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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

Dal libro Giovanni Colombo. Scritti sul Manzoni (Milano, Jaca Book, 2009, pagine 160, euro 16) pubblichiamo alcuni stralci dell'introduzione del curatore.

di Inos Biffi

Alessandro Manzoni è stato per Giovanni Colombo il compagno di tutta la vita. A partire dalla fanciullezza:  "Ho terminato le elementari, - confidava - che sapevo tutti gli Inni Sacri e le Odi Civiche del Manzoni a memoria. (...) E amore di vecchia data".
In un'intervista, pubblicata alla fine del volume che presentiamo, alla domanda:  Quando ha cominciato a leggere e ad apprezzare Manzoni, rispondeva:  "Risalendo a ritroso l'erta degli anni, ricordo che nel Natale del 1912, a dieci anni, mio padre mi regalò I Promessi Sposi. Da allora, quel libro fu il compagno prediletto nella mia vita. Il merito, però, è tutto di una suora, suor Maria Michele Carando, intelligentissima, che aveva il carisma di educare il cuore dei ragazzi, rispettando la loro libertà di scelta. Nella scuola ci incantava con la sua particolare capacità di raccontare:  era persuasa che anche la memoria dei fanciulli va esercitata, e pertanto spesso ci esponeva qualche episodio del romanzo del Manzoni e ci rammentava i versi più significativi delle sue liriche, certa che l'avvenire avrebbe provveduto a supplire l'integrale comprensione che allora non possedevamo. E indovinava. Da quel Natale, il Manzoni con il suo romanzo e con le sue poesie non mi abbandonò più".

