Udienza alla Delegazione del Movimento di Azione Cattolica di Francia

AC FranciaQuesta mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza la Delegazione del Movimento di Azione Cattolica di Francia, in occasione del pellegrinaggio a Roma.

Riportiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti:

Discorso del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle!

Vi saluto tutti con affetto e ringrazio Monsignor Fonlupt per le sue cortesi parole. Sono contento di accogliervi in occasione del vostro pellegrinaggio a Roma. Voglio anche salutare, tramite voi, tutti i membri delle équipes di Azione Cattolica in Francia, e vi chiedo di assicurare loro la mia preghiera e anche la mia vicinanza.

È un’antica abitudine dei vostri movimenti quella di venire a incontrare il Papa. Già nel 1929 Pio XI aveva ricevuto alcuni rappresentanti dell’Azione Cattolica e aveva salutato in quel movimento «il rinnovamento e la continuazione di ciò che è stato nei primi giorni del cristianesimo, per la proclamazione del Regno di Dio, […] nella cooperazione del laicato con gli Apostoli» (12 giugno 1929). Avete scelto come tema del vostro pellegrinaggio proprio “Apostoli oggi”. Vorrei riflettere con voi sulla nostra chiamata ad essere effettivamente apostoli al giorno d’oggi, a partire dall’intuizione che vi ha lasciato una delle grandi figure dell’Azione Cattolica, l’abbé Cardijn, cioè la “revisione di vita”. Quando i discepoli camminano con Gesù sulla strada di Emmaus (cfr Lc 24,18-35), essi cominciano ricordando gli avvenimenti che hanno vissuto; poi riconoscono la presenza di Dio in quegli avvenimenti; infine, agiscono ritornando a Gerusalemme per annunciare la risurrezione di Cristo. Vedere, giudicare, agire: voi conoscete bene queste tre parole! Riprendiamole insieme.

Vedere. Questa prima tappa è basilare; consiste nel fermarsi a osservare gli avvenimenti che formano la nostra vita, ciò che costituisce la nostra storia, le nostre radici familiari, culturali, cristiane. La pedagogia dell’Azione Cattolica comincia sempre con un momento di memoria, nel senso più forte del termine: una “anamnesi”, vale a dire il comprendere col senno di poi il senso di ciò che si è e di ciò che è stato vissuto, e di percepire come Dio era presente ad ogni istante. La finezza e la delicatezza dell’azione del Signore nella nostra vita ci impedisce a volte di capirla sul momento, e ci vuole questa distanza per coglierne la coerenza. L’Enciclica Fratelli tutti, che i vostri gruppi hanno studiato, inizia con uno sguardo sulla situazione, a volte preoccupante, del nostro mondo. Può sembrare un po’ pessimista, ma è necessario per andare avanti: «Senza memoria non si va mai avanti, non si cresce senza una memoria integra e luminosa» (n. 249).

La seconda tappa è giudicare o, si potrebbe dire, discernere. È il momento in cui ci si lascia interrogare, mettere in discussione. La chiave di questa tappa è il riferimento alla Sacra Scrittura. Si tratta di accettare che la propria vita sia passata al vaglio della Parola di Dio, la quale, come dice la Lettera agli Ebrei, «è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; […] essa discerne i sentimenti e i pensieri del cuore» (4,12). In Fratelli tutti ho scelto la parabola del Buon Samaritano per interrogare il nostro rapporto con il mondo, con gli altri, in particolare con i più poveri. Nell’incontro tra gli avvenimenti del mondo e della nostra vita, da un lato, e la Parola di Dio, dall’altro, possiamo discernere gli appelli che il Signore ci rivolge. I vostri movimenti di Azione Cattolica hanno sviluppato, nella loro storia, vere pratiche sinodali, specialmente nella vita di gruppo, che costituisce la base della vostra esperienza. Anche la Chiesa nel suo insieme è avviata in un processo sinodale, e conto sul vostro contributo. Ricordiamoci, in proposito, che la sinodalità non è una semplice discussione. Non è un “aggettivo”. Mai aggettivare la sostanzialità della vita. La sinodalità non è neppure la ricerca del consenso della maggioranza, questo lo fa un parlamento, come si fa in politica. Essa non è un piano, un programma da mettere in atto. No. Essa è uno stile da assumere, in cui il protagonista principale è lo Spirito Santo, che si esprime anzitutto nella Parola di Dio, letta, meditata, e condivisa insieme. Prendiamo l’immagine concreta della croce: ha un braccio verticale e un braccio orizzontale. Il braccio orizzontale è la nostra vita, la nostra storia, la nostra umanità. Il braccio verticale è il Signore che viene a visitarci con la sua Parola e il suo Spirito, per dare senso a quello che viviamo. Essere fissati alla croce di Gesù, come dice San Paolo (cfr Gal 2,19), significa proprio accettare di mettere la mia vita sotto il suo sguardo, accettare questo incontro tra la mia povera umanità e la sua divinità trasformante. Per favore, lasciate sempre un posto importante alla Parola di Dio nella vita dei vostri gruppi. E date ugualmente spazio alla preghiera, all’interiorità, all’adorazione.

