Messaggio del Santo Padre Francesco in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con disabilità, 25.11.2021

papa e fratelli disabiliPubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato in occasione della Giornata internazionale delle Persone con disabilità, che ricorre venerdì 3 dicembre, e che quest’anno ha per tema:«Voi siete miei amici» (Gv 15,14)

Messaggio del Santo Padre

«Voi siete miei amici» (Gv 15,14)

Cari fratelli e sorelle!

In occasione della vostra Giornata Internazionale, vorrei rivolgermi direttamente a voi che vivete una qualsiasi condizione di disabilità, per dirvi che la Chiesa vi ama e ha bisogno di ognuno di voi per compiere la sua missione al servizio del Vangelo.

Gesù, l’amico

Gesù è nostro amico! È Lui stesso a dirlo ai suoi discepoli durante l’Ultima Cena (cfrGv15,14). Le sue parole giungono fino a noi e illuminano il mistero del nostro legame con Lui e della nostra appartenenza alla Chiesa. «L’amicizia con Gesù è indissolubile. Egli non ci abbandona mai, anche se a volte sembra stare in silenzio. Quando abbiamo bisogno di Lui, si lascia trovare da noi e sta al nostro fianco dovunque andiamo» (Esort. ap. postsin. Christus vivit, 154). Noi cristiani abbiamo ricevuto un dono: l’accesso al cuore di Gesù e all’amicizia con Lui. È un privilegio che abbiamo avuto in sorte e che diventa la nostra chiamata: la nostra vocazione è essere amici suoi!

Avere Gesù per amico è la più grande delle consolazioni e può fare di ognuno di noi un discepolo grato, gioioso e capace di testimoniare come la propria fragilità non sia un ostacolo per vivere e comunicare il Vangelo. L’amicizia fiduciosa e personale con Gesù può essere, infatti, la chiave spirituale per accettare il limite che tutti sperimentiamo e vivere in maniera riconciliata la propria condizione. Da essa può nascere una gioia «che riempie il cuore e la vita intera» (Esort. ap.Evangelii gaudium, 1) poiché, come ha scritto un grande esegeta, l’amicizia con Gesù è «una scintilla che appicca l’incendio dell’entusiasmo».[1]

La Chiesa è la vostra casa

Il Battesimo rende ognuno di noi membro a pieno di titolo della comunità ecclesiale e dona a ciascuno, senza esclusioni né discriminazioni, la possibilità di esclamare: “Io sono Chiesa!”. La Chiesa, infatti, è la vostra casa! Noi, tutti insieme, siamo Chiesa perché Gesù ha scelto di essere nostro amico. Essa – vogliamo impararlo sempre meglio nel processo sinodale che abbiamo intrapreso – «non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore, bisognosi del suo perdono» (Catechesi, 13 aprile 2016). In questo popolo, che avanza tra le vicende della storia guidato dalla Parola di Dio, «tutti sono protagonisti, nessuno può essere considerato semplice comparsa» (Ai fedeli di Roma, 18 settembre 2021). Per questo anche ognuno di voi è chiamato a portare il proprio contributo al percorso sinodale. Sono convinto che, se esso sarà davvero «un processo ecclesiale partecipato e inclusivo»[2], la comunità ecclesiale ne uscirà realmente arricchita.

Purtroppo, ancora oggi molti di voi «vengono trattati come corpi estranei della società. [...] Sentono di esistere senza appartenere e senza partecipare», e «ci sono ancora molte cose che [vi impediscono] una cittadinanza piena» (Enc.Fratelli tutti, 98). La discriminazione è ancora troppo presente a vari livelli della vita sociale; essa si nutre di pregiudizi, di ignoranza e di una cultura che fatica a comprendere il valore inestimabile di ogni persona. In particolare, considerare ancora la disabilità – che è il risultato dell’interazione tra le barriere sociali e i limiti di ciascuno – come se fosse una malattia, contribuisce a mantenere separate le vostre esistenze e ad alimentare lo stigma nei vostri confronti.

Per quel che concerne la vita della Chiesa, «la peggiore discriminazione [...] è la mancanza di attenzione spirituale» (Esort. ap.Evangelii gaudium, 200), che a volte si è manifestata nel diniego di accedere ai Sacramenti, sperimentato purtroppo da alcuni di voi. Il Magistero è molto chiaro in merito e, di recente, ilDirettorio per la Catechesiha affermato in maniera esplicita che «nessuno può rifiutare i Sacramenti alle persone con disabilità» (n. 272). Di fronte alle discriminazioni, è proprio l’amicizia di Gesù, che tutti riceviamo come dono immeritato, che ci riscatta e ci permette di vivere le differenze come ricchezza. Egli, infatti, non ci chiama servi, donne e uomini dalla dignità dimezzata, ma amici: confidenti degni di conoscere tutto ciò che Egli ha ricevuto dal Padre (cfrGv15,15).

Nel tempo della prova

L’amicizia di Gesù ci protegge nel tempo della prova. So bene che la pandemia di Covid-19, dalla quale con fatica stiamo uscendo, ha avuto e continua ad avere ripercussioni molto dure sulla vita di molti di voi. Mi riferisco, ad esempio, alla necessità di rimanere per lunghi periodi in casa; alla difficoltà di molti studenti con disabilità ad accedere agli strumenti di didattica a distanza; ai servizi alla persona che in molti Paesi sono stati a lungo interrotti; e a molti altri disagi che ciascuno di voi ha dovuto affrontare. Ma, soprattutto, penso a quanti di voi vivono all’interno di strutture residenziali e alla sofferenza che ha comportato la separazione forzata dai vostri cari. In questi luoghi il virus è stato molto violento e, nonostante la dedizione del personale, ha mietuto troppe vittime. Sappiate che il Papa e la Chiesa vi sono vicini in maniera particolare, con affetto e tenerezza!

La Chiesa è al fianco di coloro tra voi che stanno ancora combattendo contro il Coronavirus; come sempre essa ribadisce la necessità che ci si prenda cura di ognuno, senza che la condizione di disabilità sia di ostacolo all’accesso alle migliori cure disponibili. In questo senso, già alcune Conferenze Episcopali, come quella di Inghilterra e Galles[3]e quella degli Stati Uniti,[4]sono intervenute per chiedere che sia rispettato il diritto di tutti ad essere curati senza discriminazioni.

Il Vangelo è per tutti

Dall’amicizia con il Signore deriva anche la nostra vocazione. Egli ci ha scelti perché portiamo molto frutto e il nostro frutto rimanga (cfrGv15,16). Presentandosi come la vera Vite, ha voluto che ogni tralcio, unito a Lui, sia in grado di dare frutti. Sì, Gesù desidera che giungiamo alla «felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente» (Esort. ap.Gaudete et exsultate, 1).

Il Vangelo è anche per te! È una Parola rivolta ad ognuno, che consola e, nello stesso tempo, chiama alla conversione. Il Concilio Vaticano II, parlando della chiamata universale alla santità, insegna che «tutti coloro che credono nel Cristo, di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità [...]. Per raggiungere questa perfezione i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura con cui Cristo volle donarle, affinché, […] si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo» (Cost.Lumen gentium, 40).

I Vangeli ci narrano che, quando alcune persone con disabilità hanno incontrato Gesù, la loro vita è profondamente cambiata e hanno iniziato ad essere suoi testimoni. È il caso, ad esempio, dell’uomo cieco dalla nascita che, guarito da Gesù, afferma con coraggio davanti a tutti che Lui è un profeta (cfrGv9,17); e molti altri proclamano con gioia ciò che il Signore ha fatto per loro.

So che alcuni tra voi vivono condizioni di estrema fragilità. Ma vorrei rivolgermi proprio a voi, magari chiedendo – dove ce ne fosse la necessità – ai vostri familiari o a chi vi è più vicino di leggere queste mie parole o trasmettere questo mio appello, e chiedervi di pregare. Il Signore ascolta con attenzione la preghiera di chi confida in Lui. Nessuno dica: «Io non so pregare» perché, come dice l’Apostolo, «lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili» (Rm8,26). Nei Vangeli, infatti, Gesù ascolta chi si rivolge a Lui anche in maniera apparentemente inadeguata, magari solo attraverso un gesto (cfrLc8,44) o un grido (cfrMc10,46). Nella preghiera c’è una missione accessibile ad ognuno e ve la vorrei affidare in maniera speciale. Non c’è nessuno così fragile da non poter pregare, adorare il Signore, dare gloria al suo Nome santo e intercedere per la salvezza del mondo. Di fronte all’Onnipotente ci scopriamo tutti uguali.

Cari fratelli e sorelle, la vostra preghiera è oggi più urgente che mai. Santa Teresa d’Avila ha scritto che «in tempi difficili sono necessari forti amici di Dio a sostegno dei deboli».[5]Il tempo della pandemia ci ha mostrato in maniera chiara che la condizione di vulnerabilità ci accomuna tutti: «Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme».[6]Il primo modo di farlo è proprio pregare. Possiamo farlo tutti; e anche se, come Mosè, avremo bisogno di un sostegno (cfrEs17,10), siamo sicuri che il Signore ascolterà la nostra invocazione.

Vi auguro ogni bene. Il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.

Roma, San Giovanni in Laterano, 20 novembre 2021

FRANCESCO

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[1]Rudolf Schnackenburg,Amicizia con Gesù, Brescia 2007, pag. 68.

[2]Sinodo dei Vescovi,Documento preparatorio. Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione, 2.

[3]Bishops’ Conference of England and Wales,Coronavirus and Access to Treatment, April 20th, 2020.

[4]USCCB - Public Affairs Office,Statement on Rationing Protocols by Health Care Professionals in Response to COVID-19, April 3rd 2020.

[5]Vita, 15, 5.

[6]Momentostraordinario di preghiera in tempo di epidemia, 27 marzo 2020.

Traduzione in lingua francese

«Vous êtes mes amis» (Jn 15,14)

Chers frères et sœurs !

À l’occasion de la Journée internationale qui vous est consacrée, je voudrais m’adresser directement à vous, qui vivez avec un handicap, quel qu’il soit, pour vous dire que l’Église vous aime et a besoin de chacun d’entre vous pour accomplir sa mission au service de l’Évangile.

Jésus, l’ami

Jésus est notre ami ! Il l’a dit lui-même à ses disciples lors de la Dernière Cène (cf. Jn 15,14). Ses paroles nous rejoignent et éclairent le mystère de notre relation avec Lui et de notre appartenance à l’Église. “L’amitié avec Jésus est indéfectible. Il ne nous abandonne jamais, même si parfois il semble être silencieux. Quand nous avons besoin de Lui, il se laisse trouver par nous et Il est à nos côtés, où que nous allions”. (Exhortation apostolique post-synodale Christus Vivit, n. 154). Nous, chrétiens, avons reçu un don : l’accès au cœur de Jésus et l’amitié avec Lui. C’est un privilège dont nous avons été bénis et qui devient notre appel : notre vocation est d’être ses amis !

