La maggior parte degli esegeti sono presumibilmente onesti nelle loro ricerche ma ogni essere umano, compreso il sottoscritto, è in un qualche modo condizionato dalla fede o dall’ideologia all’interno della quale è stato formato. Questo è vero sia per chi proviene da ambienti religiosi, sia per chi è stato istruito in ambienti laici e che, proprio per questo motivo, si illude di essere e si dichiara libero da precomprensioni. L’ateismo nella ricerca storica è di fatto una precomprensione non meno condizionante della fede. In esso infatti si trovano giudizi emessi prima dell’analisi dei fatti, per cui non possono esistere vere profezie ma soltanto profezie post-eventum; non possono accadere miracoli ma soltanto fenomeni che la scienza per ora non può spiegare. Questi sono soltanto alcuni esempi di un approccio ateo alla realtà che, come accade in ogni altra ideologia, contiene assiomi non dimostrati sui quali è costruita la spiegazione della realtà. Alle ideologie liberali che influenzano la ricerca odierna va associata ad esempio la moda affermatasi in alcuni circoli di sostituire nella qualificazione dei vangeli l’aggettivo “canonico” con il participio “canonizzato”. A prima vista non sembra esserci grande differenza tra le espressioni “vangelo canonico” e “vangelo canonizzato”. La nuova dicitura tuttavia è malata di una sorta di precomprensione anti-ecclesiale, la quale sospetta un’ingiustificata arbitrarietà e una sorta di abuso di potere da parte delle autorità che scelsero i vangeli da usarsi nelle varie comunità per la formazione dei fedeli. Per quale motivo tuttavia le chiese avrebbero dovuto accogliere indiscriminatamente ogni genere di materiale riguardante la vita di Gesù e dei suoi seguaci? Le comunità di credenti non avevano forse il diritto di scegliere alcuni scritti in base alla loro provenienza (almeno supposta) o al loro contenuto? Caratterizzato dallo stesso stile, un altro classico esempio di pregiudizio ideologico che influenza il linguaggio della ricerca è la sostituzione della denominazione “cristiani” con la dicitura Jesus Movement. La prima viene dal NT (cf. At 11,26; 26,28) la seconda è una moderna invenzione priva di attestazioni antiche; non si capisce quindi perché essa dovrebbe essere considerata più scientifica della prima.
Personalmente, al di là di ogni tipo di ideologia, non credo si possa ricostruire un Gesù storico molto diverso da quello dei vangeli canonici.
Matteo Munari (Correggio, 1973), frate minore, ha emesso la prima professione nel 1997 e la professione solenne nel 2001 nella Provincia di S. Francesco dei Frati Minori dell’Umbria. È stato ordinato sacerdote nel 2005. Ha conseguito il Baccalaureato in Teologia nel 2003 presso l’Istituto Teologico di Assisi. Ha conseguito poi la Licenza (2008) e il Dottorato (2012) in Scienze Bibliche e Archeologia presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, dove attualmente insegna Esegesi del Nuovo Testamento e Aramaico Targumico.