E veniamo alla terza tappa: agire. Il Vangelo ci insegna che l’azione – che è nel nome stesso del vostro movimento – dovrebbe sempre avere l’iniziativa di Dio. Dopo la risurrezione, san Marco riferisce che «il Signore agiva insieme con [gli Apostoli] e confermava la Parola con i segni che l’accompagnavano» (16,20). Così, «l’agire appartiene al Signore: è Lui che ne ha l’esclusiva, camminando “in incognito” nella storia che abitiamo» (Discorso all’Aziona Cattolica Italiana, 30 aprile 2021). Il nostro ruolo consiste dunque nel sostenere e favorire l’azione di Dio nei cuori, adattandosi alla realtà che si evolve continuamente. Le persone che i vostri movimenti raggiungono – penso in particolare ai giovani – non sono le stesse di qualche anno fa. Oggi, specialmente in Europa, quanti frequentano i movimenti cristiani sono più scettici rispetto alle istituzioni, cercano relazioni meno impegnative e più effimere. Sono più sensibili all’affettività, e perciò più vulnerabili, più fragili delle generazioni precedenti, meno radicati nella fede, ma tuttavia alla ricerca di senso, di verità, e non meno generosi. È vostra missione, come Azione Cattolica, raggiungerli così come sono, farli crescere nell’amore di Cristo e del prossimo, e condurli a un maggiore impegno concreto, affinché siano protagonisti della loro vita e della vita della Chiesa, perché il mondo possa cambiare.

Grazie, cari amici, grazie di cuore per il vostro servizio generoso, di cui la Chiesa ha più che mai bisogno, in questo tempo nel quale tanto auspico che ciascuno trovi o ritrovi la gioia di conoscere l’amicizia di Cristo e di annunciare il Vangelo. Vi chiedo di portarmi nelle vostre preghiere. Affido voi, responsabili, come pure tutti i membri delle vostre équipes, all’intercessione della Vergine Maria, e vi do la benedizione.

Traduzione in lingua francese

Chers frères et sœurs,

je vous salue tous avec affection et je remercie Monseigneur Fonlupt pour ses aimables paroles. C’est une joie pour moi de vous recevoir, à l’occasion de votre pèlerinage à Rome. Je veux aussi saluer à travers vous tous les membres des équipes d’Action catholique en France, et je vous charge de les assurer de ma prière et aussi de ma proximité.

C’est une vieille habitude pour vos mouvements de venir rencontrer le Pape. Déjà en 1929, mon prédécesseur Pie XI avait reçu des représentants de l’Action Catholique et avait salué dans ce mouvement «le renouvellement et la continuation de ce qui a été aux premiers jours du christianisme, pour la proclamation du Royaume de Dieu, (…) dans la coopération du laïcat avec les Apôtres» (Audience du 12 juin 1929). Vous avez justement choisi comme thème de votre pèlerinage: “Apôtres aujourd’hui”. Je voudrais réfléchir avec vous sur notre appel à être effectivement apôtres aujourd’hui, à partir de l’intuition que vous a laissé l’une des grandes figures de l’Action Catholique, l’abbé Cardijn: la “révision de vie”. Lorsque les disciples cheminent avec Jésus sur le chemin d’Emmaüs (cf. Lc 24, 18-35), ils commencent par se souvenir des évènements qu’ils ont vécu; puis ils discernent la présence de Dieu dans ces évènements; enfin, ils agissent en repartant annoncer à Jérusalem la Résurrection du Christ. Voir, juger, agir: vous connaissez bien ces trois mots ! Reprenons-les ensemble.

Voir. Cette première étape est primordiale, elle consiste à s’arrêter pour regarder les événements qui font notre vie, ce qui constitue notre histoire, nos racines familiales, culturelles, chrétiennes. La pédagogie de l’Action catholique commence toujours par un moment de mémoire, au sens le plus fort du terme: une anamnèse, c’est-à-dire le fait de comprendre avec recul le sens de ce que l’on est et de ce qui a été vécu, et de percevoir comment Dieu était présent à chaque instant. La finesse et la délicatesse de l’action du Seigneur dans nos vies nous empêche parfois de la comprendre sur le moment, et il faut cette distance pour en saisir la cohérence. Dans l’encyclique Fratelli tutti, que vos équipes ont étudiée, je commence par un état des lieux sur la situation, parfois préoccupante, de notre monde. Il peut paraître un peu pessimiste, mais il est nécessaire pour aller de l’avant: «On ne progresse jamais sans mémoire, on n’évolue pas sans une mémoire complète et lumineuse» (Fratelli tutti, n. 249).