Avoir Jésus pour ami est la plus grande des consolations et peut faire de chacun de nous un disciple reconnaissant, joyeux et capable de témoigner que sa propre fragilité n’est pas un obstacle pour vivre et communiquer l’Évangile. L’amitié confiante et personnelle avec Jésus peut devenir, en effet, la clé spirituelle pour accepter les limites que nous connaissons tous et pour vivre notre condition de manière réconciliée. Elle peut donner lieu à une joie “qui remplit le cœur et toute la vie” (Exhortation apostolique Evangelii Gaudium, n. 1) car, comme l’a écrit un grand exégète, l’amitié avec Jésus est “une étincelle qui enflamme l’enthousiasme”.

L’Église est votre maison

Le baptême fait de chacun de nous un membre à part entière de la communauté ecclésiale et donne à chacun, sans exclusion ni discriminations, la possibilité de s’exclamer : “Je suis Église !”. En effet, l’Église est votre maison ! Tous ensemble, nous sommes l’Église parce que Jésus a choisi d’être notre ami. L’Église – nous voulons l’apprendre de mieux en mieux le long de ce processus synodal que nous avons entrepris – “n’est pas une communauté de parfaits, mais de disciples en chemin, qui suivent le Seigneur car ils se reconnaissent pécheurs et ayant besoin de son pardon” (Catéchèse, 13 avril 2016). Dans ce peuple qui avance à travers les événements de l’histoire, guidé par la Parole de Dieu, “tous sont protagonistes, personne ne peut être considéré comme un simple figurant” (Aux fidèles de Rome, 18 septembre 2021). C’est pourquoi chacun d’entre vous est aussi appelé à apporter sa propre contribution au parcours synodal. Je suis convaincu que si ce processus ecclésial est véritablement “participatif et inclusif”, la communauté ecclésiale en sortira grandement enrichie.

Malheureusement, aujourd’hui encore, beaucoup d’entre vous “sont traités comme des corps étrangers dans la société”. [...] et « sentent qu’ils existent sans appartenance et sans participation »; encore trop de choses « [vous empêchent] d’avoir la pleine citoyenneté ». (Enc. Fratelli tutti, n. 98). La discrimination est encore fortement présente à différents niveaux de la vie sociale ; elle se nourrit de préjugés, d’ignorance et d’une culture qui a du mal à comprendre la valeur inestimable de chaque personne. En particulier, le fait de continuer à considérer le handicap – qui est le résultat de l’interaction entre les barrières sociales et les limitations de chaque personne – comme s’il s’agissait d’une maladie, contribue à maintenir vos vies à l’écart et alimente la stigmatisation dont vous êtes victimes.

En ce qui concerne la vie de l’Église, “la pire des discriminations [...] est le manque d’attention spirituelle” (Exhortation apostolique Evangelii Gaudium, n. 200), qui s’est parfois manifestée par un refus d’accès aux sacrements, que certains d’entre vous ont malheureusement expérimenté. Le Magistère est très clair à ce sujet, et récemment le Directoire pour la catéchèse a rappelé explicitement que “personne ne peut refuser les sacrements aux personnes handicapées” (n. 272). Face à la discrimination, c’est précisément l’amitié de Jésus, que nous recevons tous comme un don immérité, qui nous rachète et nous permet de vivre les différences comme des richesses. En effet, il ne nous appelle pas serviteurs, femmes et hommes à la dignité mutilée, mais amis : des confidents dignes de connaître tout ce qu’il a reçu du Père (cf. Jn 15,15).

Dans l’épreuve !

L’amitié de Jésus nous protège dans l’épreuve. Je suis bien conscient que la pandémie du Covid-19, de laquelle nous sommes péniblement en train de sortir, a eu et continue d’avoir des répercussions très dures sur la vie de beaucoup d’entre vous. Je pense, par exemple, à la nécessité de rester à la maison pendant de longues périodes, à la difficulté pour de nombreux étudiants handicapés d’accéder aux outils didactiques d’enseignement à distance, aux services à la personne qui ont été interrompus pendant longtemps dans de nombreux pays, et à bien d’autres difficultés auxquelles chacun d’entre vous a dû faire face. Mais, par-dessus tout, je pense à ceux d’entre vous qui vivent dans des structures résidentielles et à la souffrance qu’a entraînée la séparation forcée d’avec vos proches. Dans ces établissements, le virus a été très violent et, malgré le dévouement du personnel, a fait trop de victimes. Sachez que le Pape et l’Église vous sont proches d’une manière spéciale, avec affection et tendresse !

L’Église est aux côtés de ceux d’entre vous qui luttent encore contre le Coronavirus. Comme toujours, elle insiste sur la nécessité de prendre soin de chacun, sans que le handicap soit un obstacle à l’accès aux meilleurs soins disponibles. C’est dans ce sens que certaines Conférences épiscopales, comme celles d’Angleterre et du Pays de Galles, et celle des États-Unis, sont intervenues pour demander que le droit de chacun à être traité sans discrimination soit respecté.

L’Évangile est pour tous

Notre vocation découle aussi de notre amitié avec le Seigneur. Il nous a choisis afin que nous portions du fruit, et que notre fruit demeure (cf. Jn 15,16). En se présentant comme la vraie Vigne, Il a voulu que chaque sarment, uni à Lui, puisse porter du fruit. Oui ! Jésus veut que nous arrivions au “bonheur pour lequel nous avons été créés”. Il veut que nous soyons saints et n’attend pas de nous que nous nous contentions d’une existence médiocre, édulcorée et sans consistance” (Exhortation apostolique Gaudete et Exsultate, 1).

L’Évangile est pour toi aussi ! C’est une Parole adressée à chacun d’entre nous, qui console et, en même temps, appelle à la conversion. Le Concile Vatican II, parlant de l’appel universel à la sainteté, enseigne que “l’appel à la plénitude de la vie chrétienne et à la perfection de la charité s’adresse à tous ceux qui croient au Christ, quel que soit leur état ou leur forme de vie […] Les fidèles doivent s’appliquer de toutes leurs forces, dans la mesure du don du Christ, à obtenir cette perfection, afin qu’[...] ils soient, avec toute leur âme, voués à la gloire de Dieu et au service du prochain”. (Const. Lumen Gentium, 40).

Les Évangiles nous rapportent que lorsque certaines personnes handicapées rencontrent Jésus, leur vie change profondément et elles commencent à être ses témoins. C’est le cas, par exemple, de l’aveugle de naissance qui, guéri par Jésus, affirme courageusement devant tout le monde que celui-ci est un prophète (cf. Jn 9,17) ; et beaucoup d’autres proclament avec joie ce que le Seigneur a fait pour eux.

Je sais que certains d’entre vous vivent dans des conditions d’extrême fragilité. Mais je voudrais m’adresser précisément à vous – et là où le besoin se fera sentir, j’aimerais que les membres de votre famille ou vos proches vous lisent ces mots et vous transmettent cet appel de ma part : je vous demande de prier. Le Seigneur écoute attentivement la prière de ceux qui ont confiance en Lui. Que nul ne dise : “Je ne sais pas prier”, car, comme le dit l’Apôtre, “l’Esprit vient au secours de notre faiblesse ; car nous ne savons pas prier comme il faut, mais l’Esprit lui-même intercède par des gémissements inexprimables” (Rm 8,26). Dans les Évangiles, en effet, Jésus écoute aussi ceux qui s’adressent à lui de manière apparemment inadéquate, parfois seulement par un geste (cf. Lc 8,44) ou par un cri (cf. Mc 10,46). Dans la prière, il y a une mission accessible à tous, et je voudrais vous la confier de manière particulière. Personne n’est si fragile qu’il ne puisse prier, adorer le Seigneur, rendre gloire à son Saint Nom et intercéder pour le salut du monde. Devant le Tout-Puissant, nous nous découvrons tous égaux.

Chers frères et sœurs, votre prière est plus urgente aujourd’hui que jamais. Sainte Thérèse d’Avila a écrit que “dans les moments difficiles, nous avons besoin des amis forts de Dieu pour soutenir les faibles”. Ce temps de la pandémie nous a montré clairement que nous sommes tous vulnérables : “nous nous sommes rendus compte que nous sommes tous dans la même barque, tous fragiles et désorientés, mais en même temps tous importants et nécessaires, tous appelés à ramer ensemble.”[1] La première façon de le faire est de prier. Nous pouvons tous le faire ; et même si, comme Moïse, nous avons besoin de soutien (cf. Ex 17,10), nous sommes sûrs que le Seigneur écoutera notre invocation.

Je vous souhaite le meilleur. Que le Seigneur vous bénisse et que la Vierge vous protège.

Rome, Saint Jean de Latran, 20 novembre 2021

FRANCOIS

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[1] Moment extraordinaire de prière en temps d’épidémie, 27 mars 2020.

Traduzione in lingua inglese

“You are my friends” (Jn 15:14)

Dear brothers and sisters!

As we celebrate your International Day, I would like to speak directly to all of you who live with any condition of disability, to tell you that the Church loves you and needs each of you for the fulfilment of her mission at the service of the Gospel.

Jesus, our friend

Jesus is our friend! That is what he told his disciples at the Last Supper (cf.Jn15:14). His words also speak to us; they shed light on the mystery of our close relationship to him as members of his Church. “Friendship with Jesus cannot be broken. He never leaves us, even though at times it appears that he keeps silent. When we need him, he makes himself known to us; he remains at our side wherever we go” (Christus Vivit, 154). We Christians have received a gift: access to the heart of Jesus and friendship with him. It is a privilege and a blessing, and it becomes our vocation: we are called to be friends of Jesus!

Having Jesus as a friend is an immense consolation. It can turn each of us into a grateful and joyful disciple, one capable of showing that our frailties are no obstacle to living and proclaiming the Gospel. In fact, a trusting and personal friendship with Jesus can serve as the spiritual key to accepting the limitations that all of us have, and thus to be at peace with them. This in turn can lead to a joy that “fills hearts and lives” (Evangelii Gaudium, 1), since, as a great exegete has written, friendship with Jesus is “a spark that kindles the fire of enthusiasm”.[1]

The Church is your home

Baptism makes each one of us a full-fledged member of the Church community, so that all of us, without exclusion or discrimination, can say: “I am Church!” The Church is truly your home! We, all of us together, are Church, because Jesus chose to be our friend. The Church – and this is something we need to learn more and more in the synodal process we have begun – “is not a community of people who are perfect, but a community of disciples on a journey, who follow the Lord because they know they are sinners and in need of his forgiveness” (Catechesis, 13 April 2016). In this people which, guided by God’s word, advances amid the events of history, “everyone has a part to play; no one is a mere extra” (Address to the Faithful of Rome, 18 September 2021).For this reason, each of you is also called to make his or her own contribution to the synodal journey. I am convinced that, if it truly becomes “a participative and inclusive ecclesial process”[2], the Church community will be genuinely enriched.

