Due brevi parole per aiutare a comprendere tale termine nel pensiero del Santo Padre.Una piccola premessa.
Una delle più belle e significative esperienze pastorali su cui il Signore mi ha condotto fu quella trent’anni fa di annunciare il Vangelo con semplicità ad una “Casa del popolo”. Nessuno si aspettava che come missionari popolari andassimo nella tana del lupo. Eppure forti della nostra debolezza e armati di niente se non del Vangelo, con semplicità intessemmo un incontro nei comunisti duri e puri. Il risultato, lo devo dire, fu sorprendente. E diversi si ri-avvicinarono ai sacramenti. Avevamo avuto la grazia di uscire, l’obbedienza di essere condotti e i frutti si slegarono ove non sembrava possibile. Questo compie l’obbedienza.
Non mi stupisce che Pietro sia andato a RAI 3. Il criterio rimane sempre quello che ho cercato di ripetere in questi anni in chi ha avuto la pazienza di leggere alcune riflessioni. Obbedienza, essere mandati, ascoltare lo Spirito non cercare – per quanto possibile alla nostra vanità – neanche un filino di gratificazione e di gloria. Amare, vedere, portare la Speranza che ci nutre.
È l’eredità di Francesco di Assisi.
Detto questo breve preambolo parlare di “mondanità spirituale” può sembrare un ossimoro dove l’aggettivo pare contraddire il sostantivo.
Il termine citato è preso da Papa Francesco da De Lubac il quale a sua volta lo prese da Dom Anscar Vonier (1875-1938), che in un saggio del 1935, “Lo Spirito e lo sposa” coniò l’espressione “mondanità spirituale” per definire «un atteggiamento che si presenta praticamente come un distacco dall’altra mondanità, ma il cui ideale morale, nonché spirituale, non è la gloria del Signore, ma l’uomo e la sua perfezione. Un atteggiamento radicalmente antropocentrico; ecco la mondanità dello spirito. Essa diverrebbe imperdonabile nel caso – supponiamolo possibile – di un uomo che sia dotato di tutte le perfezioni spirituali, ma che non le riferisca a Dio».
Stiamo parlando proprio dell’anticristo, in ciò che ci è dato di comprendere biblicamente e teologicamente.
Ma, tristemente, tale sentimento pilota anticristico si nasconde assai bene nella Chiesa, in tanti modi, perché nella nostra miseria, nel nostro mendicare cisterne screpolate, nel nostro disperato bisogno/potenzialità di identità ferito dal peccato cerca sempre cisterne screpolate di fondare il sé nel sé.
Ma, tristemente, tale sentimento pilota anticristico si nasconde assai bene nella Chiesa, in tanti modi, perché nella nostra miseria, nel nostro mendicare cisterne screpolate, nel nostro disperato bisogno/potenzialità di identità ferito dal peccato cerca sempre cisterne screpolate di fondare il sé nel sé.
Il Santo Padre lo spiega proprio nella Evangelii gaudium al n° 93
“La mondanità spirituale, che si nasconde dietro apparenze di religiosità e persino di amore alla Chiesa, consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana ed il benessere personale.”
Sarebbe dunque un errore, anche grave, che esso venga riconosciuto come prerogativa di un gruppo soltanto, magari quelli che affettatamente diciamo “tradizionalisti”, rigidi e farisei, perché tale dramma vocazionale investe tutti, anche chi paradossalmente si fa forte di una visione progressista. Anzi, ancor più.
Ogni volta, ad esempio, in cui ci sono connotati fortemente antropocentrici rivestiti di spiritualità lì è presente la mondanità spirituale. Tanto più quando, in nome di un distorto e manipolato sensus fidei si fa dire alla carnalità qualcosa di patinatamente spirituale. Questa è una truffa.
La Mondanità Spirituale è appunto una truffa ben confezionata che si fa a sé, ai fratelli e alle sorelle, alla comunità tutta. La Mondanità Spirituale è mercato.
È il primo segno, drammatico, della cultura dello scarto.
Invece il primato ce l’ha sempre la Grazia, il dono.
E ciascuno di noi - se onesto, ed obbediente al dono del Battesimo - segue i passi di Giovanni Battista nella propria vita, sia per sé, sia per i fratelli, e cammina desiderando quell’unica vocazione che abbiamo e cioè
che Cristo si accresca (e Regni) nella vita della Chiesa, di volti concreti, di occhi, di mani, di cuori e che noi si possa diminuire.
E qui ci aspetta, colma e traboccante, la Gioia.
Paolo Cilia
Paolo Cilia