Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
di ANGELO PAOLUZI

La Germania sta ruminando il proprio passato con il quale, sia pure con ritardo, tenta di fare i conti; in modo serio e sistematico, secondo ancestrali abitudini. Lo documenta una produzione di contributi che, attraverso testimonianze numerose e di peso diverso, storiche, saggistiche e letterarie, ripropone vicende delle quali furono protagonisti il male e la violenza. Anche se quei testi non sono sempre omologabili, convergono verso un risultato comune che è quello di scrutarsi dentro, di entrare nella propria storia, di spiegare - o cercare di spiegare - i perché.
A questa purificazione della memoria contribuisce l'epistolario, da poco in libreria, di Freya e Helmuth James von Moltke Abschiedsbriefe. Gefängnis Tegel, September 1944 - Januar 1945. (München, Verlag C. H. Beck, 2011. pagine 608, euro 29,95, "Lettere di addio dalla prigione di Tegel. Settembre 1944 - gennaio 1945"). Lo stesso editore, C. H. Beck, nel 2009 pubblicò Nella terra dei senza Dio. Diario e lettere dalla prigione, sempre di von Moltke.
Il nuovo volume contiene le 184 lettere che il prigioniero e sua moglie Freya si sono scambiati, con la complicità del cappellano protestante Harald Poelchau, nell'ultimo periodo di detenzione dell'esponente della resistenza tedesca al nazismo.
Era stato arrestato nel dicembre del 1943 per disfattismo e alto tradimento, accusa tanto più infamante in quanto rivolta al nipote di uno degli eroi nazionali, che portava il suo stesso nome, il maresciallo von Moltke il quale, nella guerra del 1870-1871 contro la Francia, aveva condotto alla vittoria il suo esercito e contributito alla fondazione dell'Impero. Il suo processo fu affrettato dopo il fallito attentato a Hitler del 14 luglio 1944 - alla cui preparazione non aveva partecipato - e portò alla condanna a morte che fu eseguita il 23 gennaio 1945. Le sue ceneri furono disperse nella campagna attorno a Berlino.
L'animatore del "Circolo di Kreisau" - dal nome della proprietà di von Moltke in Slesia - intendeva, con un gruppo di politici e di intellettuali, preparare il futuro di una Germania di cui, nonostante i fulminanti successi del biennio 1940-1942, si prevedeva l'inevitabile sconfitta. Si pensava a un Paese migliore nel quale tornasse il rispetto per l'uomo e la pratica del diritto, sulla base di principi etici che la dittatura stava calpestando. Dal carcere, per mezzo di Poelchau, partivano le lettere dirette alla moglie Freya e lì arrivavano quelle di lei.
C'è una grande tensione morale nei messaggi fra i due coniugi, insieme con l'intensità di un rapporto - si davano del tu con la maiuscola - che riposava, si può ben dirlo, sull'amore, e nel pudore dell'intimità. Per questa ragione, e per espresso desiderio di Freya, la raccolta vede la luce, a cura del figlio Caspar, soltanto dopo la morte della madre, spentasi negli Stati Uniti quasi centenaria all'inizio del 2009. E completa la serie di testimonianze - fra le altre, già pubblicate, le Lettere a Freya di Helmuth - che illustrano, insieme, l'affetto coniugale e il ruolo di opposizione della coppia.
Dalle pagine del libro emerge una stoica consapevolezza. Il 20 settembre Freya scrive: "Tu muori per qualcosa per cui vale la pena di morire". Non è una moglie spaventata, ma pienamente partecipe dei valori che sono in gioco. "Noi due avevamo coscienza che forse avremmo dovuto pagare questo prezzo" le scrive il 1° ottobre von Moltke. E con lei (anch'essa avvocato, come lui) imposta le linee di difesa, anche se non si fa illusioni poiché il giudice del tribunale è lo spietato Roland Freisler abituato a sparare condanne a morte, uno che "stringe le sue vittime come un boa costrictor", avverte Freya.
Ambedue sono guidati dalla consapevolezza morale che ci sono cose che bisogna fare, quali ne siano le conseguenze. "Il dolore è dolore", confessa il prigioniero; ma altrove afferma: "Non c'è motivo di umana speranza. Ma, cuore mio, siamo obbligati a valutare questo evento come un segno che Dio ci ascolta; sarebbe mancanza di fede non farlo". La componente religiosa fa da sfondo al dialogo fra i due sposi: lui, in particolare, non cessa di riaffermare le sue certezze e le sue speranze di cristiano, motivando l'opposizione al nazismo come un dovere del credente. E non mancarono altri esempi di resistenza al satanico regime hitleriano, a partire dall'atteggiamento di vescovi, come quello di Muenster, Clemens August von Galen, e altri che finirono addirittura in campo di concentramento, e di sacerdoti, consacrati e consacrate, fra i quali si contano numerosi santi e beati dai Lager. Ma anche fra i laici emergono figure esemplari di martiri, da Nikolaus Gross, sindacalista canonizzato nel 2001, e Franz Jaegerstetter, un contadino renitente al servizio militare, beatificato nel 2007. E tra i fratelli evangelici i pastori luterani Dietrich Bonhoeffer e Paul Schneider, vittime confessanti della violenza nazista. Consegnati, con altri testimoni, al ricordo di chi resta.


(©L'Osservatore Romano - 9 febbraio 2011)