
È Pane per nutrire
È Sangue per dare vita
È Carne per la nostra carne malata e ferita
È Logos per orchestrare con ordine e giustizia
È Bellezza per rendere casti
È Inabitazione per trasformare e trasfigurare
È ciò per cui siamo creati e ciò che possiamo essere
È vista per vedere il Padre.
Oh Dio, oh Santo Spirito, che per sola Tua Grazia sei in noi
rendici capaci di accogliere il Verbo fatto Carne
ed avere occhi solo per il Padre
e dare alla Santissima Trinità perfetta e semplice Unità,
gioia e gloria.
Amen, Amen, Amen, Alleluia!
“La partecipazione poi all'Eucaristia, sacramento della Nuova Alleanza (cf 1 Cor 11,23-29), è vertice dell'assimilazione a Cristo, fonte di « vita eterna » (cf Gv 6,51-58), principio e forza del dono totale di sé, di cui Gesù secondo la testimonianza tramandata da Paolo comanda di far memoria nella celebrazione e nella vita: « Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga » (1 Cor 11,26)”. (Veritatis Splendor 21)
Giovanni ci racconta quello che dice Gesù testualmente, alla luce anche di tutta la sua esperienza, alla fine del “discorso sul il pane di vita”.
Alla animata discussione dei Giudei, Gesù afferma e ribadisce, semplicemente e concretamente, senza badare al politicamente corretto e ad una untuosa diplomazia, che Egli è il dono; la Vita; il Pane.
Gesù non sfrutta la popolarità del momento, tanto meno ammorbidisce i toni per compiacere. Non cerca il consenso dell'audience anzi con libertà afferma:
“…Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna…”.
“Bere il sangue”... non si poteva pensare a una frase più immorale per gli ebrei del tempo. Quale uomo poteva dire questo della propria vita. Era uno dei modi che la Trinità ha scelto per manifestare la divinità del Verbo incarnato e per donare a noi la Vita della Vita.
Dire sangue era come dire vita, tanto che, ad esempio, agli animali durante la fase della macellazione veniva fatto uscire tutto il sangue e ancora gli ebrei guardavano con ripugnanza i pagani che mangiavano la carne senza aver fatto lo stesso loro procedimento.
Quando Gesù dice di “bere il suo sangue” sa benissimo di irritare, scandalizzare, inorridire i suoi ascoltatori.
Poteva dire le stesse cose in maniera più soft, adattarsi agli uditori, evitare di scandalizzare?
Molti di noi pur di non contraddire, pur di non scandalizzare, per omologarsi, mendicanti di autostima e di "piacioneria pastorale", basata sulla comunicazione superficiale, sull’apparire, non avremmo mai usato un tale linguaggio.
L'imperativo categorico di oggi, il dogma carsico di tante scelte pastorali, è la fama: assolutamente devi piacere!
Di questo i mezzi di comunicazione cercano di convincerti costantemente e di incastonarti su una comfort zone pastorale. "Tutti, tutti, tutti" per evitare di discernere. "Tutti, tutti, tutti" per evitare di porre un discrimine, proprio per il bene di tutti.
E così la piacioneria e la mollezza diventano un nuovo luogo di abuso del Bene e delle anime a noi affidate. Si badi bene che è una melma in cui siamo immersi e che ci condiziona grandemente, anche nella Pastorale.
Perché contraddire, perché dire cose che agli altri potrebbero non piacere e poi “Chi ce lo fa fare?”.
I massmedia diventano, spesso, occasione di distrazione di massa dall'unica vera sete di libertà e di pienezza che vive nel nostro cuore. La sindrome di don Abbondio diventa lo stile assunto con la mollezza dellignavia e dell'accidia e la comunicazione massmediale distrae ad arte, in tanti modi; con la vanità, il dramma, la violenza, il politichese, il gossip; confondendo il relativo con l'essenziale. Mischiando le carte dell'onesta autocoscienza. Inebetendo gli animi.
Occorre molta disciplina e soprattutto il riferimento costante al Pane della Vita Eterna e al fare nostro l'agire di Cristo e il Suo desiderio di piacere al Padre.
Gesù infatti è l'uomo. È libero. E libera, l'unico che lo fa.
Perché Egli è la libertà che cammina nella Verità e che illumina ogni relativismo e ogni vanità dell'uomo.
Solo chi è libero aiuta ad essere liberi. Gesù è la Libertà; l'unica.
Ecco perché ribadisce, oggi come allora: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui."
Non ci sono scorciatoie, metodi, esoterismi, tecniche.
Ma l'umiltà di mettersi in ginocchio davanti al sacerdote. Confessare i propri peccati.
Accogliere Cristo Gesù Pane di Vita Eterna.
Per fare questo non serve essere dotti, né potenti, né una poltrona, né fama, né gloria. Occorre essere veri e riconoscere Gesù come Signore della propria vita. Di ogni istante.
Ed avere di Lui la sete sponsale che alberga nelle midolla del nostro cuore. Quella sete che da sé stessa giustifica l'esistenza nostra e la può portare a compimento se incontra il vero pane e il vero vino.
Non è un bene "commerciale", non si può comprare, non si può addomesticare, non si può manipolare. Il Pane di Vita e la scelta eterna di Cristo di spezzarsi per ciascuno di noi.
Si può solo adorare, lodare, desiderare e accogliere con il sì!
Questo è il corpo di Cristo.
Dunque rispondiamo ora e non solo durante la Santa Messa,
Amen! Sì Signore. Lo credo. Lo so. Lo desidero. Cado in ginocchio davanti a te che per primo ti sei messo in ginocchio davanti a me, che sono indegno e peccatore.
Sia lode al Tuo nome in Eterno.
Francesca e Paul