La deuxième étape, c’est juger ou, pourrait-on dire, discerner. C’est le moment où l’on se laisse interroger, remettre en cause. La clef de cette étape, c’est le recours à la Sainte Ecriture. Il s’agit d’accepter que sa vie soit passée au crible de la Parole de Dieu qui, comme dit l’épître aux Hébreux, est «vivante, énergique et plus coupante qu’une épée à deux tranchants (…) ; elle juge des intentions et des pensées du cœur» (4, 12). Dans Fratelli tutti, j’ai choisi la parabole du Bon samaritain pour interroger notre rapport au monde, aux autres, et en particulier aux plus pauvres. Dans la rencontre entre, d’un côté les évènements du monde et de notre vie, et de l’autre côté la Parole de Dieu, nous pouvons discerner les appels du Seigneur pour nous. Vos mouvements d’Action catholique ont développé, dans leur histoire, de vraies pratiques synodales, notamment dans la vie d’équipe qui forme la base de votre expérience. Notre Eglise est aussi tout entière lancée dans un chemin synodal, et je compte sur votre apport. Rappelons-nous justement que la synodalité n’est pas une simple discussion. Elle n’est pas un “adjectif”. Il ne faut jamais faire d’un adjectif la substantialité de la vie. La synodalité n’est même pas la recherche du consensus de la majorité, c’est ce que fait un parlement, comme cela se fait en politique. Elle n’est pas un plan, un programme à mettre en place. Non, elle est un style à adopter dans lequel le premier protagoniste est l’Esprit Saint qui s’exprime en tout premier dans la Parole de Dieu, lue, méditée et partagée ensemble. Prenons l’image concrète de la croix: elle a un bras vertical et un bras horizontal. Le bras horizontal, c’est notre vie, notre histoire, notre humanité. Le bras vertical, c’est le Seigneur qui vient nous rendre visite par sa Parole et son Esprit, pour donner son sens à ce que nous vivons. Être fixé à la croix de Jésus, comme dit Saint Paul (cf. Ga 2, 19), c’est accepter vraiment de mettre ma vie sous son regard, accepter cette rencontre entre ma pauvre humanité et sa divinité transformante. Je vous en prie, laissez toujours une place importante à la Parole de Dieu dans la vie de vos équipes. Accordez également une place à la prière, à l’intériorité, à l’Adoration.

Nous en arrivons à notre troisième étape: agir. L’Evangile nous apprend que l’action, qui est dans le nom même de votre mouvement, devrait toujours être à l’initiative de Dieu. Après la résurrection, saint Marc rapporte que « le Seigneur travaillait avec [les Apôtres] et confirmait la Parole par les signes qui l’accompagnaient » (16, 20). Ainsi, «l’agir appartient au Seigneur : c’est lui qui en a l’exclusivité, en marchant “incognito” dans l’histoire que nous habitons» (Discours du 30 avril 2021 aux membres de l’Action catholique italienne). Notre rôle consiste donc à soutenir et favoriser l’action de Dieu dans les cœurs, en s’adaptant à la réalité qui évolue sans cesse. Les personnes - et je pense plus particulièrement aux jeunes - que vos mouvements rejoignent ne sont pas les mêmes qu’il y a quelques années. Aujourd’hui, surtout en Europe, ceux qui fréquentent les mouvements chrétiens sont davantage sceptiques face aux institutions, ils recherchent des relations moins engageantes et plus éphémères. Ils sont plus sensibles à l’affectivité, et donc plus vulnérables, plus fragiles que leurs aînés, moins enracinés dans la foi, mais tout autant en recherche de sens, de vérité, et pas moins généreux. C’est votre mission, comme Action catholique, de les rejoindre tels qu’ils sont, de les faire grandir dans l’amour du Christ et du prochain, et de les porter à davantage d’engagement concret pour qu’ils soient les protagonistes de leur vie et de la vie de l’Eglise, afin que le monde puisse changer.

Merci, chers amis, merci de tout cœur pour votre service généreux dont l’Eglise a plus que jamais besoin, en ce temps ou je souhaite tellement que chacun trouve ou retrouve la joie de connaître l’amitié du Christ et d’annoncer l’Evangile. Vous demandant de me porter dans vos prières, je vous confie, vous les responsables, ainsi que tous les membres de vos équipes, à l’intercession de la Vierge Marie, et je vous donne la Bénédiction.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 13 gennaio 2022