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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

Pubblichiamo stralci di una delle relazioni tenute al convegno di studi "Filosofia, cristianesimo e capitalismo:  dal pensiero francescano medievale alla modernità" che si è svolto presso lo Studio filosofico-teologico cosentino di Rende.

di Marco Asselle

Un elemento che influì sulla scelta di una sensibilizzazione sociale dei terziari francescani nella Francia di fine Ottocento fu il fatto che Leone XIII, sensibile alle necessità dei poveri, vedeva nell'applicazione della spiritualità francescana una soluzione alla lotta di classe e i valori francescani come basi sicure dell'armonia fra i vari ceti.  A questo proposito, rilevante centralità aveva il Terz'ordine francescano, nel quale era individuato lo strumento preferenziale per diffondere una pietà francescana che poteva esercitare una benefica influenza, come aveva fatto nel Duecento. È interessante vedere come in epoche diverse si sia fatto riferimento al francescanesimo per rispondere alle esigenze del periodo:  con Leone XIII c'era il problema della questione operaia e il francescanesimo poteva dare una risposta in quanto sensibile a valori come il lavoro e la povertà; con Benedetto XV il problema era la guerra, e anche lì il francescanesimo era chiamato in causa in quanto portatore della dimensione della concordia.

Inoltre, in quegli anni il Terz'ordine francescano conobbe un incremento straordinario di adesioni; diversi furono i fattori, ma in particolare ne segnaliamo tre:  un forte appoggio papale, in quanto sia Pio IX che Leone XIII furono terziari; la restaurazione del Primo Ordine nei suoi vari rami; un'ondata di simpatia verso san Francesco che partiva dagli ambienti intellettuali. Altro fattore fondamentale fu l'utilizzo della stampa. Tra le principali riviste che testimoniarono il cambiamento troviamo il mensile di studi sociali "Le XX siècle", fondato a Marsiglia nel 1890 dai membri dell'Association catholique de la jeunesse française in Provenza; la rivista "Justice Sociale" fondata a Bordeaux nel 1893; la "Revue Franciscaine" fondata nel 1870, quale filiazione dell'"Année Franciscaine", già attivo dal 1862, dai religiosi della provincia di San Ludovico, a quel tempo appartenente al gruppo dell'osservanza.
Il Terz'ordine francescano, però, aveva perso quella rete di relazioni sociali che l'aveva caratterizzato nel Duecento e si era ridotto a essere una pia confraternita dedita alle opere di pietà.
Questo aspetto emergerà con prepotenza anche da affermazioni di frati francescani come Jules de Sacré-Coeur, che diventerà responsabile generale del Terz'ordine per tutta la Francia, il quale, in occasione del congresso di Reims del 1896, sostenne che "questa associazione è una pia e innocente confraternita nella quale non c'è altro da fare che pregare i suoi dodici pater ed esternare qualche esortazione sull'umiltà o sulla mansuetudine".
Anche da parte degli organi di stampa i giudizi non sono meno severi. La rivista sociale "Le XX siècle", per esempio, in un suo articolo del febbraio 1893 riportava che "malgrado l'immensa autorità sociale di cui esso personalmente gode nel mondo, il Terz'ordine francescano attualmente non copre alcun spazio apprezzabile sia negli studi che nelle opere sociali (...) È così lontano dall'essere una scuola sociale al punto che il suo nome è sconosciuto alla stampa e alle riunioni popolari. Sul terreno pratico, nel quale copre i primi posti per quanto riguarda le opere di pietà, è invitato a ritirarsi discretamente sul piano delle opere sociali che ignora".
Resta comunque vero che il Terz'ordine operava un'azione indiretta, nel senso che molti suoi membri, a titolo personale, si impegnavano nelle questioni sociali.
Il tentativo che si fece per modificare l'impegno culturale del Terz'ordine francescano avvenne attraverso congressi, pellegrinaggi, pubblicazioni nei quali si formavano i terziari a una sensibilità verso i problemi economici e sociali dell'epoca. In particolare si affrontavano i temi inerenti l'usura, la lotta contro l'individualismo i cui rimedi potevano essere identificati con le società cooperative, i sindacati, le casse rurali.
I primi congressi furono quelli di Paray-le-Monial nel 1894 e di Limoges l'anno successivo; furono organizzati dal Terz'ordine di obbedienza francescana ma con Limoges, visto un certo interesse da parte dei cappuccini a questi temi, si pensò di coinvolgere anche quello di obbedienza cappuccina. Questa scelta fu salutata da entrambe le famiglie con entusiasmo e così si decise che da quel momento in poi ci sarebbe stata un'alternanza nell'organizzazione dei congressi.
L'incontro successivo, quindi, tenuto a Reims nel 1896 fu gestito dai cappuccini. Già in tale occasione si cominciarono, però, a intravedere le divergenze di vedute circa la questione sociale. Divergenze che si fecero ancora più chiare nell'anno successivo al congresso di Nîmes. Sebbene entrambi riconoscessero l'importanza di combattere i mali dei quali soffriva la società di allora, i rimedi proposti erano differenti.
