Un luogo comune di chi visita i monasteri benedettini è l’ammirazione (a volte un po’ invidiosa) della prosperità di quei luoghi. Non è però che i monaci hanno scelto i posti migliori, ma che i posti dove l’uomo vive bene diventano floridi e ricchi. Visto che sempre più le aziende cercano di strappare alla “sancta regula” i segreti per far fiorire il mondo, don Massimo Lapponi ci racconta la sua “accademia domestica” per incarnare la Regola in famiglia.di Sabino Sabini
Si parla molto di ”famiglia” che, come sappiamo, in questo particolare momento storico è sotto duro attacco da parte di ideologie e nuovi modelli culturali che ne vogliono snaturare il senso originario conferitole dal Creatore; tante iniziative, anche politiche (come il Popolo della Famiglia), sono nate per sostenerla e restituirle il vero valore fondante della società. Constatiamo sempre di più che ai tempi di oggi non è facile “mettere su famiglia”.
Spesso, soprattutto i giovani, si lanciano in questa avventura se nza un’adeguata formazione. Tante parrocchie organizzano corsi pre-matrimoniali e di orientamento al matrimonio; molti di questi sono validi e ben strutturati, ma tanti sono generici e comunque non lasciano ai partecipanti nozioni pratiche, modelli concreti da adottare e linee guida intorno alle quali impostare la vita familiare; troppo spesso non hanno diretta rilevanza per la vita domestica di tutti i giorni e facilmente possono creare l’illusione che si possa meglio realizzare se stessi nella professione che si esercita fuori casa piuttosto che nella vita familiare. Per rispondere a questa necessità è stata presentata in anteprima nazionale lo scorso 3 aprile, presso l’Abbazia Benedettina di Santa Maria di Farfa (RI), la prima scuola on-line per le famiglie (http://www.abbaziadifarfa. it/formazione.asp) nata da una ispirazione di Don Massimo Lapponi e costruita sulla base della “Regola Benedettina”. Essa si rivolge a persone impegnate nella vita familiare o che si preparano a formare una famiglia, ma anche ai membri delle comunità claustrali, in quanto interessati a trasmettere alle comunità familiari il modello di vita, e le relative competenze, propri delle comunità religiose, e specialmente di quelle che seguono la Regola Benedettina. Il corso ha la particolarità di non avere finalità propriamente teoriche o accademiche, bensì fondamentalmente pratiche, poiché la vita che si svolge tra le mura di un’abitazione familiare non richiede una formazione scientifica teorica o competenze di livello professionale, ma piuttosto, attitudini pratiche, operative e funzionali, senza tralasciare però quelle morali, religiose e pedagogiche. Il percorso formativo offre insegnamenti direttamente finalizzati all’esercizio delle virtù pratiche-lavorative, morali e intellettuali nella quotidiana vita domestica delle famiglie, mediante 12 bellissimi e completi steps, ognuno indicato come una stella:
La corona di dodici stelle
1° stella. Architettura degli spazi: progettazione e arredamento per l’armonia della famiglia
2° stella. Cura della casa: manutenzione e pulizia, utilizzo dei moderni strumenti elettronici
3° stella. Manualità e arte: produzioni artigianali da realizzare insieme
4° stella. Cura dell’ambiente: riciclo e risparmio
5° stella. Cura della terra e degli animali: l’orto, il giardino, gli animali domestici
6° stella. Cucinare in famiglia: l’arte del cibo buono, sano ed economico
7° stella. Giocare in famiglia: giochi educativi e divertenti per grandi e piccini
8° stella. Fare musica in famiglia: formazione musicale, canto e danza
9° stella. Leggere in famiglia: dalla poesia alla letteratura
10° stella. Formazione alla bellezza: calligrafia, scrittura artistica, miniatura
11° stella. Formazione religiosa: come trasmettere la fede ai più piccoli
12° stella. Uscire all’esterno: l’attività sociale e caritativa della famiglia.
Questo progetto intende rivalutare la vita domestica: è infatti l’abbandono e l’incuria della vita comune nell’ambito dell’abitazione familiare la prima causa dell’attuale crisi della famiglia naturale. Partendo da questa analisi Don Massimo Lapponi ha avuto la sua ispirazione che gli abbiamo chiesto di illustrarci: “Nella nostra società si crede che la realizzazione di se stessi, la promozione del bene comune, lo stesso esercizio della carità siano cose che si possono realizzare esclusivamente al di fuori delle mura domestiche e della vita familiare. Chi sta in casa - si pensa - è mortificato nel suo valore di uomo o di donna e nel suo valore professionale, non partecipa al progresso civile e chiude le porte della carità verso il prossimo. Per questo tutti si proiettano fuori casa: il padre, che tradizionalmente è un professionista in carriera, la madre, che non vuole essere da meno, i figli, che i moderni mezzi di comunicazione sollecitano ad ogni momento a slanciarsi nelle attività o nei divertimenti sociali. Nel periodo Pasquale la liturgia ci ha presentato un esempio tutto diverso. Gli apostoli, con Maria, le altre donne devote, i discepoli e i congiunti di Gesù, si ritirano nel cenacolo, dove - come scrive un illustre commentatore – “non potendo seguire Gesù in cielo corporalmente, si impegnano a seguirlo nel loro cuore e a spiccare il volo dietro di lui con il desiderio”. Verrà il momento in cui lo Spirito Santo discenderà sul cenacolo e allora gli apostoli usciranno nel mondo, non però per perdersi nella società esterna, ma per riversare sul mondo quello stesso Spirito che nascostamente li aveva nutriti di sé nel loro ritiro. Questo esempio, offerto a noi dalle letture del tempo pasquale, può servire ad illustrare lo scopo della nostra iniziativa. Noi vorremmo che tutte le abitazioni delle nostre famiglie divenissero dei cenacoli, delle case della nuova Gerusalemme, in cui Dio stesso possa apparire presente a chi le frequenta, cosicché si possa esclamare, con le parole di Giacobbe “Questa è veramente la casa di Dio e la porta del cielo!”.