Sad to say, even today many of you “are treated as foreign bodies in society”; you can “feel that [you] exist without belonging and without participating” and that “much still prevents [you] from being fully enfranchised” (Fratelli Tutti, 98). Discrimination continues to be all too present at various levels of society; it feeds on prejudice, ignorance and a culture that finds it hard to appreciate the inestimable value of each person. In particular, the continuing tendency to regard disabilities – which are the result of the interaction between social barriers and each person's limitations – as if they were a kind of disease, contributes to keeping your lives separate and stigmatizing you.

As far as the Church’s life is concerned, “the worst form of discrimination… is the lack of spiritual care” (Evangelii Gaudium, 200). Sometimes, as certain of you have unfortunately experienced, this has taken the form of denying access to the sacraments. The Church’s magisterium is very clear in this area, and recently theDirectory for Catechesisstated explicitly that “no one can deny the sacraments to persons with disabilities” (No. 272). When we experience such discrimination, it is precisely our friendship with Jesus, that all of us have received as an undeserved gift, which redeems us and enables us to perceive differences as a treasure. For Jesus does not call us servants, women and men of lesser dignity, but friends: confidants worthy of knowing all that he has received from the Father (cf.Jn15:15).

In times of hardship

Jesus’ friendship protects us in moments of difficulty. I am well aware that the Covid-19 pandemic, from which we are struggling to emerge, continues to have grave repercussions on many of your lives. I think, for example, of your being forced to stay at home for long periods of time; the difficulty experienced by many students with disabilities in accessing aids to distance learning; the lengthy interruption of social care services in a good number of countries; and many other hardships that you have had to face. Above all, I think of those of you who live in residential facilities and the pain of forced separation from your loved ones. In those places, the virus hit hard and, despite the dedication of caretakers, it has taken all too many lives. Know that the Pope and the Church are especially close to you, with love and affection!

The Church stands beside those of you who are still struggling with the Coronavirus. As always, she insists that everyone be provided with treatment, and that disabilities not prevent access to the best care available. In this regard, some Episcopal Conferences, such as that of England and Wales [3], and the United States,[4]have already intervened to demand respect for the right of everyone, without discrimination, to medical care.

The Gospel is for everyone

Our vocation arises from our friendship with the Lord. He has chosen us to bear much fruit, fruit that will remain (cf.Jn15:16). As the true vine, he wants every branch, in union with him, to bear fruit. Yes, Jesus wants us to attain “the happiness for which we were created. He wants us to be saints and not to settle for a bland and mediocre existence”(Gaudete et Exsultate, 1).

The Gospel is also for you! Its message is addressed to everyone; it is a word of consolation and, at the same time, a summons to conversion. The Second Vatican Council, in speaking of the universal call to holiness, teaches that “all the faithful of Christ of whatever rank or status, are called to the fullness of the Christian life and to the perfection of charity… In order that the faithful may reach this perfection, they must use their strength accordingly as they have received it, as a gift from Christ… They must devote themselves with all their being to the glory of God and the service of their neighbor” (Lumen Gentium, 40).

The Gospels show that whenever persons with disabilities met Jesus, their lives changed profoundly, and they became his witnesses. Such was the case, for example, of the man blind from birth who, after being healed by Jesus, boldly declared to everyone that Jesus was a prophet (cf.Jn9:17). Many others joyfully proclaimed what the Lord had done for them.

I know that some of you live in situations that are not easy. I would like to speak personally to each of you, and I ask that, if necessary, your family members or those closest to you read my words to you, or convey my appeal. I ask you to pray. The Lord listens attentively to the prayers of those who trust in him. No one should say: “I don’t know how to pray”, because, as the Apostle says, “the Spirit comes to the aid of our weakness; for we do not know how to pray as we ought, but the Spirit himself intercedes with inexpressible groanings” (Rom8:26). In the Gospels, Jesus always listens to those who turn to him, however haltingly, even with a small sign (cf.Lk8:44) or a cry for help (cf.Mk10:47). Prayer is a mission, a mission accessible to everyone, and I would like to entrust that mission in a particular way to you. There is no one so frail that he or she cannot pray, worship the Lord, give glory to his holy Name and intercede for the salvation of the world. In the sight of the Almighty, we come to realize that we are all equal.

Dear brothers and sisters, today your prayers are more urgently needed than ever before. Saint Teresa of Avilawrote that “at times of difficulty, God’s friends need to be strong in order to support those who are weak”.[5]This time of pandemic has clearly shown us that we are all weak and vulnerable: “We have realized that we are all on the same boat, fragile and disoriented, but at the same time important and needed; all of us are called to row together”.[6]The primary way to do so is precisely by praying. This is something each of us can do; and even if, like Moses, we will have need of support (cf.Ex17:10), we are confident that the Lord will hear our plea.

To all of you I send my prayerful greetings and good wishes. May the Lord bless you, and may Our Lady watch over you always.

Rome, Saint John Lateran, 20 November 2021

FRANCIS

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[1]Rudolf Schnackenburg,Amicizia con Gesù, Brescia 2007, p. 68.[The Friend We Have in Jesus, Westminster John Knox Press, 1997]

[2]Synod of bishops,Preparatory Document. For a Synodal Church: Communion, Participation and Mission, No. 2.

[3]Bishops’ Conference of England and Wales,Coronavirus and Access to Treatment, 20 April 2020.

[4]USCCB - Public Affairs Office,Statement on Rationing Protocols by Health Care Professionals in Response to COVID-19, 3 April 2020.

[5]Autobiography, 15, 5.

[6]Extraordinary Moment of Prayer during the Pandemic, 27 March 2020.

Traduzione in lingua tedesca

»Ihr seid meine Freunde« (Joh 15,14)

Liebe Brüder und Schwestern!

Anlässlich des Internationalen Tages der Menschen mit Behinderung möchte ich mich direkt an euch wenden, die ihr in einer Situation der Behinderung lebt. Ich will euch sagen, dass die Kirche euch liebt und jeden von euch braucht, um ihre Sendung im Dienst des Evangeliums zu erfüllen.

Jesus, der Freund

Jesus ist unser Freund! Er selbst sagt es seinen Jüngern beim Letzten Abendmahl (vgl.Joh15,14). Seine Worte gelangen bis zu uns und erleuchten das Geheimnis unserer Beziehung zu ihm und unserer Zugehörigkeit zur Kirche. »Die Freundschaft mit Jesus ist unverbrüchlich. Er verlässt uns nie, auch wenn er manchmal zu schweigen scheint. Wenn wir ihn brauchen, lässt er sich von uns finden, und er bleibt an unserer Seite, wo immer wir auch hingehen« (Nachsyn. Apost. SchreibenChristus vivit, 154). Wir Christen haben ein Geschenk erhalten: den Zugang zum Herzen Jesu und die Freundschaft mit ihm. Wir haben das Glück, ein solches Privileg zu besitzen, und es wird zu unserer Berufung: Unsere Berufung ist es, seine Freunde zu sein!

Jesus zum Freund zu haben ist der größte Trost. Das kann aus jedem von uns einen dankbaren, fröhlichen Menschen machen, der zu bezeugen vermag, dass die eigene Gebrechlichkeit kein Hindernis darstellt, um das Evangelium zu leben und weiterzugeben. Die vertrauensvolle und persönliche Freundschaft mit Jesus kann in der Tat der geistliche Schlüssel sein, um die Grenzen anzunehmen, die wir alle erfahren, und um in versöhnter Weise unsere eigene menschliche Verfassung zu leben. Daraus erwächst eine Freude »die das Herz und das gesamte Leben erfüllt« (Apost. SchreibenEvangelii gaudium, 1).Denn wie ein großer Exeget einmal geschrieben hat, ist »Freundschaft mit Jesus […] auch heute zündender Funke, der Begeisterung und Einsatz für die Sache des Glaubens, Dienstbereitschaft für leidende Menschen und Hingabe der eigenen Person weckt«.[1]

Die Kirche ist euer Zuhause

Die Taufe macht jeden von uns zu einem vollgültigen Mitglied der Gemeinschaft der Kirche und schenkt jedem, ohne Ausschluss oder Diskrimination, die Möglichkeit auszurufen: „Ich bin Kirche!“. Die Kirche ist in der Tat euer Zuhause! Wir alle zusammen sind Kirche, weil Jesus sich entschieden hat, unser Freund zu sein. Sie ist – das wollen wir immer besser in dem synodalen Prozess lernen, den wir eingeschlagen haben – »keine Gemeinschaft der Vollkommenen, sondern eine Gemeinschaft von Jüngern auf dem Weg, die dem Herrn nachfolgen, die seiner Vergebung bedürfen« (Generalaudienz, 13. April 2016).In diesem Volk, das unter den Ereignissen der Geschichte durch das Wort Gottes voranschreitet, ist »jeder ein Protagonist, keiner kann als bloßer Statist betrachtet werden« (An die Gläubigen der Diözese Rom, 18. September 2021). Daher ist auch jeder von euch eingeladen, seinen eigenen Beitrag mit auf die synodale Route zu bringen. Ich bin davon überzeugt: Wenn es wirklich ein kirchlicher Prozess wird,»an dem alle teilnehmen können und von dem niemand ausgeschlossen wird«[2], wird die Gemeinschaft der Kirche daraus tatsächlich bereichert hervorgehen.

Leider gibt es auch heute noch viele, »die als Fremdkörper der Gesellschaft behandelt werden.[...] Siefühlen sich ohne Zugehörigkeit und Beteiligung«und »es gibt immer noch vieles, was sie an einer vollen Teilhabe [hindert]«(EnzyklikaFratelli tutti, 98). Die Diskrimination ist immer noch viel zu präsent auf den verschiedenen Ebenen sozialen Lebens, sie nährt sich aus Vorurteilen, aus Gleichgültigkeit und einer Kultur, die sich schwer tut, den unschätzbaren Wert jedes Menschen zu verstehen. Insbesondere, wenn man die Behinderung auffasst – die das Ergebnis einer Interaktion zwischen den sozialen Schranken und den Grenzen des Einzelnen ist –, als wäre sie eine Krankheit trägt dazu bei, eure Existenzen auf Distanz zu halten und das Stigma gegenüber euch zu nähren.

