Catechesi Santo Padre

Incontro Cattedrale di Sant AnnaAlle ore 12.40 locali (13.40 ora di Roma), il Santo Padre Leone XIV si è trasferito in auto e successivamente in papamobile alla Cattedrale di Sant’Anna per l’Incontro con i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi, i Religiosi, le Religiose, i Seminaristi e gli Operatori pastorali

Al momento del cambio auto, il Papa ha ricevuto la Chiave d’oro della Città dal Sindaco di Las Palmas de Gran Canaria, la Signora Carolina Darias.

Al suo arrivo, alle ore 15.05 (14.50 ora di Roma) il Papa è stato accolto dal Vescovo di Islas Canarias, S.E. Mons. José Mazuelos Pérez, dal Decano del Capitolo della Cattedrale che gli ha porto la croce e l’acqua benedetta per l’aspersione e da due bambini che gli hanno fatto dono di un omaggio floreale.

Dopo le parole di benvenuto del Vescovo di Islas Canarias e la Lettura del Vangelo, sono seguite le testimonianze di un sacerdote, Santiago Cerrato Cáceres, e la testimonianza della Segretaria Generale per la Pastorale, Enélida Hernández Monzón, intermezzate da un interludio musicale.

Quindi il Santo Padre ha pronunciato il Suo discorso.

Al termine dell’incontro, dopo la benedizione, la consegna di un dono e il canto finale, il Santo Padre Leone XIV si è trasferito a piedi alla Casa Vescovile di Las Palmas de Gran Canaria per il pranzo in privato.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha pronunciato durante l’incontro con i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi, i Religiosi, le Religiose, i Seminaristi e gli Operatori pastorali:

Cari fratelli Vescovi,
cari sacerdoti e diaconi,
religiosi e religiose,
seminaristi,
fratelli e sorelle tutti in Cristo Gesù!

È per me una grande gioia poter condividere questo incontro con voi. Grazie per la calorosa accoglienza, per la vostra affabile presenza e per le vostre testimonianze, che sono il riflesso di una Chiesa viva, nel cui cuore trovano eco «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono» (Gaudium et spes 1).

Vengo in queste isole come Padre e fratello nella fede: «Con voi sono cristiano e per voi vescovo» (cfr Prima Benedizione “Urbi et Orbi”, 8 maggio 2025). Ciascuno di noi ha ricevuto diversi doni e ministeri per l’edificazione del corpo di Cristo, come abbiamo ascoltato nella lettura dalla Lettera agli Efesini. E questa è la chiamata del Signore che oggi risuona nuovamente nei nostri cuori e conferma la nostra vocazione e missione: costruire insieme la Chiesa fondati su Cristo, la «pietra angolare» (cfr 1Pt 2,6-8), edificare nel bene, armonizzare le nostre differenze e lavorare uniti a favore di tutti (cfr Magnifica humanitas, 11-14).

Vorrei che riflettessimo insieme su due atteggiamenti della nostra vita cristiana che dobbiamo tenere presenti per essere “saggi architetti” nella costruzione della civiltà dell’amore (cfr ibid., 236).

Voi, Canari nativi o d’adozione, Popolo di Dio in pellegrinaggio nelle terre circondate dall’Atlantico, avete il privilegio di godere ogni giorno della maestosa presenza del mare. Si dice che negli occhi di un isolano quell’immagine – che ha il sapore della patria e della casa – rimanga impressa nelle pupille in modo perenne, e che se ne senta molto la mancanza quando si è lontani, nell’entroterra. Questo sentimento corrisponde a una sana nostalgia di immensità, di cielo e di mare aperti, che si estendono all’orizzonte senza limiti né confini, e a un cuore sensibile disposto a salutare con una lacrima chi se ne va e ad accogliere a braccia aperte chi arriva. In questo senso, il mare a volte può essere anche sinonimo di distanza e di separazione, di sfida e di cammino da percorrere.

A questo proposito, sant’Agostino ci dice: «È come se uno vedesse da lontano la patria, e ci fosse di mezzo il mare: egli vede dove arrivare, ma non ha come arrivarvi. Così è di noi, che vogliamo giungere a quella stabilità dove ciò che è è […], tuttavia c'è di mezzo il mare di questo secolo. […] affinché avessimo anche il mezzo per andare, è venuto di là colui al quale noi si voleva andare. E che ha fatto? Ci ha procurato il legno con cui attraversare il mare. Nessuno, infatti, può attraversare il mare di questo secolo, se non è portato dalla croce di Cristo» (Commento al Vangelo di San Giovanni 2,2). Questo è il primo atteggiamento che ci guida per navigare nelle acque della vita e raggiungere la meta, la patria celeste: abbracciare la croce di Cristo.