Lo avrebbe letto e scrutato a fondo, ammirando in lui la mirabile riuscita poetica e il perfetto carattere cristiano della sua opera, pur riconoscendone le complessità e gli squilibri interiori.
A Giovanni Colombo appare innanzitutto chiaro il fondamento unificante e profondo della "personalità grande e poliedrica" del Manzoni, ossia il suo amore alla verità - secondo l'ammonimento:  "Il santo Vero mai non tradir" -, e alla verità quale gli apparve con la conversione cristiana. Secondo il Manzoni "non si può far poesia senza idee":  "idee capaci di suscitare forme nuove - commenta Colombo - e nuovi ritmi musicali perché idee formatrici d'una nuova armonia interiore"; e idee che trovano la loro "fonte prima" nel Vangelo, "in cui Manzoni trovava "il sommo ideale del bello morale"".
Agli Inni Sacri Giovanni Colombo dedica il maggior numero dei suoi saggi e ne risulta un'analisi accurata, grazie alla quale ci si trova iniziati alla comprensione e al gusto dei drammi cristiani in essi rievocati e cantati. "La conversione del Manzoni alla Verità e alla pratica integrale della religione impresse alla sua opera un'orma così profonda e così vitale da poter affermare che la sua vera fisionomia d'artista può essere colta solo nella luce di Cristo. In questa luce cantò Dio agli uomini". Colombo lo fa notare ripetutamente:  la fede ritrovata non ha paralizzato o involuto la lirica manzoniana; al contrario, l'ha liberata e sciolta:  "L'elemento religioso non appesantì l'arte, ma l'esperienza lirica in stato di continua vibrazione infiammò la sua anima di credente. Attraverso il poeta che canta il Manzoni scoprì in se stesso il poeta che prega". Egli appare, così, "il più grande poeta religioso della nostra letteratura".
"Da una salda coscienza religiosa sono sgorgati gli Inni:  non si scopre un Manzoni che cerca, ma si trova un Manzoni in possesso della sua fede - certamente sempre da approfondire - e già penetrato da un sereno intendere la realtà" . D'altronde, "quando la fede si risveglia nell'animo di un poeta, ovviamente egli è portato ad assumere linguaggio ed espressioni ritmiche di là donde la sua fede è germinata e fiorita"; e il frutto è un'autentica poesia:  non l'"oratoria di un apologeta", ma la lirica "di un poeta che rivive la propria intima originalità esprimendola ai molti con la trasfigurazione del dogma inteso non nell'astratto significato dottrinario, ma nel vibrato valore per l'uomo". Manzoni "sa render domestiche le cose più alte della Fede" (Cesare Angelini).
Ma un'intima sintonia poetica e tematica lega il momento degli Inni Sacri con quello del romanzo:  in esso Manzoni raggiunge il "vertice dell'invenzione artistica" - come lo chiamava Colombo, e quella fusione ormai totale fra sentimento e riflessione, che lo pone pienamente "nella regione dell'arte". E quanto ai temi:  quelli degli Inni Sacri, "toccati nella loro specifica forma metrica, sono i medesimi che tornano a scorrere nella libera prosa poetica de I Promessi Sposi", e in particolare ne sono ricordati due:  quello della "provvidenza", e quello degli "umili".
Il volume si conclude con le interviste a Giovanni Colombo in occasione del bicentenario della nascita del Manzoni, dove ricorda i suoi antichi e precoci incontri col Manzoni, e con illuminanti e perspicaci valutazioni commenta le vicissitudini della vita del poeta, mette in luce l'ispirazione che ne ha generato la lirica e il romanzo, e ne delinea i tratti spirituali, tra i quali quello che maggiormente lo attrae è la "rettitudine di coscienza".
Possiamo risentire alcune di queste penetranti valutazioni del cardinale. Della religiosità del Manzoni afferma:  "Consiste nella certezza che la vita individuale e collettiva non è abbandonata al "caso", ma è guidata dalla Provvidenza, la quale non solo illumina la "sventura", ma, pur lasciandola nel suo dolente mistero e magistero, la rende accettabile alla nostra ragione".
Di fatto:  "La religione è nel respiro di ogni personaggio manzoniano:  vi è con naturalezza e familiarità". "Gli Inni Sacri preannunciano il Manzoni che noi conosceremo nel romanzo:  quelle liriche sono quasi il noviziato poetico e nello stesso tempo la stagione entusiasmante del "neofita", cioè di colui che aveva ripreso con baldanza giovanile le pratiche della Chiesa cattolica. La maturità sia artistica che umana nel Manzoni sta tutta nel romanzo"; "Ritengo che la sua intima religiosità in nessun'altra opera meglio si riveli che nel capolavoro:  vi è quella serenità contemplativa, come di chi, da una vetta conquistata con fatica e sudore, può alla fine abbracciare un vasto panorama con sguardo sereno e contento".
"Nessuna opera può gareggiare con esso per la forza orientatrice della fede, forza che piove da un vertice luminoso e tranquillo, cioè dagli occhi stessi di Colui che è "l'autore e il perfezionatore della nostra fede"".
Quanto al "personaggio più cristiano":  "Al primo impulso, potrei indicare Lucia, la mite eroina, che profuma di santità l'intero romanzo, come Enrichetta Blondel riempì di virtù palesi e recondite la casa Manzoni. Entrambe riflettevano le grazie di Maria, la donna più santa del mondo. (...) Tuttavia non ho dubbio di riscontrare il personaggio più cristiano, o come si preferisce da taluni, "più evangelico", in padre Cristoforo", la figura de I Promessi Sposi, dalla quale era maggiormente affascinato il cardinale Newman. In una lettera alla sorella Jemina scriveva di aver fatto del romanzo una lettura deliziosa, aggiungendo in un'altra lettera, a proposito di fra' Cristoforo:  "Il Cappuccino ne I Promessi Sposi ha conficcato nel mio cuore come una freccia".
Ma anche altre considerazioni sparse in queste interviste possono essere raccolte. Per esempio la seguente sulla lingua di Manzoni:  "Càpita per il Manzoni ciò che capitò per Dante:  il suo vocabolario a distanza di anni e di secoli è subito comprensibile, non ha bisogno di essere spiegato e aggiornato". O come direbbe Angelini:  "I Promessi Sposi sono il primo libro uscito in Italia senza una parola che abbia bisogno d'un piè di pagina, d'una giustificazione. Tutti i vocaboli son lì - verdi, freschi, prosperosi (...). Introdotto il popolo nell'arte, ne ha preso anche il cuore e il linguaggio"; nel caso del Manzoni, "dire "arte popolare" è dire nient'altro che l'incanto d'un artista superiore in quanto viene a intonarsi e a comunicare con tutti".
Indubbiamente, questa raccolta di studi manzoniani di Giovanni Colombo prende in considerazione soltanto alcuni aspetti della personalità del poeta e della sua opera:  non sono che dei saggi. E pure, nel loro insieme, offrono una guida ponderata e penetrante a tutto il mondo manzoniano:  ne rivelano lo spirito, ne creano il gusto e fanno presentire tutta l'incomparabile ricchezza dell'"altissimo poeta religioso", e quindi sommamente umano.

(©L'Osservatore Romano - 7 giugno 2009)