Sul papa emerito, Benedetto XVI, ci sono tutta una serie di narrazioni che ne inquinano la figura. Come rilevato anche da Il Sismografo, ad esempio qui, le narrazioni distorcono e creano terribili semplificazioni utili sostanzialmente alla deformazione del vero e a creare la ricerca "di spazi" più che avviare "sani processi" di Bene.
Ci sono rabbiose ed avare correnti che sotto la patina vanitosa del "mea culpa" perseguono fini chiari di gettare il torbido per creare il torbido.
Papa Benedetto XVI è stato tutto fuorché una figura debole in tutta la sua vita e la sua vocazione ecclesiastica, come testimonia la sua lucida ed umile rinuncia con la declaratio di febbraio 2013 (qui).
Certe "dichiarazioni" così decisive e colme di responsabilità non si formulano senza una vita in cui il buon Joseph Ratzinger ha strutturato come habitus il discernimento, la limpidezza spirituale, l'innocenza del cuore e la determinazione a piacere a Dio e a fare il Bene della Chiesa.
Le etichette semplicistiche, come quella di conservatore, ad esempio, non fanno che rendere torto alla co-azione nella grazia presente nella vocazione e nell'iter di questo padre e fratello. Le semplificazioni, spesso modaiole, sono utili a narrazioni sia dei "conservatori" che dei "progressisti" per portare avanti tesi che in genere sono meschine e soventi infantili quanto il comportamento manipolatore dei loro narratori.
Joseph Ratzinger, sempre, quando ha potuto, ha cercato di contrastare decisamente, le derive di deformazione vocazionale di alcuni, anzitutto per il bene delle vittime, ed anche per il bene di queste persone (uomini e donne) che si comportavano, strutturalmente, come persecutori e manipolatori.
Il Vescovo, poi Cardinale e poi Pontefice si è adoperato chrurgicamente evitando situazioni dannose di co-azione a ripetere, sia per il bene delle vittime che per il bene della Chiesa e questo non lo dico solo a nome della citazione che poi viene riportata di Papa Francesco ma alla luce della mia personale esperienza di vicinanza a sacerdoti in difficoltà per poco meno di un decennio.
Con Papa Benedetto XVI, appena gli è stato possibile, la visione chiara che sempre lo ha accompagnato si è rafforzata operativamente verso le situazioni di pedofilia e soprattutto di efebofilia presenti nel clero ed anche verso le situazioni di abuso in generale.
La rete clericalissima, cioè di potere, in cui certe situazioni di efebofilia erano immerse e senza soluzione, con il vizio virale di mutare e proteggersi, di certi piccoli gruppi è stata via via riconosciuta e smantellata.
E questo non gli è stato mai perdonato.
Tale eredità purificatrice il Santo Padre papa Francesco l'ha colta e la coglie perfettamente e la fa sua. Senza sconti. Perché se è vero che occorre somma tenerezza verso la persona, anzitutto la vittima e poi il persecutore e l'abusatore, occorre nel contempo somma chiarezza verso le deformazioni ladre, avare e strutturate che il cuore umano crea con la strutturazione clericale di potere. Le lobby (vd qui).
Spazi, ricerca di spazi, per i vizi.
Questo compie il nostro cuore e tutti dobbiamo vigilare, se siamo onesti.
Infatti, si badi bene, questa meschina pratica dell'abuso, non sempre è relativa al “clero”, la parola "clericale" ci inganna, l'abuso strutturato e abusivo di potere è proprio di moltissime situazioni appartenenenti ai fedeli tutti, uomini e donne.
Perché il chiamare le cose con il proprio nome e trovare umanamente e spiritualmente rimedio è via evangelica che ben poche volte abbiamo voglia di percorrere, diventando nel contempo carnefici e vittime. Se non, talvolta, rafforzatori insipienti di comportamenti e strutture di comportamento inadeguate che mietono vittime.
Dio ci perdoni, ci illumini, ci scardini e ci guarisca.
Riportiamo anche noi la CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE DURANTE IL VOLO DI RITORNO DA ABU DHABI
“..Su Papa Benedetto vorrei sottolineare che è un uomo che ha avuto il coraggio di fare tante cose su questo. C’è un aneddoto: lui aveva tutte le carte, tutti i documenti, su una organizzazione religiosa che aveva corruzione al suo interno, sessuale ed economica. Lui [da Cardinale] andava e c’erano dei filtri, e non poteva arrivare. Alla fine il Papa [S. Giovanni Paolo II], con l’intento di capire la verità, ha fatto una riunione, e Joseph Ratzinger è andato lì con la cartella e tutte le sue carte. E quando è tornato ha detto al suo segretario: “Mettila nell’archivio, ha vinto l’altra parte”. Noi non dobbiamo scandalizzarci per questo, sono passi di un processo. Ma poi, diventato Papa, la prima cosa che ha detto è stata: “Portami dall’archivio quelle carte”, e ha incominciato... Il folklore su Papa Benedetto lo fa vedere come tanto buono, sì, perché è buono, buono, un pezzo di pane è più cattivo di lui, è buono! Ma lo fa vedere anche come debole, e invece di debole non ha niente! È stato un uomo forte, un uomo conseguente nelle cose. Lui ha incominciato... E lì, in quella congregazione, c’era questo problema che Lei dice. Preghi perché possiamo andare avanti. Io voglio andare avanti... Ci sono dei casi, in alcune congregazioni, specialmente nuove, e in alcune regioni più che in altre. Sì, è questa la cosa. Stiamo lavorando.”
Detto questo assieme alla Santa Sede facciamo nostre le parole di Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede: “La Santa Sede ritiene di dover dare la giusta attenzione al documento, di cui al momento non conosce il contenuto. Nei prossimi giorni, a seguito della sua pubblicazione, ne prenderà visione e potrà opportunamente esaminarne i dettagli […] Nel reiterare il senso di vergogna e il rimorso per gli abusi sui minori commessi da chierici la Santa Sede assicura vicinanza a tutte le vittime e conferma la strada intrapresa per tutelare i più piccoli garantendo loro ambienti sicuri”.
Attendiamo e ci cauteliamo dalle narrazioni ad usum e manipolatorie che sovente vengono fatte senza amare tutta la Chiesa e neanche rispettando ed amando le vittime di certe drammatiche ed inenarrabili situazioni.
Paul Freeman
-> VD anche
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