di MARCO RONCALLISi tratta di una raccolta di contributi, diversi per taglio e argomento - che abbraccia i campi preferiti di Piccirillo, dall'archeologia bizantina a quella islamica, dai mosaici all'epigrafia, dal restauro alla museologia, dalla storia alla geografia biblica - scritti nelle quattro lingue da lui usate quotidianamente (italiano, francese, inglese, arabo). Fra l'introduzione, colma di gratitudine, del Principe al-Hassan bin Talal di Giordania e il testo finale del Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa (riportati parzialmente in anteprima in questa pagina), si alternano scritti di grande interesse, scaturiti da un incontro accademico (ma non solo) svoltosi il 9 novembre 2009, quando a Gerusalemme, da luoghi lontani come l'Irlanda e l'Emirato di Sharjah, studiosi e amici di Piccirillo si riunirono su invito del Centro Svedese degli Studi Cristiani - Bilda, dello Studium Biblicum Franciscanum e del Centro Studi del Patrimonio Cristiano in Terra Santa del Patriarcato Armeno-Ortodosso. Così, Dauphin evidenzia qui con originalità la "teologia della Creazione" e la "storia della Salvezza" che Piccirillo "giardiniere del Signore" vedeva riflessa nei mosaici bizantini con l'aiuto di originali intuizioni e chiavi di lettura trovate dentro antichi inni liturgici.
Hamarneh, invece, richiama gli scavi di Piccirillo nel Regno Hashemita: a Umm ar-Rasas, a Madaba, sul Monte Nebo, non dimenticando con i meriti scientifici del suo maestro ("perché Michele non era una specie di rabdomante", bensì uno studioso che "metteva alla base di tutto un serio lavoro di ricerca storica basata su un attento esame delle fonti"), le opportunità da lui create a beneficio di molti, soprattutto grazie al Franciscan Archaeological Institute sul Nebo. A questo Centro dedicano il loro intervento - in questa raccolta - Gianfranco Micalizzi, Carmelo Pappalardo e Franco Sciorilli che dopo la morte di Piccirillo hanno raccolto l'eredità del restauro e della nuova copertura del Memoriale di Mosé. Continuando la rassegna dei contributi ecco ancora Dauphin che insieme a Qutaiba al-Dasouqi descrive l'uso delle nuove tecnologie care a padre Michele: come i Gis, i sistemi informativi geografici applicati al complesso ecclesiastico di Santo Stefano nella steppa a sud-est di Madaba. Oppure ecco l'articolo di Catreena Hamarneh a dar conto dei progressi della Madaba Mosaic School, altra "creatura" del francescano, in particolare circa l'Istituto di Restauro dell'Arte Musiva e la formazione di una rete regionale di operatori. Né mancano saggi rilevanti come quello di Émile Puech sull'epigrafia cristiano-palestinese della Giordania che recupera molte iscrizioni inedite scoperte da Piccirillo ("un vecchio amico - scrive - che mi ha spesso affidato il compito di studiare i testi da lui scoperti "). A seguire un resoconto di Osama Hamdan sui lavori di conservazione in corso in alcune aree della regione di Nablus, come nel villaggio di Sabastiya; il testo di padre Eugenio Alliata sul Museo dello Studium Biblicum Franciscanum che ha ricevuto particolari attenzioni da Piccirillo (ne fu direttore dal 1974 al 2008), quello di Carla Benelli circa il progetto di avvio e sviluppo dell'artigianato della madreperla a Betlemme, ennesima iniziativa voluta da padre Michele per valorizzare - con un museo e un laboratorio - un patrimonio locale e far crescere una nuova generazione di artigiani.
(©L'Osservatore Romano 20 ottobre 2011)