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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

07-Resurrezione_iconaLa rilevanza sociale del Vangelo è l'argomento della riflessione proposta questa mattina, venerdì 15 aprile, dal predicatore della Casa pontificia, padre Raniero Cantalamessa, per la quarta e ultima Predica Quaresimale, svoltasi nella cappella Redemptoris Mater alla presenza del Papa.
Nella scorsa meditazione il cappuccino si era soffermato sul carattere "sincero" dell'amore cristiano; in quest'ultima ha voluto sottolinearne l'aspetto "fattivo".
Le origini di questa caratteristica dell'amore cristiano risalgono alla comunità primitiva di Gerusalemme. I primi cristiani, come si legge nel Vangelo, "vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ma a spingerli a ciò - ha detto il predicatore - non era un ideale di povertà, ma di carità; lo scopo non era di essere tutti poveri, ma che non ci fosse tra loro alcun bisognoso". La necessità di tradurre l'amore in gesti concreti di carità la Chiesa l'ha ereditata dal "Maestro la cui compassione per i poveri, i malati e gli affamati non restava mai un vuoto sentimento ma si traduceva sempre in aiuto concreto e che ha fatto di questi gesti concreti di carità la materia del giudizio finale". Ripercorrendo gli itinerari proposti dalle encicliche sociali dei Pontefici - dalla Rerum novarum di Leone XIII alla Caritas in veritate di Benedetto XVI inserite nei diversi contesti storici nei quali hanno visto la luce - padre Cantalamessa ha proposto il rapporto tra il Vangelo e il sociale così come si è sviluppato secondo le teorie dominanti dell'epoca.
Nonostante tutte le differenze di impostazione, ha notato alcune conclusioni comuni: "Il Vangelo - ha notato innanzitutto - non fornisce soluzioni dirette ai problemi sociali; contiene però dei principi che si prestano a elaborare risposte concrete alle diverse situazioni storiche". Siccome "le situazioni e i problemi sociali cambiano di epoca in epoca, il cristiano è chiamato a incarnare di volta in volta i principi del Vangelo nella situazione del momento".
Quello che deve rimanere ben delineato è, secondo padre Raniero, il concetto di servizio evangelico. Per riaffermarne nella sostanza il significato, il predicatore è tornato all'idea che aveva Nietzsche della rilevanza sociale del Vangelo. Esso era sì, per lui, il frutto di una rivoluzione, ma una rivoluzione in negativo. Uno dei punti da lui più presi di mira era la preferenza data al servire sul dominare, al farsi piccoli sul volere emergere e aspirare a cose grandi. Ma "uno dei principi con i quali il Vangelo maggiormente e più beneficamente influisce sul sociale - ha sottolineato il predicatore - è proprio quello del servizio. Non per nulla esso occupa un posto importante nella dottrina sociale della Chiesa". Il servizio è un principio universale che si applica a ogni aspetto della vita: lo Stato dovrebbe essere a servizio dei cittadini, il politico a servizio dello Stato, il medico a servizio dei malati, l'insegnante a servizio degli alunni. "Si applica però - ha concluso - in maniera tutta speciale ai servitori della Chiesa. Il servizio non è, in sé stesso, una virtù, ma scaturisce da diverse virtù, soprattutto dall'umiltà e dalla carità. È un modo di manifestarsi di quell'amore che "non cerca il proprio interesse, ma anche quello degli altri", che dona senza cercare il contraccambio. Il servizio evangelico, all'opposto di quello del mondo, non è proprio dell'inferiore, del bisognoso, ma piuttosto del superiore, di chi è posto in alto. Gesù dice che, nella sua Chiesa, è soprattutto "chi governa" che deve essere "come colui che serve", il primo deve essere "il servo di tutti"".

(©L'Osservatore Romano 16 aprile 2011)