«Non ci può essere ecumenismo che non sia radicato nella preghiera». Questa «è e rimane il cuore pulsante di tutto il cammino ecumenico», perché attraverso essa testimoniamo che «noi esseri umani non siamo in grado di creare l’unità», anzi «sappiamo solo provocare divisioni, come dimostrano la storia e il presente». Lo ha detto il cardinale Koch presiedendo nella mattina di giovedì 6 ottobre, nella basilica di San Pietro, la celebrazione eucaristica con la Commissione internazionale anglicana - cattolica romana per l’unità e la missione (Iarccum). Nata nel 2001 per tradurre in passi concreti il grado di comunione spirituale raggiunto dalla Commissione internazionale anglicana-cattolica (Arcic), questa realtà di dialogo ha organizzato dal 30 settembre al 7 ottobre l’iniziativa «Nuovi passi su un antico pellegrinaggio: insieme da Canterbury a Roma». Dopo due giornate in Inghilterra i partecipanti hanno raggiunto Roma la sera di lunedì 3. Mercoledì 5 hanno partecipato al simposio alla Gregoriana e ricevuto il mandato missionario durante la celebrazione dei vespri al Celio. Giovedì mattina si sono ritrovati in Vaticano. Al termine hanno preso parte alla preghiera guidata dall’arcivescovo Welby sulla tomba di San Pietro nelle G ro t t e . Durante la celebrazione in basilica il cardinale Koch ha preso spunto dalle letture del giorno per soffermarsi sull’importanza della preghiera di supplica: quel «chiedete e vi sarà dato» con cui Gesù invita ad avere fede nella forza della preghiera. La quale, ha spiegato, «in ultima analisi, non significa altro che riconoscere la nostra povertà ponendoci completamente nelle mani del Padre». Del resto, ha aggiunto citando sant’Agostino, «l’umanità è mendicante di Dio». Certo, il cardinale Koch si è detto consapevole che «ci sono naturalmente anche strani mendicanti» i quali «si comportano come se fossero dei ricchi, che sono orgogliosi e ribelli». Però la loro questua non ha alcuna utilità. «Allo stesso modo, i cristiani che pretendono di non aver bisogno dei doni di Dio, sono caricature di sé stessi. Il vangelo di oggi però — ha rimarcato — ci invita a riconoscere di nuovo che siamo mendicanti e che la più autentica preghiera di supplica è il grido di angoscia, l’sos lanciato nel suo significato originario save our souls, “salvare le nostre anime”». Il celebrante ha quindi ripercorso le tappe più significative del cammino ecumenico, avviato proprio con l’introduzione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, promossa da Paul Wattson, anglicano statunitense in seguito passato nella Chiesa cattolica, e con la conferenza missionaria mondiale di Edimburgo, in Scozia, nel 1910, in cui il vescovo missionario anglicano Charles Brent si spese per il superamento delle differenze di dottrina che ostacolano l’unità.
© Osservatore Romano - 7 ottobre 2016