Tintin è un giornalista, un reporter, senza aggettivi e in modo naturale: i cristiani dei primi secoli dicevano naturaliter; penso a Tertulliano, chiaramente, a proposito dell’anima. Tintin è per natura, in modo naturale, cristiano. Si potrebbe dire: Tintin naturaliter Christianus, cioè cristiano per natura. Il che dipende ovviamente dalla sua origine. Si sa che è n

ato in un ambiente cattolico del Belgio della seconda metà degli anni venti, sotto l’impulso dell’abbé Wallez. Ma non è l’origine di Tintin da sola a spiegare il suo modo di essere naturalmente cristiano, nella sua versione cattolica. Dipende anche dal suo modo di essere: non si vede mai Tintin pregare o farsi il segno della croce. Qualche anno fa, ho ricevuto una cartolina con Tintin, Dupont e Dupond e anche il capitano Haddock in ginocchio davanti a un presepe e a un albero di Natale. Ho pensato che fosse un falso. Ma dopo aver fatto delle ricerche, è venuto fuori che si trattava di una copertina del giornale «Tintin» del 1948.
Quella scena esprimeva ciò che forse tutti sentono: Tintin è un reporter cattolico ma, come non si può immaginare un Tintin belga, così non si può immaginare un Tintin che faccia ufficialmente parte dell’Azione cattolica o di un sindacato cattolico di giornalisti. La copertina del giornale che presentava Tintin davanti a un presepe vuole mostrare che è un reporter che cerca di scoprire la verità giornalistica, ma lo fa offrendo la sua amicizia, battendosi per la giustizia, cercando di essere fraterno. Spero di non scandalizzare nessuno dicendo che quando rifletto sulla natura di Tintin mi torna in mente un grande cristiano del secolo passato di cui abbiamo celebrato il centenario della morte, Charles de Foucauld, il «fratello universale», di tutti.
Credo che Denis Tillinac abbia ragione quando nel suo Dictionnaire amoureux du catholicisme, che contiene la voce Tintin, afferma che Tintin è un eroe cattolico. Certo, è un cattolico un po’ speciale, alla maniera dei protagonisti di un film a sua volta cattolico, The Blues Brothers, chiaramente americano, chiaramente molto più moderno, ma cattolico come Tintin. A mio parere, Denis Tillinac esagera un po’ quando parla di Tintin come di un «essere soprannaturale». Non sono tanto d’accordo. Secondo me, i veri esperti spingono un po’ troppo in là l’analisi su Tintin. Io sono filologo di formazione e sono sempre stato nell’ambito giornalistico, ma fino a dieci anni fa quando sono arrivato a «L’Osservatore Romano», mi sono occupato soprattutto di filologia greca, bizantina, per cui preferisco limitarmi ai dati. Mi accontento dunque di descrivere Tintin come un eroe cristiano, un eroe cattolico. Tintin è certamente un grande eroe cattolico. Immagino che gli esperti che sono accanto a me spingeranno oltre questa riflessione, che del resto è molto chiara per me.
D’altronde Albert Algoud non ha torto quando, nel suo Dictionnaire amoureux de Tintin, di recente pubblicazione, esita a catalogare Tintin come cattolico e relativizza il suo cattolicesimo o cristianesimo. Su questo tema si potrebbe aprire un dibattito di vivace attualità in Francia, perché le riflessioni di Albert Algoud sull’immagine religiosa di Tintin rientrano nelle recenti discussioni sulle diverse categorie di cattolici in Francia, con un dibattito pubblico, una descrizione delle famiglie cattoliche, due libri e confronti giornalistici. Non entrerò in tali dibattiti. Ripeto che Denis Tillinac ha assolutamente ragione nel presentare Tintin come un eroe cattolico, ma Albert Algoud non ha torto quando dice che è piuttosto un cristiano naturale. Algoud lo presenta, più o meno, come un cattolico di destra; d’altronde la sua origine è un po’ da quella parte. Ma è un immagine molto riduttiva, che dipende da una classificazione troppo politica, che non appartiene alla creatura di Hergé. Algoud presenta anche un Tintin non cattolico e di destra e chiede se Tintin sia di destra per parlare invece del cattolicesimo, ed è interessante. Ma secondo me è anche il punto debole della sua visione, perché cade nella trappola di classificare i cattolici per famiglie politiche. È chiaro che ogni cattolico fa scelte politiche. Non bisogna negare la pluralità democratica. Ma non bisogna neppure esagerare e cadere nella trappola. Albert Algoud è tentato d’identificare i cattolici come persone di destra. Ma Tintin si rivolterebbe contro questa descrizione. Bisogna smettere di criticare Tintin in Congo basandosi su un anacronismo storico, o di vedere in I gioielli della Castafiore la difesa di una minoranza zigana accusata ingiustamente, per negare l’identificazione tra l’essere cattolici e l’essere di destra. Sto semplificando un po’, ma bisogna evitare tutto questo. E c’è anche una voce, sia pure con il punto interrogativo: Tintin musulmano? Non ho l’autorità per pronunciarmi in materia e mi guardo poi bene dal farlo perché le mie parole potrebbero essere male interpretate: non si sa mai se è Giovanni Maria Vian a parlare o il direttore dell’Osservatore Romano. Bisogna essere prudenti. Non è il punto di vista ufficiale o ufficioso della Santa Sede a essere espresso in questa tavola rotonda.
Dunque, giornalista naturalmente cristiano, naturaliter Christianus, Tintin è perfettamente in linea con «L’Osservatore Romano». L’osservatore è colui che osserva con uno sguardo curioso, intelligente, che guarda il mondo: è quello che fa Tintin fin dal suo esordio, quando viene inviato dal «Petit Vingtième» in Unione Sovietica. È vero che Tintin scrive — se non mi sbaglio — un solo articolo, nella prima delle sue storie, Tintin nel paese dei Soviet, appena pubblicato a colori, dove riempie un mucchio di fogli di carta. In tutte le altre storie, per cinquant’anni (dal 1929 al 1979, data dell’ultimo album incompiuto), non lo si vedrà più scrivere, ma è chiaro che è un giornalista: è presentato come il reporter che viene dall’Europa. Viene da un mondo ristretto, piccolo, come Moulinsart o il Belgio, ma non può essere definito belga e, come Poirot, non viene mai detto di lui che è belga: è un uomo universale, una figura ideale, ma al tempo stesso molto reale, molto concreta, molto riconoscibile. È piuttosto qualcuno che sant’Agostino avrebbe descritto come un agens in rebus, cioè una sorta di agente segreto o piuttosto, se si vuol restare nella tradizione cristiana, un legatus a latere, cioè un reporter di bella presenza, di grande fama: un tipo autorevole. Tintin è un giornalista cristiano, ma un cristiano che non ha scritto sul suo biglietto da visita “Tintin reporter cattolico” o “Tintin reporter cristiano”, e ancor meno “Tintin presidente dei giornalisti cattolici”. È semplicemente cristiano. Niente di più. Non ha bisogno di dirlo, lo è. E in tal senso è perfettamente in linea con il giornale della Santa Sede. (g.m.v.)
© Osservatore Romano - 20 dicembre 2018