“«Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.” (Dal Vangelo della Santa Famiglia, Lc 2,41-52)
La Famiglia di Nazareth ha due sposi di eccezione: Maria Immacolata, progrediente di santità in santità nel dono ricevuto ("serbava tutte queste cose meditandole nel Suo Cuore" Lc. 2,19) e Giuseppe, uomo giusto davanti a Dio, affidabile, fedele, silente, generoso e pronto a tutto (Papa Francesco, Udienza generale 1 dicembre 2021 vd qui).
Eppure questi due colossi unici di santità e grazia non comprendono le parole adeguate e giuste del giovane Gesù.
Bene, proprio questa “non comprensione” è l’aspetto più importante del loro peregrinare nella fede, sia personalmente che come sposi.
La non comprensione in noi genera fughe, addomesticamenti, manipolazioni, ribellioni, mormorazioni, palliativi ed edulcorazioni di ogni genere, intellettualizzazioni, psicologismi, analisi sociologiche, proiezioni, vanità.
In loro, in Giuseppe e Maria, genera lo “stare con Gesù”.
E questo “stare con Gesù”, non comprendendo, permette a Gesù di crescere in età e grazia a Nazaret, cioè con caratteristiche nascoste ben precise, e permette a Gesù di servirli meglio, stando sottomesso. Gesù cresce tra loro, Gesù cresce in loro, Gesù cresce per loro. Lo stare sottomesso di Gesù è il permettere a Dio di fare Dio per te; il primo peccato è quello infatti che non permetti a Dio di essere tale per te, nella tua storia, nel tuo coniugio, nella tua vita familiare.
C’è dunque più santità ed amore in questo “non comprendere” che in tutto ciò che Maria e Giuseppe hanno compreso,
perché nulla, ma proprio nulla,
è più grande dello “stare” con Gesù, nella resa di sé (personale e come coppia) e nel non cercare la soddisfazione dell’intelletto che cercare, piuttosto, la soddisfazione profonda di un cuore umile e obbediente.
Il cuore diventa veramente “scientifico” perché vede, ciò che vede, nello Spirito Santo e, sovente, nell’aridità del deserto e nella lingua secca attaccata al palato, incapace di parlare, come un coccio arso dal sole (Sl. 22,16); in cui le lacrime sono la sola irrorazione (Sl. 42,4).
E come ha scritto un nostro collaboratore: “Ecco perché la Sacra Famiglia è "sacra". Non solo perché ha Gesù, non solo perché "custodisce" Gesù, ma anche perché lo fa crescere dentro di sé come la cosa più preziosa nell'incipit e nell'orizzonte delle "cose" del Padre.
Qui, nella custodia e nell'occuparsi delle "cose" del Padre con e come Gesù, sta la vocazione di ogni famiglia che diventa anch'essa "sacra" tanto quanto rispetta questa chiamata e dunque, in definitiva, rispetta sé stessa.”
Occupiamoci dunque, con Gesù, magari non comprendendo, anche noi delle cose del Padre (Lc. 2,49). La celebrazione del matrimonio, infatti, sin dai primordi di un fidanzamento secondo Dio, è l'occuparsi delle "cose del Padre". E non sono cose che si acquisiscono per catechesi ma per chiarore, scelta e per osmosi testimoniale.
È il perno, l’onore, il compito e la gioia profonda, di ogni famiglia. Altrove c'è dissipazione e smarrimento ma Gesù, perso e ritrovato, ri-centra sempre il significato e il senso primigenio di ogni famiglia: occuparsi con Gesù delle cose del Padre.
PiEffe