Was das Leben der Kirche angeht, ist »die schlimmste Diskriminierung […] der Mangel an geistlicher Zuwendung«(Apost. SchreibenEvangelii gaudium, 200), der sich gelegentlich in einer Verweigerung des Zugangs zu den Sakramenten zeigt, was einige von euch leider erlebt haben. Das Lehramt ist diesbezüglich sehr klar und hat kürzlich im Direktorium für die Katechese explizit deutlich gemacht, dass »niemand Menschen mit Behinderungen die Sakramente verweigern kann« (Nr. 272).Angesichts der Diskriminationen ist es gerade di Freundschaft mit Jesus, die wir als unverdientes Geschenk erhalten, die uns frei macht und die Verschiedenheiten als Reichtum zu leben gestattet. Er nennt uns in der Tat nicht Knechte, Frauen und Männer mit halbierter Würde, sondern Freunde: Vertraute, die würdig sind, alles mitgeteilt zu bekommen, das er von seinem Vater gehört hat (vgl.Joh15,15).

In der Zeit der Prüfung

Die Freundschaft mit Jesus schützt uns in der Zeit der Prüfung. Ich weiß zu gut, dass die Pandemie von Covid-19, aus der wir nur mühsam herauskommen, sehr schwere Auswirkungen auf das Leben vieler von euch hatte und noch immer hat. Ich beziehe mich da, zum Beispiel, auf die Notwendigkeit, für lange Zeit im Haus zu bleiben; auf die Schwierigkeit vieler Studenten mit Behinderung, aus der Ferne zu den didaktischen Hilfsmitteln zu gelangen; zu den Dienstleistungen, die in vielen Ländern für lange Zeit eingestellt waren; und an viele andere Unannehmlichkeiten, die jeder von euch in Kauf nehmen musste. Doch besonders denke ich an die vielen unter euch, die in Wohngemeinschaften leben, und die Leiden, die die erzwungene Isolierung von euren Lieben gebracht hat. An diesen Orten hat das Virus sehr gewütet, und trotz des aufopfernden Dienstes des Personals zu viele Opfer gefordert. Seid gewiss, dass der Papst und die Kirche euch in besonderer Weise nahestehen, mit Zuneigung und Zärtlichkeit.

Die Kirche steht denen von euch, die noch gegen das Coronavirus kämpfen müssen, zur Seite; wie immer bekräftigt sie die Notwendigkeit, dass man für jeden Sorge trägt, ohne dass die Situation der Behinderung eine Hürde für den Zugang zu den besten verfügbaren Behandlungen wäre. In diesem Sinne haben schon einige Bischofkonferenzen interveniert, wie die von England und Wales[3]und die der Vereinigten Staaten [4], und gefordert, dass das Recht aller respektiert und ohne Diskriminationen angewandt wird.

Das Evangelium ist für alle

Von der Freundschaft mit dem Herrn her kommt auch unsere Berufung. Er hat uns auserwählt, damit wir viel Frucht bringen und unsere Frucht bleibt (vgl.Joh15,16). Indem er sich selbst als den wahren Weinstock darstellte, wollte er, dass jede mit ihm verbundene Rebe Frucht zu bringen vermag. Ja, Jesus möchte, dass wir das »Glück, für das wir geschaffen wurden [erreichen]. Er will, dass wir heilig sind, und erwartet mehr von uns, als dass wir uns mit einer mittelmäßigen, verwässerten, flüchtigen Existenz zufriedengeben (Apostolisches SchreibenGaudete et Exsultate, 1).

Das Evangelium ist auch für dich! Es ist ein Wort, das an alle gerichtet ist, das tröstet und gleichzeitig zur Umkehr aufruft. Das Zweite Vatikanische Konzil lehrt, wenn es von der allgemeinen Berufung zur Heiligkeit spricht, dass »alle Christgläubigen jeglichen Standes oder Ranges zur Fülle des christlichen Lebens und zur vollkommenen Liebe berufen sind [...]. Zur Erreichung dieser Vollkommenheit sollen die Gläubigen die Kräfte, die sie nach Maß der Gnadengabe Christi empfangen haben, anwenden, um [...] sich mit ganzem Herzen der Ehre Gottes und dem Dienst des Nächsten hinzugeben (Lumen Gentium, 40).

Die Evangelien berichten uns von der Begegnung Jesu mit Menschen mit Behinderungen, deren Leben sich dadurch tiefgreifend änderte und die begonnen haben, seine Zeugen zu sein. Das ist zum Beispiel bei dem von Geburt an blinden Mann der Fall, der im Anschluss an seine Heilung durch Jesus vor allen mutig behauptet, er sei ein Prophet (vgl.Joh9,17); und viele andere verkünden freudig, was der Herr an ihnen getan hat.

Ich weiß, dass einige von euch in Zuständen äußerster Gebrechlichkeit leben. Aber ich möchte mich gerade an euch wenden und allenfalls – wo es nötig ist – eure Familienangehörigen oder diejenigen, die euch am nächsten stehen, bitten, diese meine Worte vorzulesen oder diesen meinen Aufruf weiterzugeben, und euch um das Gebet zu bitten. Der Herr hört aufmerksam das Gebet derer, die ihm vertrauen. Niemand soll sagen: „Ich kann nicht beten“, denn, wie der Apostel sagt: »So nimmt sich auch der Geist unserer Schwachheit an. Denn wir wissen nicht, was wir in rechter Weise beten sollen; der Geist selber tritt jedoch für uns ein mit unaussprechlichen Seufzern« (Röm8,26). In den Evangelien hört Jesus denjenigen zu, die sich in scheinbar unangemessener Weise, vielleicht nur durch eine Geste (vgl.Lk8,44) oder einen Schrei (vgl.Mk10,46), an ihn wenden. Im Gebet liegt eine Mission, die für alle zugänglich ist, und ich möchte sie euch auf besondere Weise anvertrauen. Es gibt niemanden, der so schwach wäre, dass er nicht beten, den Herrn anbeten, seinen heiligen Namen verherrlichen und für das Heil der Welt eintreten könnte. Vor dem Allmächtigen erkennen wir uns alle als gleich.

Liebe Brüder und Schwestern, euer Gebet ist heute dringender denn je. Die heilige Teresa von Ávila schrieb, dass »in schwierigen Zeiten starke Freunde Gottes gebraucht werden, um die Schwachen zu unterstützen«.[5]Die Zeit der Pandemie hat uns deutlich vor Augen geführt, dass uns der Zustand der Verletzlichkeit alle vereint: »Uns wurde klar, dass wir alle im selben Boot sitzen, alle schwach und orientierungslos sind, aber zugleich wichtig und notwendig, denn alle sind wir dazu aufgerufen, gemeinsam zu rudern«.[6]Die erste Weise, dies zu tun, liegt eben im Beten. Wir alle können es tun; und selbst wenn wir wie Mose Unterstützung brauchen (vgl.Ex17,10), sind wir sicher, dass der Herr unsere Anrufung erhören wird.

Ich wünsche euch alles Gute. Möge der Herr euch segnen und die Gottesmutter euch beschützen.

Rom, St. Johannes im Lateran, 20.November 2021

FRANZISKUS

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[1]Rudolf Schnackenburg,Freundschaft mit Jesus, Freiburg i. Brg. 1996, S.57.

[2]Bischofssynode,Vorbereitungsdokument. Für eine synodale Kirche: Gemeinschaft, Teilhabe und Sendung, 2.

[3]Bishops’ Conference of England and Wales,Coronavirus and Access to Treatment, April 20th, 2020.

[4]USCCB - Public Affairs Office,Statement on Rationing Protocols by Health Care Professionals in Response to COVID-19, April 3rd 2020.

[5]Das Buch meines Lebens, 15,5.

[6]Besondere Andacht zur Zeit der Pandemie, 27. März 2020.

Traduzione in lingua spagnola

“Ustedes son mis amigos” (Jn 15,14)

Queridos hermanos y hermanas:

Con motivo de su Día Internacional, quisiera dirigirme directamente a ustedes que viven con algún tipo de discapacidad, para decirles que la Iglesia los ama y necesita de cada uno de ustedes para cumplir su misión al servicio del Evangelio.

Jesús, el amigo

¡Jesús es nuestro amigo! Él mismo lo dijo a sus discípulos en la última cena (cf.Jn15,14). Sus palabras llegan hasta nosotros, iluminando el misterio de nuestro vínculo con Él y nuestra pertenencia a la Iglesia. «La amistad con Jesús es inquebrantable. Él nunca se va, aunque a veces parece que hace silencio. Cuando lo necesitamos se deja encontrar por nosotros y está a nuestro lado por donde vayamos» (Exhort. ap. postsin.Christus vivit, 154). Los cristianos hemos recibido un don: el acceso al corazón de Jesús y la amistad con Él. Es un privilegio con el que hemos sido bendecidos y que se convierte en nuestra llamada, ¡nuestra vocación es ser sus amigos!

Tener a Jesús como amigo es el mayor de los consuelos y puede hacer de cada uno de nosotros un discípulo agradecido y alegre, capaz de dar testimonio de que la propia fragilidad no es un obstáculo para vivir y comunicar el Evangelio. La confianza y la amistad personal con Jesús pueden ser la clave espiritual para aceptar las limitaciones que todos experimentamos y para vivir nuestra condición de forma reconciliada. Pueden suscitar una alegría que «llena el corazón y la vida entera» (Exhort. ap.Evangelii gaudium, 1) porque, como escribió un gran exégeta, la amistad con Jesús es «una chispa que enciende el fuego del entusiasmo»[1].

La Iglesia es su casa

El Bautismo hace que cada uno de nosotros seamos miembros de pleno derecho de la comunidad eclesial y, sin exclusión ni discriminación, nos da la posibilidad de exclamar: “¡Soy Iglesia!”. La Iglesia, de hecho, es la casa de ustedes. Nosotros, todos juntos, somos Iglesia porque Jesús ha elegido ser nuestro amigo. La Iglesia —queremos aprenderlo cada vez más en el proceso sinodal que hemos emprendido— «no es una comunidad de perfectos, sino de discípulos en camino, que siguen al Señor porque se reconocen pecadores y necesitados de su perdón» (Catequesis, 13 abril 2016). En este pueblo, que avanza a través de los acontecimientos de la historia guiado por la Palabra de Dios, «todos son protagonistas, nadie puede ser considerado un mero figurante» (A los fieles de Roma, 18 septiembre 2021). Por ello, cada uno de ustedes está llamado también a aportar su propia contribución en el camino sinodal. Estoy convencido de que, si es realmente «un proceso eclesial participado e inclusivo»[2], la comunidad eclesial se verá verdaderamente enriquecida.