D. Come ha coniugato questa sua idea con gli insegnamenti di San Benedetto?
R. San Benedetto ha insegnato, nella sua Regola, come si possa realizzare qui in terra una «casa di Dio». Ma perché questo insegnamento dovrebbe riguardare soltanto i monasteri e non invece anche le dimore delle nostre famiglie? Non sono esse nate ai piedi dell’altare? Non hanno ricevuto il sigillo dello Spirito Santo? E anche se, per circostanze avverse, questo è mancato, non dovremmo desiderare di rendere il più possibile presente l’amore di Dio nelle nostre case? Per questo abbiamo sentito la vocazione a chiamare a raccolta le famiglie e ad invitarle alla scuola di San Benedetto, quella che egli stesso chiama “scuola del servizio divino”, ma che potremmo anche chiamare “scuola di una vita felice vissuta insieme nella luce di Dio”.
D. Una scuola per tutta la famiglia per crescere insieme in consapevolezza. Una scuola resa on-line perché possa permettere a tutti di partecipare senza tralasciare i propri compiti familiari?
R. In questa scuola non si è mai diplomati, si è sempre alunni. Non si va in un edificio pubblico, si rimane in casa. Non si trascurano i lavori domestici e la vita familiare per il titolo di studio e per la carriera professionale, ma i talenti naturali e acquisiti sono messi al servizio, prima di ogni altra cosa, della comunità familiare. Non si trascurano i figli per amore del successo professionale fuori casa, ma piuttosto si rinuncia al successo professionale per amore dei figli. Non si trascurano i genitori e i nonni per il divertimento con gli amici o per gli impegni sociali o anche di carità, ma si sa gioire soprattutto della compagnia dei propri cari e si impara il lavoro sociale o di carità praticandolo prima di tutto verso i membri della propria famiglia.
D. Quindi famiglia come scuola di valori sani che possano poi essere irradiati nella società?
Come avvenne con gli apostoli, lo Spirito Santo ci porterà certamente ad irraggiare nella società quella vita di carità che avremo praticato nelle nostre case alla scuola di San Benedetto. Ma ciò non senza aver prima trasformato le nostre abitazioni in cenacoli, in cui, come gli apostoli insieme a Maria, sappiamo preservare la presenza viva di Gesù nell’attesa dello Spirito Santo per la vita del mondo.
D. Una bella sfida nella società attuale!!
R. Purtroppo i costumi oggi universalmente diffusi portano tutti a trascurare la vita dentro casa e perciò quella vera e profonda educazione dei cuori che per San Benedetto è immensamente più importante sia dei titoli scolastici, sia di tutti i successi esteriori. Il risultato è che si lasciano penetrare nelle case quei modi di parlare, di sentire e di comportarsi, quelle letture, quegli spettacoli, quelle musiche, quei cattivi esempi con cui oggi si tenta di corrompere il cuore di giovani e adulti e di smembrare, con l’abbandono della vita cristiana, l’unità delle famiglie.
D. Per realizzare questo percorso formativo e questo modello di scuola on-line avete coinvolto le famiglie?
Sì, abbiamo voluto radunare molte famiglie per cercare di realizzare insieme a loro un programma di vita quotidiana che ridesse centralità alla vita domestica e la rendesse fonte di vera realizzazione umana. Ma l’esperienza ci ha fatto comprendere quanto impegno e quante preziose competenze e capacità richiede la cura efficace di una buona vita familiare. Altro che sprecata è una laurea per chi lavora in casa! Al contrario: ce ne vorrebbero dieci - o meglio dodici! - di lauree per poter essere casalinghe - e “casalinghi”- veramente competenti! Allora ci siamo detti che non bastano un incontro al mese in Abbazia e un campo scuola durante l’estate. Bisogna creare una scuola per le famiglie, ma una scuola diversa dalle altre, nella quale siano raccolti insieme gli insegnamenti di tutte le principali conoscenze e abilità che la trasformazione di una casa di oggi in una casa di Dio necessariamente richiede. Ed ecco, dunque, che, dopo una preparazione lunghissima e un lavoro infinito, finalmente la nostra scuola online per le famiglie vede la luce! L’abbiamo chiamata: “La corona di dodici stelle”, perché, senza volerlo, ci siamo trovati ad enumerare dodici insegnamenti, tutti necessari per far rifiorire la vita delle nostre famiglie per la felicità dei loro membri e per il vero bene della società, e ci è venuto spontaneo metterli sotto l’insegna delle dodici stelle che adornano il capo di Maria. Grazie don Massimo e grazie anche ai suoi collaboratori per la realizzazione di questa scuola per le famiglie, strumento unico nel suo genere e davvero utile e funzionale alla salvaguardia della famiglia naturale basata su Cristo.
© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 27 aprile 2016
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