Secondo i frati cappuccini il rimedio ai mali dell'epoca era di ordine morale e spirituale:  da qui il ritorno alla religione e alle pratiche di pietà. Il rimedio materiale alla miseria non doveva essere cercato fuori dall'elemosina che, in quel periodo, si realizzava attraverso le società di mutuo soccorso e dalle corporazioni. Quindi non si trattava di cercare soluzioni nelle riforme di natura socioeconomica, come facevano i socialisti - termine con il quale venivano biasimati i francescani - ma di partire da una riforma individuale e morale della persona. Questo era il carisma dei figli di san Francesco, che non era affatto un sociologo. Inoltre, tale posizione era in linea con l'enciclica Rerum novarum e col pensiero di Leone XIII, il quale amava dire che la religione ha la virtù di dirimere le controversie tra ricchi e poveri e di rinsaldare l'unione delle due classi, fino al punto di unirle in un legame di vera amicizia.
In altre parole, si diceva che nei congressi organizzati dai francescani ci si era occupati più delle opere sociali che dell'amore di Dio, più di come unire gli uomini che dell'amore del prossimo; si rischiava di dimenticare che le opere sociali, buone in sé, dovevano essere messe in relazione con le leggi, l'ordine e il metodo della vera carità cristiana se si volevano ottenere i risultati sperati. Ci si era più preoccupati sul "come" svolgere l'azione sociale e meno sui "perché", sulle finalità. Si diceva che il "voler fare una unione attraverso le opere è una chimera. Senza i principi, un accordo per mezzo delle opere non dura che un momento". Da questo punto di vista i cappuccini, in particolare nella persona di Prosper de Martigné, ministro provinciale di Parigi, erano in linea con le idee di du Pin nel ricercare un sistema dottrinale nel quale inserire le diverse iniziative sociali.
In particolare, però, la corrente dei cappuccini era vista come erede di una visione conservatrice, forse riconducibile all'Opera dei circoli di De Mun, nella quale si difendeva una concezione piramidale della società che si richiamava all'ancien régime.
I francescani, per contro, sostenevano che i mali di cui soffriva la società non fossero di natura morale e individuale, bensì di ordine sociale. Di conseguenza solo i rimedi di questo tipo potevano apportare delle soluzioni efficaci; da qui la loro insistenza a difendere la scienza economica e la sociologia. Per loro la conversione individuale era impossibile all'interno di un disordine sociale, e quindi i cappuccini dovevano smettere di parlare di temi di sociologia usando le categorie della mistica, o di economia politica tramite i principi della direzione spirituale.
Se le posizioni dei cappuccini si richiamavano al pensiero di De Mun, quelle dei francescani avevano un'impronta più popolare, in linea con il pensiero di Harmel.
In altre parole, la spaccatura che avvenne all'interno dell'ala sociale del Terz'ordine francescano non fu nient'altro che un riflesso di quello che avveniva nella compagine sociale francese.
L'unione tra le due famiglie tanto decantata a Limoges e a Reims era compromessa. Ovviamente queste divergenze di opinioni stavano avendo come conseguenza quella di arrestare il processo di sensibilizzazione sociale all'interno del Terz'ordine francescano, in quanto creavano confusione su cosa si intendesse per impegno sociale e i dibattiti si collocavano su un livello di principi astratti senza affrontare le situazioni concrete.
Ci fu un ultimo tentativo da parte dei francescani per far sì che il Terz'ordine si impegnasse nell'ambito sociale, e fu il congresso internazionale a Roma nel 1900. Fu presieduto dal cardinale Vives y Tuto, cappuccino, e furono presenti 15.000 pellegrini di ogni nazionalità, di cui 9.000 italiani e 2.000 francesi.
Tutti gli interventi fatti richiamavano gli orientamenti sociali di Leone XIII e si volle riservare un giorno intero per parlare delle opere di carità, delle istituzioni economiche e dell'applicazione dell'enciclica Rerum novarum sulle condizioni degli operai.
Le reazioni non si fecero attendere e le più determinate non arrivarono dai cappuccini, come ci si poteva attendere, ma dal francescano David Fleming, segretario generale del congresso e consulente presso il Sant'Uffizio. La sua posizione fu molto chiara e influì sull'andamento di tutto il congresso:  "Noi chiediamo una riforma morale e spirituale dell'uomo, sapendo che la riforma sociale ne conseguirà come corollario (...) Ora questo mi porta ad un punto sul quale vorrei concentrare la vostra attenzione, e cioè che il Terz'ordine francescano non è una scuola di sociologia, né una organizzazione destinata a promuovere l'economia politica (...) I terziari non devono trasformare il loro ordine in una scuola di sociologia. Coloro che sono chiamati a questo genere di studi e di azioni di cui se ne esagera l'importanza nei tempi attuali, non hanno il diritto di imporlo agli altri terziari. Il Terz'ordine francescano resta quindi quello che è realmente, una scuola di perfezione cristiana".
Il congresso non portò i risultati sperati dalla corrente "sociale" dei terziari. Ma a decretare la fine di un impegno sociale al loro interno fu il momento storico particolarmente avverso, condizionato dalla crisi modernista.

(©L'Osservatore Romano - 17 aprile 2009)