Por desgracia, aún hoy muchos de ustedes «son tratados como cuerpos extraños en la sociedad. [...] Sienten que existen sin pertenecer y sin participar», y «hay todavía mucho que les impide tener una ciudadanía plena» (Carta enc.Fratelli tutti, 98). La discriminación sigue estando demasiado presente en varios niveles de la vida social; se alimenta de los prejuicios, la ignorancia y una cultura que lucha por comprender el valor inestimable de cada persona. En particular, seguir considerando la discapacidad —que es el resultado de la interacción entre las barreras sociales y las limitaciones de cada persona— como si fuera una enfermedad, contribuye a mantener sus vidas separadas y alimenta el estigma en su contra.

En lo que respecta a la vida de la Iglesia, «la peor discriminación [...] es la falta de atención espiritual» (Exhort. ap.Evangelii gaudium, 200), que a veces se ha manifestado en la negación del acceso a los sacramentos que, por desgracia, algunos de ustedes han experimentado. El Magisterio es muy claro en este asunto y recientemente elDirectorio para la Catequesisdeclaró explícitamente que «nadie puede negar los sacramentos a las personas con discapacidad» (n. 272). Frente a la discriminación, es precisamente la amistad de Jesús, que todos recibimos como un don inmerecido, la que nos redime y nos permite experimentar las diferencias como una riqueza. En efecto, Jesús no nos llama siervos, mujeres y hombres de dignidad a medias, sino amigos, confidentes dignos de conocer todo lo que Él ha recibido del Padre (cf.Jn15,15).

En tiempo de prueba

La amistad de Jesús nos protege en el tiempo de la prueba. Soy consciente de que la pandemia de Covid-19, de la que estamos luchando por salir, ha tenido y sigue teniendo repercusiones muy duras en la vida de muchos de ustedes. Me refiero, por ejemplo, a la necesidad de permanecer en casa durante largos periodos; a la dificultad que tienen muchos estudiantes con discapacidad para acceder a las herramientas de aprendizaje a distancia; a los servicios de atención al público que se interrumpieron durante mucho tiempo en muchos países; y a muchas otras dificultades que cada uno de ustedes ha tenido que afrontar. Pero, sobre todo, pienso en los que viven en centros residenciales y en el sufrimiento que ha supuesto la separación forzosa de sus seres queridos. En estos lugares el virus ha sido muy violento y, a pesar de la dedicación del personal, se ha cobrado demasiadas víctimas. Sepan que el Papa y la Iglesia están cerca de ustedes de manera especial, con afecto y ternura.

La Iglesia está al lado de todos los que siguen luchando contra el coronavirus. Como siempre, la Iglesia insiste en la necesidad de que todos sean atendidos, sin que la discapacidad sea un obstáculo para acceder a los mejores cuidados disponibles. En este sentido, algunas conferencias episcopales —como las de Inglaterra y Gales[3]y la de Estados Unidos [4]— ya han intervenido para pedir que se respete el derecho de todos a ser tratados sin discriminación.

El Evangelio es para todos

Nuestra vocación también deriva de nuestra amistad con el Señor, que nos ha elegido para que demos mucho fruto y que nuestro fruto permanezca (cf.Jn15,16). Presentándose como la verdadera Vid, quiso que cada sarmiento, unido a Él, pudiera dar fruto. Sí, Jesús quiere que alcancemos «la felicidad para la cual fuimos creados. Él nos quiere santos y no espera que nos conformemos con una existencia mediocre, aguada, licuada» (Exhort. ap.Gaudete et exsultate,1).

El Evangelio también es para ti. Es una Palabra dirigida a todos, que consuela y, al mismo tiempo, llama a la conversión. El Concilio Vaticano II, hablando de la llamada universal a la santidad, enseña que «todos los fieles, de cualquier estado o condición, están llamados a la plenitud de la vida cristiana y a la perfección de la caridad [...]. En el logro de esta perfección empeñen los fieles las fuerzas recibidas según la medida de la donación de Cristo, a fin de que, [...] se entreguen con toda su alma a la gloria de Dios y al servicio del prójimo» (Const. dogm.Lumen gentium, 40).

Los Evangelios nos dicen que cuando algunas personas con discapacidad conocieron a Jesús, sus vidas cambiaron profundamente y comenzaron a ser sus testigos. Es el caso, por ejemplo, del ciego de nacimiento que, curado por Jesús, afirmó con valentía delante de todos que era un profeta (cf.Jn9,17); y muchos otros proclamaron con alegría lo que el Señor había hecho por ellos.

Sé que algunos de ustedes viven en condiciones extremadamente frágiles. Pero me gustaría dirigirme a ustedes —quizá pidiendo, cuando sea necesario, a sus familiares o a las personas más cercanas a ustedes que les lean estas palabras o que les transmitan este llamamiento que hago— y pedirles que recen. El Señor escucha atentamente la oración de los que confían en Él. Que nadie diga: “No sé rezar”, porque, como dice el Apóstol, «el Espíritu nos ayuda en nuestra debilidad, porque como no sabemos orar como conviene, él mismo intercede por nosotros con gemidos inexplicables» (Rm8,26). En los Evangelios, de hecho, Jesús escucha a los que se dirigen a Él incluso de forma aparentemente inadecuada, quizá sólo con un gesto (cf.Lc8,44) o un grito (cf.Mc10,46). En la oración hay una misión accesible a todos, y me gustaría encomendársela a ustedes de manera especial. No hay nadie tan frágil que no pueda rezar, adorar al Señor, dar gloria a su santo Nombre e interceder por la salvación del mundo. Ante el Todopoderoso todos nos descubrimos iguales.

Queridos hermanos y hermanas, su oración es hoy más urgente que nunca. Santa Teresa de Ávila escribió que «cuando los tiempos son recios, son necesarios amigos fuertes de Dios para sostener a los flojos» [5]. La época de la pandemia nos ha mostrado claramente que todos somos vulnerables, «nos dimos cuenta de que estábamos en la misma barca, todos frágiles y desorientados; pero, al mismo tiempo, importantes y necesarios, todos llamados a remar juntos»[6]. La primera forma de hacerlo es rezar. Todos podemos hacerlo; e incluso si, como Moisés, necesitamos que nos sostengan (cf.Ex17,10), estamos seguros de que el Señor escuchará nuestra súplica.

Les deseo lo mejor. Que el Señor los bendiga y la Virgen Santa los proteja.

Roma, San Juan de Letrán, 20 de noviembre de 2021

FRANCISCO

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[1]Rudolf Schnackenburg,Amicizia con Gesù, Brescia 2007, p. 68.

[2]Sínodo de los Obispos,Documento preparatorio. Por una Iglesia sinodal: comunión, participación y misión, 2.

[3]Cf.Bishops’ Conference of England and Wales,Coronavirus and Access to Treatment(20 abril 2020).

[4]Cf.USCCB - Public Affairs Office,Statement on Rationing Protocols by Health Care Professionals in Response to COVID-19(3 abril 2020).

[5]Vida, 15, 5.

[6]Momento extraordinario de oración en tiempos de epidemia(27 marzo 2020).

Traduzione in lingua portoghese

«Vós sois meus amigos» (Jo 15, 14)

Queridos irmãos e irmãs!

Por ocasião do vosso Dia Internacional, quero dirigir-me diretamente a vós que viveis uma condição de deficiência qualquer, para dizer que a Igreja vos ama e precisa de cada um de vós para cumprir a sua missão ao serviço do Evangelho.

Jesus, o amigo

Jesus é nosso amigo: foi Ele mesmo que o disse aos seus discípulos durante a Última Ceia (cf. Jo 15, 14). As suas palavras chegam até nós e iluminam o mistério da nossa ligação com Ele e da nossa pertença à Igreja. «A amizade com Jesus é indissolúvel. Nunca nos deixa, embora às vezes pareça calado. Quando precisamos d’Ele, deixa-Se encontrar por nós, e está ao nosso lado para onde quer que formos» (Francisco, Exort. ap. pós-sinodal Christus vivit, 154). Nós, cristãos, recebemos um dom: o acesso ao coração de Jesus e à amizade com Ele. É um privilégio que recebemos sem o merecer e que se torna a nossa chamada: a nossa vocação é sermos amigos d’Ele.

Ter Jesus como amigo é a maior das consolações e pode fazer de cada um de nós um discípulo agradecido, jubiloso e capaz de testemunhar que a própria fragilidade não é um obstáculo para viver e comunicar o Evangelho. Com efeito, a amizade confiante e pessoal com Jesus pode ser a chave espiritual para aceitar as limitações que todos experimentamos e viver em paz a nossa condição. Dela pode nascer uma alegria que «enche o coração e a vida inteira» (Francisco, Exort. ap. Evangelii gaudium, 1), pois a amizade com Jesus, como escreveu um grande exegeta, é «uma centelha que ateia o incêndio do entusiasmo».[1]

A Igreja é a vossa casa

O Batismo torna cada um de nós membro de pleno direito da comunidade eclesial e dá a cada um, sem exclusões nem discriminações, a possibilidade de exclamar: «Eu sou Igreja». De facto, a Igreja é a vossa casa. Nós, todos juntos, somos Igreja, porque Jesus escolheu ser nosso amigo. Ela «não é uma comunidade de pessoas perfeitas – queremos aprendê-lo cada vez melhor no processo sinodal que iniciamos –, mas de discípulos a caminho, que seguem o Senhor porque se reconhecem pecadores e necessitados do seu perdão» (Francisco, Catequese, na Audiência Geral de 13/IV/2016). Neste povo, que avança por entre as vicissitudes da história guiado pela Palavra de Deus, «todos são protagonistas, ninguém pode ser considerado um mero figurante» (Francisco, Discurso aos fiéis da diocese de Roma, 18/IX/2021). Por isso, também cada um de vós é chamado a oferecer a própria contribuição para o percurso sinodal. Estou convencido de que, se este for verdadeiramente «um processo eclesial participado e inclusivo»[2], a comunidade eclesial sairá realmente dele enriquecida.

Muitos de vós ainda hoje, infelizmente, «são tratados como corpos estranhos à sociedade (…), sentem que vivem sem pertença nem participação. Ainda há tanto que [vos] impede de beneficiar da plena cidadania» (Francisco, Carta enc. Fratelli tutti, 98). A discriminação ainda está demasiado presente em vários níveis da vida social; aquela alimenta-se de preconceitos, da ignorância e duma cultura que tem dificuldade em compreender o valor inestimável de toda a pessoa: concretamente, o facto de continuar a considerar a deficiência – que é o resultado da interação entre as barreiras sociais e as limitações de cada um – como se fosse uma doença contribui para vos estigmatizar mantendo segregada a vossa existência.

