with their religious ethic will they be seen to fulfil their role as builders of peace and as witnesses to our shared humanity. For this reason, religions are to sustain the efforts their adherents make in leading an authentic life so as to “bring forth the fruits of peace and brotherhood, for it is in the nature of religion to foster… an increasingly fraternal relationship among people” (Pope John Paul II, Message for the World Day of Peace, 1992). As such, living in a spirit of fraternity and fellowship through constant dialogue should be a natural corollary of being a religious person, Hindu or Christian.

Though negative news dominates the headlines, this should not dampen our resolve to sow seeds of fraternity, for there is a hidden sea of goodness that is growing and leads us to hope in the possibility of building, together with the followers of other religions and all men and women of good will, a world of solidarity and peace. The conviction that building a world of fraternity is possible is reason enough for us to engage all the more in efforts towards building the edifice of fraternity and peaceful coexistence, keeping “the good of everyone at heart” (Pope Francis, Message for the Opening of the Annual Interreligious Prayer Meeting for Peace, “Bridges of Peace”, Bologna, 14 October 2018).

It is a happy coincidence that the beginning of this month marked the 150th anniversary of the birth of Mahatma Gandhi, “an outstanding and courageous witness to truth, love and nonviolence” (Pope John Paul II, Prayer for Peace at the Conclusion of the Visit to Raj Ghat, Delhi, 1 February 1986) and a valiant protagonist of human fraternity and peaceful coexistence. We would do well to draw inspiration from his example in living peaceful coexistence.

As believers grounded in our own religious convictions and with shared concern for the welfare of the human family, may we join hands with those of different religious traditions and all people of good will, and strive to do all we can – with a sense of shared responsibility – to build a more fraternal and peaceful society!

Wishing all of you a joyful celebration of Deepavali!

Miguel Ángel Cardinal Ayuso Guixot, MCCJ

President

Rev. Msgr. Indunil Kodithuwakku Janakaratne Kankanamalage

Secretary

Traduzione in lingua italiana

Credenti: costruttori di fraternità e di coesistenza pacifica

Cari amici induisti,

Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso vi invia cordiali saluti e sinceri auguri in occasione del Deepavali che celebrate quest’anno il 27 ottobre. Possa questa festa delle luci illuminare i vostri cuori e le vostre case e portare alle vostre famiglie e alle vostre comunità gioia e felicità, pace e prosperità. Allo stesso tempo, possa essa rafforzare il vostro spirito di fraternità l’uno con l’altro.

Accanto ad uno sviluppo senza precedenti in molti campi, viviamo in un’epoca in cui, da un lato, vengono compiuti sforzi verso il dialogo interreligioso e interculturale, la cooperazione e la solidarietà fraterna. Dall’altro lato, è presente apatia, indifferenza e persino odio tra alcune persone religiose nei confronti di altre. Questo accade spesso per il mancato riconoscimento dell’“altro” come fratello o sorella. Un simile atteggiamento può sorgere da sentimenti fuorvianti, ingenerosi, di antipatia che sconvolgono e destabilizzano il tessuto stesso della convivenza armoniosa della società. Preoccupati per questa situazione, riteniamo opportuno e utile condividere con voi alcune riflessioni sulla necessità per ogni persona, in particolare cristiani e induisti, di essere costruttori di fraternità e coesistenza pacifica ovunque si trovino.

La religione fondamentalmente ci ispira a “vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare” (Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune, firmato congiuntamente da Papa Francesco e lo Sceicco Ahmaed el-Tayeb, Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019). La religione, inoltre, ci insegna, a rispettare la dignità inviolabile e i diritti inalienabili degli altri senza alcun pregiudizio ingiustificato nei confronti del loro credo o cultura. Solo quando i seguaci delle religioni esigono da se stessi una vita coerente con la loro etica religiosa, essi potranno essere visti come persone che veramente svolgono il loro ruolo di costruttori di pace e di testimoni della nostra umanità condivisa. Per questo motivo, le religioni devono sostenere gli sforzi compiuti dai loro fedeli nel condurre una vita autentica in modo da “produrre frutti di pace e di fraternità, perché è nella natura della religione favorire […] un rapporto sempre più solidale tra gli uomini” (Papa Giovanni Paolo II, Messaggio per la celebrazione della XXV Giornata Mondiale della Pace, 1992). Pertanto, vivere in uno spirito di fratellanza e di amicizia attraverso un dialogo costante è un corollario naturale dell’essere una persona religiosa induista o cristiana.

Sebbene le notizie negative dominino i titoli dei giornali, questo non deve diminuire la nostra determinazione a spargere semi di fraternità, poiché vi è un mare nascosto di bene che sta crescendo e ci porta a sperare nella possibilità di costruire, insieme ai seguaci di altre religioni, e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, un mondo di solidarietà e di pace. La convinzione che la costruzione di un mondo di fraternità sia possibile è per noi una ragione sufficiente per impegnarci ancora di più negli sforzi per costruire l’edificio della fraternità e la convivenza pacifica, avendo “a cuore il bene di tutti” (Papa Francesco, Messaggio in occasione dell’apertura dell’Incontro interreligioso di Preghiera per la pace “Ponti di pace”, Bologna, 14-16 ottobre 2018).

