DA ROMA SALVATORE MAZZA
L’ obiettivo è quello «di aiutare la Chiesa in
un grande rinnovamento che si rende pos sibile solo se si 'ama l’Amato', come in
segna la liturgia, un amore che porta frutto nella vi ta di tutti i giorni».
È questa la prospettiva in cui si muove «La
teologia della liturgia», «primo e fondamentale » volume dell’ Opera omnia
di Joseph Ratzinger, edita dalla Libreria editrice vaticana, co sì come l’ha
inquadrata il cardinale Tarcisio
Bertone, segretario di Stato.
Il libro, assieme al manuale « Joseph
Ratzinger. Opera omnia. Invito alla lettura » curato da Pierluca Azzaro, è stato
presentato ieri pomeriggio a Roma presso l’Ambasciata d’Italia presso la Santa
Sede, presente l’ambasciatore Antonio Zanardi Landi, e con gli interventi di Gianni
Letta, sottosegretario al la Presidenza del Consiglio, Christian Schaller,
di rettore vicario dell’Istituto «Benedetto XVI» di Ratisbona, e Lucetta
Scaraffia, dell’università «La Sapienza» di Roma.
Bertone, in
particolare, ha mes so in risalto come, nell’accettare a suo tempo di
raccogliere tutti i suoi scritti in maniera sistemati ca, aveva ben chiaro «che
doveva valere l’ordine delle priorità seguito dal Concilio e che quindi al
l’inizio doveva esserci il volume con i miei scritti sul la liturgia».
Benedetto XVI, infatti, ammettendo al l’inizio del suo Pontificato che in
quelli preceden ti «la recezione del Concilio si è svolta in modo piut tosto
difficile» per il fatto che «due ermeneutiche contrarie si sono trovate a
confronto e hanno liti gato tra loro», ha proposto riflessioni obiettive che
«non sono sfociate in recriminazioni o lamenti, bensì hanno suscitato ulteriori
domande e dato voce al bisogno di offrire una sintesi, forse ancora embrionale,
delle molte difficoltà vissute dalla Chiesa in questi ultimi decenni».
Un
confronto, per il porporato, «ancora in atto» tra l’ermeneutica della «rottura»
e quella della «conti nuità », come ha detto il Papa «con la consueta tra
sparenza, semplicità e chiarezza che lo contraddi stinguono, così da farsi
capire non solo dagli stu diosi, ma da tutta l’opinione pubblica». Ma il Con
cilio Vaticano II (sono le parole di papa Ratzinger nel discorso del 20 dicembre
2005, citato da Berto ne) «se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giu sta
ermeneutica, può essere e diventare sempre di più una grande forza per il sempre
necessario rinnovamento della Chiesa».
Secondo Letta, nei suoi molti
interventi papa Rat zinger ha saputo «mostrare quanto sia errata l’i dea,
maturata in alcuni ambienti del primo socia lismo, per la quale la parola
solidarietà diveniva la nuova, razionale e realmente efficace risposta al
problema sociale proprio perché in contrapposi zione alla caritas , all’idea
cristiana di amore». Per ché «oscurato il legame che unisce la creatura al
Creatore – ha detto citando una conferenza tenu ta nel 2001 dall’allora
cardinale Ratzinger – svani sce anche ciò che in ultimo legittima l’idea di di
gnità umana; e col venir meno di essa, è tolta alla retta convivenza civile la
fonte alla quale si abbe vera, al sistema democratico la pietra angolare sul
quale si regge».
Del resto, ha osservato Scaraffia, «in tutte le reli gioni e
sistemi filosofici l’essere umano viene per cepito come un essere caduto,
condannato alla sua finitezza», per cui redenzione significa «liberazio ne dalla
finitezza, che come tale è il vero peso che grava sul nostro essere». Ma «a un
mondo che cer ca di liberarsi dalla finitezza con gli strumenti del la
tecnoscienza, che fa della dipendenza la peg giore umiliazione e nega quindi in
questo modo, in nome della totale autonomia individuale», il cri stianesimo
presentato da Ratzinger «risponde mo strando quale è la vera via della
redenzione, l’uni ca attraverso la quale l’essere umano può salvarsi».
© Avvenire - 28 ottobre 2010
Così Ratzinger insegna ad «amare l’Amato»
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