No que diz respeito à vida da Igreja, «a pior discriminação (...) é a falta de cuidado espiritual» (Evangelii gaudium, 200), que às vezes se manifestou na negação do acesso aos Sacramentos, experimentada infelizmente por alguns de vós. O Magistério é muito claro nisto e, recentemente, o Diretório para a Catequese afirmou de forma explícita que «ninguém pode recusar os Sacramentos às pessoas com deficiência» (n. 272). Face às discriminações, é precisamente a amizade de Jesus, recebida por todos como um dom imerecido, que nos resgata e permite viver as diferenças como riqueza. Realmente Jesus não nos chama servos, mulheres e homens de dignidade inferior, mas amigos: confidentes dignos de conhecer tudo o que Ele recebeu do Pai (cf. Jo 15, 15).

No tempo da provação

A amizade de Jesus protege-nos no tempo da provação. Sei bem que a pandemia da Covid-19, da qual com dificuldade vamos saindo, teve e continua a ter repercussões muito duras na vida de tantos de vós. Refiro-me, por exemplo, à necessidade de permanecer em casa por longos períodos, à dificuldade que muitos estudantes com deficiência têm para aceder aos instrumentos de ensino à distância, aos serviços às pessoas que estiveram longamente interrompidos em vários países, e a muitos outros incómodos que cada de vós teve de enfrentar. Mas sobretudo penso em quantos de vós viveis dentro de estruturas residenciais e no sofrimento que implicou a separação forçada dos vossos entes queridos. Nestes lugares, o vírus foi muito violento e, apesar de toda a dedicação do pessoal, ceifou muitas vítimas. Sabei que o Papa e a Igreja estão particularmente próximos de vós, com afeto e ternura.

A Igreja está ao lado daqueles dentre vós que ainda estão a lutar contra o coronavírus; como sempre, ela reitera a necessidade de se cuidar de cada um, sem que a condição de deficiência seja de obstáculo para o acesso aos melhores tratamentos disponíveis. Neste sentido, algumas Conferências Episcopais, como a da Inglaterra e País de Gales [3] e a dos Estados Unidos,[4] intervieram para pedir que se respeite o direito de todos a serem tratados sem discriminação.

O Evangelho é para todos

Da amizade com o Senhor deriva também a nossa vocação. Ele escolheu-nos para darmos muito fruto e para que o nosso fruto permaneça (cf. Jo 15, 16). Definindo-Se como a Videira verdadeira, quis que cada ramo pudesse, unido a Ele, dar fruto. Sim, Jesus deseja que cheguemos à «felicidade para a qual fomos criados. Quer-nos santos e espera que não nos resignemos com uma vida medíocre, superficial e indecisa» (Francisco, Exort. ap. Gaudete et exsultate, 1).

O Evangelho também é para ti. Dirigida a cada um, é uma Palavra que consola e, ao mesmo tempo, chama à conversão. O Concílio Vaticano II, ao falar da vocação universal à santidade, ensina que «os cristãos de qualquer estado ou ordem são chamados à plenitude da vida cristã e à perfeição da caridade. (...) Para alcançar esta perfeição, empreguem os fiéis as forças recebidas segundo a medida em que as dá Cristo, a fim de que (...) se consagrem com toda a alma à glória do Senhor e ao serviço do próximo» (Const. dogm. Lumen gentium, 40).

Contam-nos os Evangelhos que, quando algumas pessoas com deficiência encontraram Jesus, a sua vida mudou profundamente e começaram a ser testemunhas d’Ele. É o caso, por exemplo, do homem cego de nascença que, uma vez curado por Jesus, afirma corajosamente diante de todos que Ele é um profeta (cf. Jo 9, 17); e muitos outros proclamam, com alegria, aquilo que o Senhor fez por eles.

Sei que alguns de vós vivem condições de extrema fragilidade. Mas é precisamente a vós que me quero dirigir, talvez pedindo – onde for necessário – aos vossos familiares ou a quem vos acompanha de mais perto que vos leiam estas minhas palavras ou transmitam este meu apelo: pedir-vos para rezar. O Senhor escuta atentamente a oração de quem confia n’Ele. E ninguém diga «eu não sei rezar», porque, como diz o Apóstolo, «o Espírito vem em auxílio da nossa fraqueza, pois não sabemos o que havemos de pedir, para rezarmos como deve ser; mas o próprio Espírito intercede por nós com gemidos inefáveis» (Rm 8, 26). Com efeito, nos Evangelhos, Jesus ouve quem se Lhe dirige mesmo de forma aparentemente inadequada, talvez só com um gesto (cf. Lc 8, 44) ou um grito (Mc 10, 46-48). Na oração, há uma missão acessível a cada um e eu gostaria de a confiar de modo especial a vós. Não há ninguém tão frágil que não possa rezar, adorar o Senhor, dar glória ao seu Nome santo e interceder pela salvação do mundo. Diante de Deus Todo-Poderoso, descobrimo-nos todos iguais.

Queridos irmãos e irmãs, a vossa oração é mais urgente hoje do que nunca. Santa Teresa d’Ávila escreveu que, «em tempos difíceis, são necessários amigos fortes de Deus para sustentáculo dos fracos».[5] O tempo da pandemia mostrou-nos claramente que a condição de vulnerabilidade é comum a todos: «demo-nos conta de estar no mesmo barco, todos frágeis e desorientados mas ao mesmo tempo importantes e necessários: todos chamados a remar juntos».[6] E o primeiro modo de o fazer é precisamente rezar. Podemos fazê-lo todos; e ainda que tivéssemos, como Moisés, necessidade dum sustentáculo (cf. Ex 17, 10-12), temos a certeza de que o Senhor ouvirá a nossa súplica.

Desejo-vos todo o bem. Que o Senhor vos abençoe e Nossa Senhora vos guarde.

Roma, São João de Latrão, 20 de novembro de 2021.

FRANCISCO

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[1] Rudolf Schnackenburg, Amicizia con Gesù (Brescia 2007), pg. 68.

[2] Sínodo dos Bispos, Documento preparatório. Para uma Igreja sinodal: comunhão, participação e missão, 2.

[3] Conferência dos Bispos de Inglaterra e Gales, Coronavirus and Access to Treatment (20 de abril de 2020).

[4] Conferência dos bispos Católicos dos estados unidos – Departamento para os Assuntos públicos, Statement on Rationing Protocols by Health Care Professionals in Response to COVID-19 (3 de abril de 2020).

[5] Vida, 15, 5.

[6] Francisco, Momento extraordinário de oração em tempo de epidemia (27 de março de 2020).

Traduzione in lingua polacca

„Wy jesteście przyjaciółmi moimi” (J 15,14)

Drodzy bracia i siostry!

Z okazji waszego Międzynarodowego Dnia pragnę zwrócić się wprost do was, przeżywających wszelki rodzaj niepełno­sprawności, żeby wam powiedzieć, że Kościół was miłuje i potrzebuje każdego z was, aby wypełniać swoją misję w służbie Ewangelii.

Jezus jest przyjacielem

Jezus jest naszym przyjacielem! Powiedział to sam uczniom podczas Ostatniej Wieczerzy (por. J 15, 14). Jego słowa docierają do nas i rozświetlają tajemnicę naszej więzi z Nim i naszej przynależności do Kościoła. „Przyjaźń z Jezusem jest nierozerwalna. Nigdy nie odejdzie, choć czasami zdaje się milczeć. Kiedy Go potrzebujemy, pozwala się nam znaleźć (por. Jr 24, 14) i jest po naszej stronie, dokądkolwiek pójdziemy (por. Joz 1, 9)” (Adhort. apost. Christus vivit, 154). My, chrześcijanie, otrzymaliśmy pewien dar: przystęp do serca Jezusa i przyjaźń z Nim. Jest to przywilej, którym zostaliśmy obdarzeni i który staje się naszym powołaniem: naszym powołaniem jest być Jego przyjaciółmi!

Mieć Jezusa za przyjaciela to największa z pociech i może uczynić każdego z nas wdzięcznym, radosnym uczniem, zdolnym do świadczenia, że nasza własna słabość nie jest przeszkodą w życiu i głoszeniu Ewangelii. Ufna i osobista przyjaźń z Jezusem może być duchowym kluczem do zaakceptowania ograniczeń, których wszyscy doświadczamy i do przeżywania naszego stanu w sposób pojednany. Może ona zrodzić radość, „która napełnia serce oraz całe życie” (Adhort. apost. Evangelii gaudium, 1), ponieważ, jak napisał pewien wielki egzegeta, przyjaźń z Jezusem jest „iskrą, która rozpala entuzjazm”[1].

Kościół jest waszym domem

Chrzest czyni każdego z nas pełnoprawnym członkiem wspólnoty kościelnej i daje każdemu, bez wykluczenia czy dyskryminacji, możliwość powiedzenia: „Ja jestem Kościołem!”. Kościół jest w istocie waszym domem! My, wszyscy razem, jesteśmy Kościołem, ponieważ Jezus postanowił być naszym przyjacielem. Kościół – chcemy się tego coraz lepiej uczyć w podjętym przez nas procesie synodalnym – „nie jest wspólnotą ludzi doskonałych, ale uczniów w drodze, którzy idą za Panem, ponieważ uznają, że są grzeszni i potrzebują Jego przebaczenia” (Katecheza, 13 kwietnia 2016 r., w: „L’Osservatore Romano, wyd. polskie n. 5 (382)/2016, s. 37). W tym ludzie, który podąża naprzód pośród wydarzeń historii, prowadzony przez Słowo Boże, „wszyscy są protagonistami, nikt nie może być uważany za statystę” (Ai fedeli di Roma, 18 września 2021). Z tego względu także każdy z was jest wezwany, aby wnieść swój własny wkład w proces synodalny. Jestem przekonany, że jeśli będzie to rzeczywiście „proces kościelny oparty na uczestnictwie i włączeniu”[2], wspólnota kościelna wyjdzie z niego prawdziwie ubogacona.

Niestety, nawet dzisiaj wielu z was jest „traktowanych w społeczeństwie jak ciała obce [...]. Czujecie, że istniejecie, ale bez przynależności i bez partycypacji”, i „jest jeszcze wiele spraw, które nie pozwalają wam być w pełni obywatelami” (por. Enc. Fratelli tutti, 98). Dyskryminacja jest wciąż zbyt obecna na różnych poziomach życia społecznego; karmi się uprzedzeniami, ignorancją i mentalnością, która z trudem pojmuje nieocenioną wartość każdej osoby. W szczególności, traktowanie nadal niepełnosprawności – będącej wynikiem interakcji pomiędzy barierami społecznymi a ograniczeniami każdej osoby – jakby była chorobą, przyczynia się do ogradzania waszego życia i podsyca stygmatyzację.