È una felice coincidenza che l’inizio di questo mese sia stato segnato dal 150° anniversario della nascita del Mahatma Gandhi, “uno straordinario e coraggioso testimone di verità, amore e non violenza” (Papa Giovanni Paolo II, Preghiera per la pace al termine della visita al Raj Ghat, Delhi, 1 febbraio 1986) e valoroso protagonista della fratellanza umana e della coesistenza pacifica. Faremmo bene a trarre ispirazione dal Suo esempio nel vivere una convivenza pacifica.

Come credenti radicati nelle nostre convinzioni religiose e con una preoccupazione condivisa per il benessere della famiglia umana, possiamo unire le nostre mani con quelle di diverse tradizioni religiose e tutte le persone di buona volontà e sforzarci di fare tutto il possibile - con un senso di responsabilità condivisa - per costruire una società più fraterna e pacifica!

Vi auguriamo una gioiosa celebrazione del Deepavali!

Miguel Ángel Cardinale Ayuso Guixot, MCCJ

Presidente

Mons. Indunil Kodithuwakku Janakaratne Kankanamalage

Segretario

Traduzione in lingua francese

Croyants : constructeurs de fraternité et de coexistence pacifique

Chers amis hindous,

Alors que vous vous apprêtez, ce 27 octobre 2019, à célébrer le Deepavali, le Conseil Pontifical pour le Dialogue Interreligieux vous adresse ses meilleurs vœux. Puisse cette fête des lumières illuminer vos cœurs et vos maisons, apporter à vos familles et à vos communautés joie et bonheur, paix et prospérité. Qu’elle puisse aussi, dans le même temps, renforcer l’esprit de fraternité entre tous.

Conjointement à l'expérience d'avancées sans précédent dans de nombreux domaines, nous vivons à une époque où les efforts déployés en faveur du dialogue interreligieux et interculturel, de la coopération et de la solidarité fraternelle contrastent avec l'apathie, l'indifférence et même la haine de certains religieux à l'égard des autres. Ceci est souvent causé par la non-reconnaissance de « l’autre » en tant que frère ou sœur. Une telle attitude peut découler de sentiments dévoyés, peu généreux ou antipathiques qui bouleversent et perturbent le tissu même de la coexistence harmonieuse dans la société. Face au constat de cette situation, nous estimons opportun et utile de partager avec vous quelques idées sur la nécessité pour chaque individu, en particulier chrétiens et hindous, de nous faire, où que nous nous trouvions, constructeurs de fraternité et de coexistence pacifique.

La religion nous invite fondamentalement « à voir l’autre comme un frère ou une sœur à soutenir et à aimer » (Document sur la fraternité humaine pour la paix mondiale et la coexistence commune, co-signé par le Pape François et le Sheikh Ahmed el-Tayeb, Grand Imam de Al-Azhar, à Abu Dhabi le 4 février 2019). Elle nous enseigne en outre à respecter l’inviolable dignité et les droits inaliénables d’autrui, sans parti pris injustifié à l’égard de leur religion ou de leur culture. Ce n’est que lorsque les adeptes des religions exigeront d’eux-mêmes une vie conforme à leur éthique religieuse que leur rôle en tant que bâtisseurs de paix et en tant que témoins de notre humanité commune sera rempli. Pour cette raison, les religions doivent soutenir les efforts déployés par leurs adhérents pour mener une vie authentique afin de « produire des fruits de paix et de fraternité, car il est dans la nature de la religion de promouvoir […] un rapport toujours plus solidaire entre les hommes » (Pape Jean-Paul II, Message pour la journée mondiale de la paix, 1992). En soi, vivre en esprit de fraternité et d’amitié à travers un dialogue constant devrait être le corollaire naturel d’une personne religieuse, hindoue ou chrétienne.

Bien que les nouvelles négatives fassent la une des journaux, cela ne devrait pas freiner notre détermination à semer les germes de la fraternité. Il existe en effet un océan caché de bonté qui grandit et nous conduit à espérer en la possibilité de construire, avec les adeptes d'autres religions et de tous les peuples, hommes et femmes de bonne volonté, un monde solidaire et en paix. La conviction que la construction d'un monde de fraternité soit possible est une raison suffisante pour nous engager encore plus à l’édification de la fraternité et de la coexistence pacifique, en gardant « le bien de tous au cœur » (Pape François, Message aux participants à la rencontre interreligieuse de prière pour la paix à Bologne, 14 octobre 2018).

Par une heureuse coïncidence, le début de ce mois a célébré le 150e anniversaire de la naissance du Mahatma Gandhi, « témoin remarquable et courageux de la vérité, de l’amour et de la non-violence » (Pape Jean-Paul II, Prière pour la paix au terme de la visite au Raj Ghat, Delhi, 1er février 1986), vaillant protagoniste de la fraternité humaine et de la coexistence pacifique, dont l’exemple peut nous inspirer.

En tant que croyants ancrés dans nos propres convictions religieuses et soucieux du bien-être de la famille humaine, puissions-nous unir nos efforts à ceux de traditions religieuses différentes et à tous les hommes de bonne volonté et nous efforcer de faire tout ce qui est en notre pouvoir – avec un sens de responsabilité partagé – pour construire une société plus fraternelle et pacifique!

À vous tous, une joyeuse fête de Deepavali!

Cardinal Miguel Ángel Ayuso Guixot

Président

Mgr Indunil Kodithuwakku Janakaratne Kankanamalage

Secrétaire

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 21 ottobre 2019


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