Cari fratelli e sorelle, i santi hanno provato la nostalgia di Dio e, dovendo affrontare le tempeste dell’esistenza, hanno saputo portare Gesù sulle loro barche, hanno confidato in Lui, hanno abbracciato la croce e hanno così placato le onde dell’incertezza e della paura (cfr Mt 8,23-27). Ne è esempio, in queste terre benedette, tra tanti altri, il venerabile Antonio Vicente González, sacerdote diocesano, noto anche come “il buon pastore canario”. La sua vita, trasfigurata dalla grazia divina, ci stimola a portare la croce di Cristo e a seguirlo (cfr Mt 16,24), essendo testimoni fedeli del Vangelo in questo nuovo tempo della storia, non esente da turbolenze e contraddizioni, per giungere così alla meta promessa (cfr Gv 12,32).

 La prima “linea guida”, dunque, è abbracciare la croce di Cristo; e voi, ad esempio, lo fate quotidianamente come cirenei, accompagnando tanti fratelli e sorelle crocifissi dai drammi della vita e aiutandoli a portare i loro pesi. Vi ringrazio per questo generoso lavoro di carità e misericordia.

Vorrei inoltre sottolineare un altro atteggiamento: coltivare una spiritualità eucaristica. Ciò si ricollega all’antica tradizione che si conserva in questa bella cattedrale: la pioggia di petali di fiori davanti al Santissimo Sacramento che si compie il giorno dell’Ascensione, come segno dei beni spirituali e celesti che il Signore riversa salendo al cielo. Quel gesto di devozione, da parte di tante generazioni nel corso del tempo, possiede un significato profondo: meta del nostro cammino è l’incontro con Cristo, centro della vita cristiana verso il quale si piegano le nostre ginocchia in adorazione, attorno al quale ci riuniamo formando un unico corpo e insieme al quale ci offriamo come «sacrificio vivente, santo e gradito a Dio» (Rm 12,1).

Ce lo dice il Concilio: i fedeli, «partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la vittima divina e se stessi con essa così tutti […] mostrano concretamente l’unità del popolo di Dio» (Lumen gentium, 11). Pertanto, coltivare una spiritualità eucaristica significa approfondire «una spiritualità dell’unità ecclesiale nell’amore» (Magnifica humanitas, 234). Facciamo della nostra vita una risposta al desiderio di Gesù: «Perché tutti siano una sola cosa […] perché il mondo creda» (Gv 17,21).

Un modo concreto per manifestare questa spiritualità di comunione è la solidarietà cristiana, perché «l’unione con Cristo è allo stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali Egli si dona» (Benedetto XVI, Deus caritas est, 14). Per questo vi incoraggio a continuare a offrire a tutti l’amore che voi, a vostra volta, avete ricevuto dal Signore (cfr 1Gv 4,19), amore che si fa nutrimento nell’accoglienza, nell’ascolto, nella vicinanza e nella cura dei più fragili: «Perché perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,35-36).

Cara Chiesa in cammino nelle Canarie, seguendo le orme di santità di tanti uomini e donne che vi hanno preceduto, che hanno offerto la loro vita in comunione col sacrificio di Cristo sulla croce, vi incoraggio ad andare avanti saldamente radicati in Lui, per continuare a navigare con coraggio in questo nuovo tempo della storia. Quando incontrerete difficoltà, alzate lo sguardo e chiedete allo Spirito Santo la grazia di vivere uniti nella fede, nella speranza e nella carità, virtù che «sono come tre stelle che brillano nel cielo della nostra vita spirituale per guidarci verso Dio» (S. Giovanni Paolo II, Catechesi, 22 novembre 2000).

Che la Beata Vergine Maria, Stella maris, ci guidi nel nostro viaggio, ci aiuti a “prendere il largo” (cfr Lc 5,1-11) e così giungiamo al porto sicuro dell’incontro definitivo col suo Figlio Gesù Cristo. Grazie!

© Bollettino Santa Sede - 11 giugno 2026