Jeśli chodzi o życie Kościoła, „najgorszą dyskryminacją [...] jest brak opieki duchowej” (Adhort. apost. Evangelii gaudium, 200), który niekiedy przejawia się w odmowie dostępu do sakramentów, czego niestety doświadczają niektórzy z was. Magisterium jest bardzo jasne w tej kwestii, a ostatnio Dyrektorium katechetyczne wyraźnie stwierdziło, że „nikt nie może odmówić sakramentów osobom niepełnosprawnym” (n. 272). W obliczu dyskryminacji, to właśnie przyjaźń Jezusa, którą wszyscy otrzymujemy jako niezasłużony dar, odkupia nas i pozwala nam przeżywać różnice jako bogactwo. Nie nazywa On nas bowiem sługami, kobietami i mężczyznami o połowicznej godności, lecz przyjaciółmi: zaufanymi, godnymi poznania wszystkiego, co On otrzymał od Ojca (por. J 15, 15).

W okresie próby

Przyjaźń Jezusa chroni nas w czasie próby. Doskonale zdaję sobie sprawę, że pandemia Covid-19, z której z trudem się wydostajemy, miała i nadal ma bardzo poważne reperkusje w życiu wielu z was. Odnoszę się na przykład do konieczności pozostawania przez dłuższy czas w domu; do trudności, jakie wielu niepełnosprawnych uczniów i studentów ma z dostępem do zdalnych narzędzi kształcenia; do posług dla osób, które w wielu krajach zostały przerwane na długi okres; oraz do wielu innych trudności, z którymi każdy z was musiał się zmierzyć. Ale przede wszystkim myślę o tych z was, którzy mieszkają w domach opieki i o cierpieniu, jakie pociąga za sobą przymusowa rozłąka z najbliższymi. W tych miejscach wirus był bardzo okrutny i pomimo poświęcenia personelu, pochłonął nazbyt wiele ofiar. Wiedzcie, że Papież i Kościół są wam bliscy w sposób szczególny, serdecznie i z wrażliwością!

Kościół jest u boku tych z was, którzy nadal walczą z koronawirusem. Jak zawsze podkreśla on potrzebę, aby wszyscy byli otoczeni opieką, a stan niepełnosprawności nie stanowił przeszkody w dostępie do najlepszej osiągalnej opieki. W tym duchu wypowiedziały się już niektóre konferencje episkopatów, jak na przykład Konferencje Anglii i Walii[3] oraz Stanów Zjednoczonych[4], żądając respektowania prawa każdego człowieka do leczenie bez jakiejkolwiek dyskryminacji.

Ewangelia jest dla wszystkich

Z naszej przyjaźni z Panem wywodzi się także nasze powołanie. Wybrał On nas, abyśmy przynosili owoc obfity i aby owoc nasz trwał (por. J 15, 16). Ukazując siebie jako prawdziwy Krzew Winny, chciał On, aby każda gałąź, zjednoczona z Nim, mogła przynosić owoce. Tak, Jezus chce, abyśmy osiągnęli „prawdziwe, szczęście, dla którego zostaliśmy stworzeni. Chce, abyśmy byli świętymi i nie oczekuje, że zadowolimy się życiem przeciętnym, rozwodnionym, nic nie wartym” (Adhort. apost. Gaudete et exsultate, 1).

Ewangelia jest także dla ciebie! Jest to Słowo skierowane do wszystkich, które pociesza i jednocześnie wzywa do nawrócenia. Sobór Watykański II, mówiąc o powszechnym powołaniu do świętości, naucza, że „wierni, każdego stanu i zawodu, powołani są do pełni życia chrześcijańskiego oraz doskonałości miłości [...]. Wierni powinni kierować siły otrzymane według miary daru Chrystusa ku osiągnięciu tej doskonałości, aby [...] poświęcali się chwale Bożej i służbie bliźniemu” (Konst. Lumen gentium, 40).

Ewangelie mówią nam, że kiedy pewne osoby niepełnosprawne spotkały Jezusa, ich życie uległo głębokiej przemianie i zaczęły być Jego świadkami. Tak jest na przykład w przypadku człowieka niewidomego od urodzenia, który, uzdrowiony przez Jezusa, odważnie świadczy przed wszystkimi, że On jest prorokiem (por. J 9, 17). Także wielu innych z radością głosi to, co Pan dla nich uczynił.

Wiem, że niektórzy z was żyją w stanie całkowitej zależności. Chciałbym jednak zwrócić się właśnie do was, prosząc – tam gdzie jest to konieczne – członków waszej rodziny lub najbliższe wam osoby o przeczytanie tych moich słów lub o przekazanie tego apelu, i poprosić was o modlitwę. Pan bacznie słucha modlitwy tych, którzy Mu ufają. Niech nikt nie mówi: „Nie potrafię się modlić”, ponieważ, jak mówi Apostoł, „Duch przychodzi z pomocą naszej słabości. Gdy bowiem nie umiemy się modlić tak, jak trzeba, sam Duch przyczynia się za nami w błaganiach, których nie można wyrazić słowami” (Rz 8, 26). W Ewangelii bowiem Jezus wysłuchuje tych, którzy się do Niego zwracają, nawet w sposób pozornie niewystarczający, może tylko poprzez gest (por. Łk 8, 44) lub wołanie (por. Mk 10, 46). W modlitwie jest misja dostępna dla wszystkich, a ja chciałbym powierzyć ją wam w sposób szczególny. Nie ma nikogo, kto byłby tak słaby, że nie mógłby się modlić, uwielbiać Pana, oddawać chwałę Jego świętemu imieniu i wstawiać się za zbawienie świata. Odkrywamy, że przed Wszechmogącym wszyscy jesteśmy równi.

Drodzy bracia i siostry, wasza modlitwa jest dziś pilniej potrzebna, niż kiedykolwiek. Św. Teresa z Avila pisała, że „w trudnych czasach potrzebni są mężni przyjaciele Boga, dla potrzymania dusz słabych”[5]. Czas pandemii pokazał nam wyraźnie, że wszyscy jesteśmy bezbronni: „Zdaliśmy sobie sprawę z tego, że jesteśmy w jednej łodzi, wszyscy słabi i zdezorientowani, a jednocześnie ważni i niezbędni, wszyscy wezwani, by wiosłować razem”[6]. Pierwszym sposobem, aby to uczynić, jest modlitwa. Wszyscy możemy to zrobić, nawet jeśli, tak jak Mojżesz, potrzebujemy wsparcia (por. Wj 17, 10), to jesteśmy pewni, że Pan wysłucha naszej prośby.

Życzę wam wszelkiego dobra. Niech Pan was błogosławi i niech Matka Boża was strzeże.

Rzym, u św. Jana na Lateranie, dnia 20 listopada 2021 r.

FRANCISZEK

___________________

[1] Rudolf Schnackenburg, Amicizia con Gesù, Brescia 2007, s. 68.

[2] SYNOD BISKUPÓW, Dokument przygotowawczy XVI Zwyczajnego Zgromadzenia Ogólnego Synodu Biskupów, Ku Kościołowi synodalnemu: komunia, uczestnictwo i misja, 2.

[3] Bishops’ Conference of England and Wales, Coronavirus and Access to Treatment, 20 kwietnia 2020.

[4] USCCB - Public Affairs Office, Statement on Rationing Protocols by Health Care Professionals in Response to COVID-19, 3 kwietnia 2020.

[5] Księga życia, 15, 5.

[6] Nadzwyczajna modlitwa błagalna o ustanie pandemii, w: „L’Oservatore Romano” wyd. polskie n. 4(421)/2020. s. 4.

Traduzione in lingua araba

رسالة قداسة البابا فرنسيس

في مناسبة اليوم العالمي لذوي الاحتياجات الخاصّة

3 كانون الأوّل / ديسمبر 2021

"كُنتُم أَحِبَّائي" (يوحنا 15، (14)

أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء،

في مناسبة يومكم العالمي، أودّ أن أخاطبكم مباشرة أنتم ذوي الاحتياجات الخاصّة، والذين تعيشون في أي حالة من حالات الإعاقة، لأقول لكم إنّ الكنيسة تحبكم وتحتاج إلى كلّ واحد منكم لإتمام رسالتها في خدمة الإنجيل.

يسوع الصديق

يسوع صديقنا! هو نفسه قال ذلك لتلاميذه في العشاء الأخير (راجع يوحنا ​​15، 14). بلغت كلماته إلينا وأنارت سرّ ارتباطنا به وانتمائنا إلى الكنيسة. "الصداقة مع يسوع غير قابلة للانحلال. فهو لا يتركنا أبدًا، حتى لو بدا أحيانًا صامتًا. عندما نحتاج إليه، نلقاه من جديد، وهو إلى جانبنا أينما ذهبنا" (راجع الإرشاد الرسولي ما بعد السينودس، المسيح يحيا، 154). نلنا نحن المسيحيين عطية وهي: الوصول إلى قلب يسوع وإقامة صداقة معه. إنّه امتياز، وهذا نصيبنا، وأصبح دعوتنا: دعوتنا أن نكون أصدقاء له!

وجود يسوع صديقًا هو أكبر تعزية ويمكن أن يجعل كلّ واحد منّا تلميذًا شاكرًا وفرحًا، وقادرًا على أن يشهد كيف أن ضعفه ليس عقبة لعيش الإنجيل وتبليغه. في الواقع، الصداقة الواثقة والشخصية مع يسوع يمكن أن تكون المفتاح الروحي لقبول محدوديتنا التي نختبرها جميعًا ولعيش حالتنا بطريقة متصالحة مع أنفسنا. منها يمكن أن يولد الفرح "الذي يملأ القلب والحياة كلّها" (الإرشاد الرسولي، فرح الإنجيل، 1) لأنّ الصداقة مع يسوع، كما كتب مفسر كبير هي "شرارة تضرم نار الحماس"[1].

الكنيسة بيتك

تجعل المعمودية كلّ واحد منّا عضوًا كاملاً في الجماعة الكنسية، وتمنح كلّ واحد، دون استثناء أو تمييز، الإمكانية ليقول: ”أنا الكنيسة!“. في الواقع، الكنيسة هي بيتكم! نحن، جميعًا، كنيسة لأنّ يسوع اختار أن يكون صديقنا. الكنيسة - نريد أن نتعلّم هذا بشكل أفضل في المسيرة السينوديّة التي بدأنا بها - "ليست جماعة كاملين، بل جماعة تلاميذ في مسيرة، يتبعون الرّبّ يسوع، ويحتاجون إلى مغفرته" (تعليم مسيحي في المقابلة العامة، 13 نيسان/أبريل 2016). في هذا الشعب، الذي يتقدّم عبر أحداث التاريخ مسترشدًا بكلمة الله، "كلّنا شخصيات رئيسية، لا يمكن أن نعتبر أحدًا شخصية ثانوية" (إلى مؤمني أبرشيّة روما، 18 أيلول/سبتمبر 2021). لهذا السبب، كلّ واحد منكم مدعو أيضًا إلى أن يقدّم مساهمته الخاصة في المسيرة السينودية. إنّي مقتنع بأنّ هذه المسيرة، إن كانت حقًا "مسيرة كنسية تشاركية والجميع فيها"[2]، ستخرج الجماعة الكنسية منها مغتنية حقًا بها.

