TREVISO, 24. La preghiera, ma anche il diritto e la pratica della giustizia: sono i principali binari lungo i quali si snoda la quarantanovesima sessione di formazione estiva del Segretariato attività ecumeniche (Sae) in corso da ieri, lunedì, e fino a domenica 29 a Paderno del Grappa, in provincia di Treviso. Evento tra i più significativi del dialogo ecumenico in Italia, l’i n c o n t ro di quest’anno è dedicato all’etica sociale. Il tema — «Praticate il diritto e la giustizia» — prende le mosse da un versetto del profeta Geremia e, nelle intenzioni degli organizzatori «si rivela occasione preziosa per conoscere un volto limpido dell’ecumenismo, fatto di dialogo e di confronto su temi scottanti, di ascolto della Parola e di preghiera in comune, di semplice e lieta fraternità». Tra gli interventi previsti quelli del teologo cattolico Simone Morandini, della valdese Maria Bonafede, dell’arciprete ortodosso di Milano, Traian Valdman, e dell’ex presidente del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano, Gioachino Pistone. Nel corso della giornata inaugurale, che si è aperta con la relazione del presidente uscente Meo Gnocchi — dal 14 luglio scorso alla guida dell’organizzazione ecumenica è stata eletta la veronese Marianita Montresor — ai convegnisti è giunto il messaggio dell’arcivescovo di Treviso, Gianfranco Agostino Gardin, che ha espresso sentimenti di stima e gratitudine nei confronti di questa associazione interconfessionale, fondata negli anni del concilio da Maria Vingiani, con l’intento di promuovere dialogo e confronto tra le diverse comunità cristiane e tra queste la comunità ebraica. Il Sae, ha detto il presule, «grazie all’appassionata intuizione e instancabile intraprendenza di Maria Vingiani, da anni rende viva in Italia un’attenzione all’ecumenismo e al dialogo, in particolare ebraico-cristiano, che altrimenti avrebbe rischiato di rimanere talmente flebile da apparire di fatto inesistente». Introducendo i lavori Gnocchi ha richiamato alcune parole di Dietrich Bonhoeffer: «La nostra Chiesa, che in questi anni ha lottato solo per la propria sopravvivenza, come fosse fine a se stessa, è incapace di essere portatrice per gli uomini e per il mondo della parola che riconcilia e redime. Perciò le parole d’un tempo devono perdere la loro forza e ammutolire, e il nostro essere cristiani oggi consisterà solo in due cose: nel pregare e nell’operare ciò che è giusto tra gli uomini. Il pensare, il parlare e l’organizzare, per ciò che riguarda le realtà del cristianesimo, devono rinascere da questo pregare e da questo operare». In questo senso, il presidente del Sae ha sottolineato come «questa duplice indicazione possa delineare le coordinate entro cui vorremmo collocarci anche per questa nuova sessione, che sviluppa il tema etico in continuità con quella dell’anno scorso: da una parte la preghiera, cioè la relazione a Dio, dall’altra il richiamo a pratiche di giustizia, nella relazione con gli uomini e le donne che condividono con noi la sorte e il destino di questo mondo». Per Gnocchi, il diritto e la giustizia sono «parole che ritornano più volte nelle pagine della Bibbia, a indicare il metro su cui si misura la fedeltà del popolo alla parola e al volere di Dio». Sono, dunque, «parole antiche, ma che ci raggiungono inalterate nel nostro presente e non cessano di indicarci la via per un futuro umanamente vivibile ». E se «l’operare ciò che è giusto tra gli uomini non di rado è posto innanzi a situazioni drammatiche ed esige il prezzo di scelte eroiche», tuttavia «si esprime anche in atti meno eccezionali, nell’umile e costante testimonianza di tanti uomini e donne che nel loro vivere quotidiano riconoscono la presenza e il diritto dell’altro e si fanno solidalmente carico dei suoi bisogni e delle sue speranze». Per chi vive nella fede in Gesù Cristo l’imp egno si sviluppa allora con riferimento a due poli fondamentali, il «libero affidamento a Dio, da una parte», e la «solidale presenza sulle strade del mondo, accanto a tutti i viandanti che soffrono e sperano, dall’altra». Si disegna in questo modo «l’orizzonte ideale e spirituale entro cui vorremmo si orientasse la nostra vita cristiana e si muovessero le nostre Chiese, allargando lo sguardo oltre le puntigliose dispute dottrinali e istituzionali in cui sembrano incagliate ». Solo così potranno tornare a essere «portatrici per gli uomini e per il mondo della parola che riconcilia e redime; solo così potranno ritrovarsi unite in una comune missione».
© Osservatore Romano - 25 luglio 2012