Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

Il Vangelo della II Domenica dopo Natale

 

Il Mistero del Natale ce lo ribadisce con insistenza: Dio si è fatto carne. Una verità “scandalosa” quella dell’Incarnazione di Dio, che ci viene ricordata anche in questa seconda domenica di Natale, attraverso il Prologo di Giovanni: il Verbo si è fatto carne e l’umanità di Gesù è l’unico luogo in cui possiamo incontrare Dio.

Così, il Vangelo ci mette ancora una volta in guardia dal rischio che accompagna silente la fede cristiana: collocare Dio al di là delle nubi, ridurlo a un’idea astratta, farne un Signore del cielo invece che un compagno di cammino per la nostra esistenza e, di conseguenza, ridurre la fede a qualche informazione catechistica, a leggi da osservare, a gesti esteriori da espletare per metterci a posto la coscienza.

 

Il Vangelo del Natale vuole invece consegnare la nostra vita a questa verità: Dio è in mezzo a noi, ha piantato la sua tenda nella fragilità del mondo, si è abbassato fin dentro gli abissi della nostra umanità. Perciò, Egli abita lo spazio della tua esistenza e del tempo che vivi e non c’è niente travaglio, fatica, domanda o desiderio di questa vita umana che non appartenga anche al suo cuore. Egli non abita i cieli, ma ha fissato la sua dimora nelle viscere della terra e nella fragile argilla di cui sei impastato.

Se questo è vero, almeno due conseguenze pratiche toccano la nostra esistenza. La prima: Dio non ci parla solo dall’alto, ma anche e soprattutto dal basso e dal di dentro. Dio si mostra attraverso i luoghi feriali della nostra vita, nel volto del povero, nei sentieri fragili della nostra esistenza; Dio parla attraverso i nostri desideri, le domande che ci inquietano, le piaghe spirituali, le debolezze e le ferite che ci segnano. Se non prestiamo ascolto alla nostra umanità, non potremo mai incontrare Dio.

La seconda provocazione che il Vangelo ci consegna è questa: possiamo mostrare il volto di Dio solo se siamo profondamente umani e diventiamo esperti di umanità. Se è Gesù l’unico che svela il Volto di Dio, possiamo annunciare il Vangelo al mondo solo se viviamo la sua stessa umanità, la sua mitezza, la compassione per l’altro, la rivoluzione della tenerezza e dell’amore con cui Egli trasforma e guarisce le relazioni umane. Non è possibile cercare Dio senza metterci anche alla ricerca dell’uomo e senza aprire — nelle relazioni, nella società civile, nella comunità ecclesiale — vie di autentica umanizzazione, fermenti di verità, di giustizia, di pace e di amore.

La rivoluzione del Natale sta tutta qui: diventare in Cristo pienamente umani.

di Francesco Cosentino



© Osservatore Romano - 2-3 gennaio 2019