للأسف، حتى اليوم يُعامَل الكثير منكم "كجسم غريب في المجتمع. [...] وتشعرون أنّكم لا تنتمون ولا تشاركون. وهناك الكثير من الأمور التي ما تزال تمنعكم من أن تكونوا مواطنين كاملين" (راجع رسالة بابوية عامة، Fratelli tutti ”كلّنا إخوة“، 98). ما زال التمييز حاضرًا كثيرًا على مختلف مستويات الحياة الاجتماعية، ويتغذى على الأحكام المسبقة والجهل والثقافة التي لا تقدِر أن تفهم القيمة التي لا تُقدّر بثمن لكلّ إنسان. على وجه الخصوص، اعتبار الأشخاص ذوي الاحتياجات الخاصّة - وهي نتيجة التفاعل بين الحواجز الاجتماعية ومحدودية كلّ شخص - كما لو أنّهم مَرضَى، يساعد على إبقاء حياتكم منفصلة ويغذي هذا الانطباع تجاهكم.

أمّا فيما يتعلق بحياة الكنيسة، فإنّ "أسوأ تمييز [...] هو حرمانكم العناية الروحيّة" (الإرشاد الرسولي، فرح الإنجيل، 200)، الذي ظهر أحيانًا في أن رُفِضَ البعض منكم من التقدّم من الأسرار المقدسة، وقد اختبر ذلك البعض منكم للأسف. إنّ تعليم الكنيسة واضح جدًا في هذا الأمر، ومؤخراً، نصّ دليل التعليم المسيحي صراحةً على أنّه "لا يمكن لأحد أن يرفض الأسرار للأشخاص ذوي الاحتياجات الخاصّة" (رقم 272). في مواجهة التمييز، فإنّ صداقة يسوع بالتحديد التي نتلقاها جميعًا هي عطية غير مستحَقَّة، وهي تفدينا وتسمح لنا أن نعيش الاختلافات كغنى. في الواقع، لا يدعونا يسوع خدمًا، نساءً ورجالًا نحن الذين نَقَصَ شيء من كرامتنا، بل أصدقاء، مؤتمنين نستحق معرفة كلّ ما قَبِلَهُ من الآب (راجع يوحنا ​​15، 15).

في وقت المحنة

صداقة يسوع تحمينا في وقت المحنة. أعلم جيدًا أن جائحة الكورونا ”Covid-19“، التي نكافح من أجل الخروج منها، كانت ولا تزال لها تداعيات صعبة جدًا على حياة العديد منكم. أنا أشير، على سبيل المثال، إلى ضرورة بقائكم في البيت لفترات طويلة، وإلى صعوبة الطلاب العديدين ذوي الاحتياجات الخاصّة في أن يصلوا إلى أدوات التعلّم عن بعد، وإلى الخدمات الشخصية التي انقطعت لفترة طويلة في البلدان العديدة، وإلى المصاعب العديدة الأخرى التي واجهها كلّ واحد منكم. ولكن أفكّر، خصوصًا، في الكثيرين منكم الذين يعيشون في مبانٍ خاصة، وفي المعاناة التي تتحملّونها بسبب انفصالكم الإجباري عن أحبائكم. في هذه الأماكن، كان الفيروس عنيفًا للغاية، وعلى الرّغم من تفاني الموظفين، فقد أودى بحياة الكثيرين منكم. اعلموا أنّ البابا والكنيسة قريبون منكم بطريقة خاصة، بطريقة المحبّة والحنان!

الكنيسة تقف إلى جانب الذين منكم ما زالوا يصارعون فيروس الكورونا، كما هو الحال دائمًا، فإنّها تعيد التأكيد على الحاجة إلى رعاية كلّ واحد، دون أن تكون حالة الأشخاص ذوي الاحتياجات الخاصّة عقبة أمام الوصول إلى أفضل رعاية متوفرة. بهذا المعنى، فإنّ بعض المجالس الأسقفية، في إنجلترا وويلز[3] والولايات المتحدة[4]، مثلًا، قد تدخلت للمطالبة باحترام حق كلّ واحد حتى يتم الاعتناء به دون تمييز.

الإنجيل هو للجميع

تنبع دعوتنا أيضًا من صداقتنا مع الرّبّ يسوع. وهو اختارنا لنثمر ويبقى ثمرنا (راجع يوحنّا 15، 16). قدّم نفسه على أنّه الكرمة الحقيقيّة، وأراد أن يكون كلّ فرع، متّحدًا به، قادرًا أن يثمر. نعم، يريد يسوع أن نصل إلى "السعادة التي من أجلها خُلقنا. هو يريدنا قدّيسين ولا يقبل أن نرضى بحياة دون المستوى بلا طعم ومتقلبة" (الإرشاد الرسولي، اِفَرحوا وابتَهِجوا، 1).

الإنجيل هو لك أيضًا! إنّه كلمة موجّهة إلى الجميع، وتريح، وفي الوقت نفسه، تدعو إلى التوبة. يعلّمنا المجمع الفاتيكاني الثّاني، عندما يتكلّم على الدّعوة العامّة إلى القداسة، أنّ "الدعوة إلى كمالِ السيرة المسيحيّة وكمال المحبّة، موجهة إلى كلّ الذين يؤمنون بالمسيح أيًّا كان وضعهم أو شكل حياتهم. [...] فعلى المؤمنين أن يجتهدوا بكلّ قواهم، على مقدار عطية المسيح، أن يحصلوا على هذا الكمال حتى [...] يُنذروا أنفسهم من كلِّ قلبهم لمجد الله وخدمة القريب" (دستور عقائدي في الكنيسة، نور الأمم، 40).

تقول لنا الأناجيل إنّه عندما التقى بعض الأشخاص ذوي الاحتياجات الخاصّة بيسوع، تغيّرت حياتهم بشكل كامل، وصاروا شهودًا له. إنّها حالة الرّجل الأعمى منذ ولادته، على سبيل المثال، الذي شفاه يسوع، والذي أكّد بشجاعة أمام الجميع أنّه نبيّ (راجع يوحنّا 9، 17)، وكثيرون آخرون أعلنوا بفرح ما فعله الرّبّ يسوع لهم.

أعلم أنّ البعض منكم يعيش في ظروف هشّة للغاية. ولكن أودّ أن أتوجّه إليكم بالتّحديد، وربّما أطلب – إذا دعت الحاجة – من أفراد عائلتكم أو المقرّبين إليكم، قراءة كلماتي هذه أو نقل مناشدتي إليكم، وأطلب منكم أن تصلّوا. يصغي الرّبّ يسوع بانتباه إلى صلاة الذين يتوكّلون عليه. لا يقل أحدٌ: ”أنا لا أعرف كيف أصلّي“ لأنّه كما قال الرّسول: "فإِنَّ الرُّوحَ أَيضًا يَأتي لِنَجدَةِ ضُعْفِنا لأَنَّنا لا نُحسِنُ الصَّلاةَ كما يَجِب، ولٰكِنَّ الرُّوحَ نَفسَه يَشفَعُ لَنا بِأَنَّاتٍ لا تُوصَف" (رومة 8، 26). في الواقع، في الأناجيل، أصغى يسوع إلى الذين توجّهوا إليه، حتّى بطريقة بدت غير ملائمة، ربّما فقط من خلال لفتة (راجع لوقا 8، 44) أو صرخة (راجع مرقس 10، 46). يوجد في الصّلاة رسالة للجميع وأودّ أن أوكلها إليكم بطريقة خاصّة. لا يوجد شخص ضعيف لدرجة أنّه لا يقدر أن يصلّي، ويتعبّد للرّبّ يسوع، ويمجّد اسمه القدّوس، ويتشفّع من أجل خلاص العالم. أمام الله الكلّي القدرة، نكتشف أنفسنا جميعًا متساوين.

إخوتي وأخواتي الأعزّاء، صلاتكم اليوم هي مطلوبة أكثر من أيّ وقت مضى. كتبت القديسة تيريزا الأفيليّة أنّه "في الأوقات الصّعبة، هناك حاجة إلى أصدقاء الله الأقوياء لدعم الضعفاء"[5]. أظهر لنا زمن الجائحة بوضوح، أنّ حالة الضّعف توحّدنا جميعًا: "أدركنا أنّنا كلّنا على متن القارب نفسه، جميعنا ضعفاء ومرتبكون، ولكن في الوقت عينه مهمّون وضروريّون، ومدعوّون جميعًا إلى أن نجدّف معًا"[6]. والطّريقة الأولى للقيام بذلك هي الصّلاة. يمكننا جميعًا أن نفعل ذلك، حتّى إذا احتجنا، مثل موسى، إلى دعم (راجع سفر الخروج 17، 10)، ونحن واثقون أنّ الرّبّ يسوع سيصغي إلى دعائنا.

أتمنّى لكم كلّ الخير. ليبارككم الرّبّ يسوع ولتحفظكم سيدتنا مريم العذراء.

أُعطيَ في روما، في بازيليكا القديس يوحنا في اللاتران، يوم 20 تشرين الثاني/نوفمبر من العام 2021.

فرنسيس

[01651-AR.01] [Testo originale: Italiano]

[B0779-XX.02]

[1] رودولفو سكاناسكينبورغ، الصداقة مع يسوع، بريشـَّا 2007، 68.

Rudolf Schnackenburg, Amicizia con Gesù, Brescia 2007, pag. 68.

[2] سينودس الأساقفة، وثيقة تحضيرية. من أجل كنيسة سينودية: شركة ومشاركة ورسالة، 2.

[3] مجلس الأساقفة في إنجلترا وويلز، فيروس الكورونا والوصول إلى العلاج، 20 نيسان/أبريل 2020.

Bishops’ Conference of England and Wales, Coronavirus and Access to Treatment, April 20th, 2020.

[4] USCCB - مكتب الشؤون العامة، بيان حول تقنين البروتوكولات من قبل متخصصي الرعاية الصحية استجابة لـ COVID-19 ، 3 نيسان/أبريل 2020.

USCCB - Public Affairs Office, Statement on Rationing Protocols by Health Care Professionals in Response to COVID-19, April 3rd 2020.

[5] القدّيسة تريزا الأفيليّة، حياتها، 15، 5.

[6] عظة قداسة البابا فرنسيس خلال الصلاة الاستثنائية في زمن الوباء، يوم الجمعة 27 آذار/مارس 2020.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 25 novembre 2021



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